The Italian Sea Group a Marina di Carrara
TISG in Borsa: il titolo crolla del 47,85%, la capitalizzazione scende sotto i 60 milioni
La giornata del 16 marzo 2026 si sta configurando come la più difficile nella storia borsistica e non di The Italian Sea Group. Nel corso della seduta il titolo è sceso fino a 1,06 euro per azione, registrando un ribasso del 47,85% rispetto all’apertura.
Un movimento di questa entità è estremamente raro per una società industriale quotata e assume un significato ancora più evidente se letto alla luce dell’evoluzione della capitalizzazione di mercato del gruppo negli ultimi anni.
Alla quotazione a Piazza Affari, con un prezzo di 4,90 euro per azione, TISG esprimeva una capitalizzazione di circa 260 milioni di euro. Il titolo aveva poi conosciuto una fase di forte rivalutazione culminata nel massimo storico del 22 marzo 2024 a 10,86 euro, quando la capitalizzazione aveva superato i 570 milioni di euro.
Il prezzo di 1,06 euro registrato nella seduta odierna riduce invece il valore di mercato della società a circa 56 milioni di euro, considerando le circa 53 milioni di azioni in circolazione. In termini di valore significa che rispetto al picco del 2024 sono stati cancellati oltre 520 milioni di euro di capitalizzazione, mentre rispetto alla quotazione del 2021 ha perso circa 204 milioni di euro.
Il confronto con precedenti storici della nautica quotata italiana aiuta a comprendere la dimensione della seduta odierna. Uno dei ribassi giornalieri più severi registrati nel settore risale al 2 maggio 2008, quando - secondo le cronache riportate al tempo da MF - il titolo Aicon Yachts, allora quotato a Piazza Affari, perse il 19,8% in una sola seduta, chiudendo a 1,1 euro, dopo due giorni consecutivi di sospensione per eccesso di ribasso. Il movimento registrato oggi da TISG risulta quindi più che doppio rispetto a uno dei casi più significativi della storia recente del comparto nautico in Borsa.
La capitalizzazione attuale colloca The Italian Sea Group su livelli che il mercato attribuisce normalmente a una piccola società industriale, nonostante il gruppo controlli marchi storici della nautica di alta gamma come Perini Navi, Admiral, Tecnomar e Picchiotti e disponga di un patrimonio infrastrutturale rilevante.
Oltre al principale sito di Marina di Carrara, il gruppo possiede infatti anche il cantiere di La Spezia, l’ex stabilimento Beconcini. Considerando entrambe le strutture produttive, The Italian Sea Group dispone complessivamente di circa 224.000 metri quadrati di aree industriali, un patrimonio significativo nel panorama europeo della cantieristica dedicata ai grandi yacht.
A questi valori di mercato si aprono inevitabilmente diverse possibili prospettive. Una prima ipotesi è quella di una stabilizzazione legata al percorso di composizione negoziata avviato dalla società, che potrebbe portare a un riequilibrio finanziario e a un progressivo recupero della fiducia degli investitori.
Non si può tuttavia escludere che il crollo della capitalizzazione riapra riflessioni su scenari alternativi. Valutazioni di Borsa così contenute possono rendere la società potenzialmente appetibile per investitori industriali o finanziari, interessati a rilevare partecipazioni rilevanti o a promuovere operazioni di riorganizzazione del gruppo.
Un’altra ipotesi, che in situazioni analoghe si è talvolta verificata sui mercati italiani, è quella di un delisting, attraverso un’eventuale offerta pubblica di acquisto finalizzata al ritiro del titolo dal mercato, nel caso in cui gli azionisti di controllo ritenessero la quotazione non più coerente con la struttura industriale o finanziaria della società.
La seduta odierna non definisce da sola il futuro di The Italian Sea Group, ma segna senza dubbio un punto di discontinuità nella percezione del mercato. Le prossime settimane, e in particolare gli sviluppi del confronto con creditori e stakeholder, saranno determinanti per capire se il gruppo riuscirà a ricostruire una base di fiducia oppure se si aprirà una fase di ridefinizione più profonda degli assetti societari.
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