Surf a Milano: quando il design prende il mare sul serio

Surf a Milano: quando il design prende il mare sul serio

Surf a Milano: quando il design prende il mare sul serio

Sport

19/02/2026 - 11:57

Fare surf a Milano può sembrare un ossimoro. Eppure, la città ha una lunga connessione con l’acqua: record di patenti nautiche, tre associazioni canottieri, il Parco delle Cave a Baggio, i laghi di Lecco, Como e Maggiore e fiumi che attraversano la città. Fino a buona parte del secolo scorso Milano era una città anfibia, attraversata da navigli navigabili usati per la logistica, poi coperti per fare spazio alle circonvallazioni. E ancora oggi toponimi come Isola, Baia del Re e Yacht City ricordano quell’acqua perduta. Milano è una città di immigrati: pugliesi, toscani, siciliani, calabresi, e più recentemente senegalesi, egiziani, turchi ed eritrei, che portano con sé il mare nella memoria e nell’immaginario. Il “mare-mare” vero è raggiungibile in un’ora e mezza a Recco, o più lontano tramite gli hub aeroportuali verso l’oceano. Nel frattempo, il milanese ha imparato a inventarsi il mare, tra colonie estive, piscine e case al mare, mantenendo viva l’anelito culturale che il mare rappresenta.

Il surf a Milano

In questo contesto nasce il surf milanese. I primi surfisti non erano ragazzi “seri”: erano punk, metallari, paninari, skater, distanti dai circoli nautici tradizionali. Non avevano contatti né con il windsurf né con altri surfisti, ma dopo aver fondato il Milano Surf Clan cominciarono a entrare in contatto con la Liguria, la Versilia e, poi, con tutta Italia.A Milano il surf si sviluppò in modo anomalo, catturando l’attenzione del fashion, della pubblicità e dei media per il suo immaginario “cool”. Ma ciò che davvero lo sdoganò culturalmente fu il design: il surf venne preso sul serio come oggetto estetico e funzionale.

Surf e design: Surfer’sDen

Nel 1999 il Milano Surf Clan si trasforma in Surfer’sDen, con sede fissa, scuola di surf e bar per i soci. È qui che Francesco Aldo Fiorentino entra in contatto con designer come Matteo Ragni e Giulio Iacchetti. Quest’ultimo non è interessato a musica surf, abbigliamento o surfari: ciò che lo affascina è il surfboard, oggetto di design puro, che coniuga estetica e funzionalità, unico ma riproducibile, senza orpelli.

Surph-o-morphe: il trittico di animali marini

Nel 2011, in prossimità della Fashion Week, Giulio Iacchetti propone a Fiorentino un progetto ambizioso: un trittico di surfboard ispirati alla morfologia di grandi animali marini — orca, squalo e delfino. Il progetto unisce surf, design e fluidodinamica morfologica, uscendone però dalla tradizione del surfboard hand-shaped: gli shape sono realizzati con CNC, senza prototipi, e laminati a mano in resina epossidica su EPS.Le pinne vengono adattate, posizionate più avanti del consueto, con squaretail chiusi da un kick per garantire sollevamento e direzionalità ottimale. Tutti i surfboard adottano un V-bottom lungo tutto l’outline. Il risultato sono gli Orca model, Delfino model e Squalo model, raggruppati sotto il nome Surph-o-morphe, rifiniti con verniciatura nitro in carrozzeria da Maurizio David, esperto restauratore di Alfa Romeo d’epoca.Il Delfino model misura 8’4” di lunghezza e 21,5/8” di larghezza. Il trittico viene presentato al Surfer’sDen durante la Design Week 2011, ricevendo nel 2017 la Menzione d’Onore al Compasso d’Oro, partecipando nel 2019 al Design Week End di Marina di Pietrasanta e nel 2025 entrando nella mostra itinerante The Challenge – The Innovation of Italian Design in Sports, collegata ai Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026.Il Delfino model è inoltre esposto nella mostra IN-PLAY – Design for Sport (3 febbraio – 6 aprile 2026), dedicata a evoluzione dello sport, materiali intelligenti, inclusione, protesi e sostenibilità.

Palkè: il midlength italiano

Il Palkè model nasce dalla collaborazione tra Fiorentino e Giovanni Maria Cattani (Float Surfboard), con l’advisoring di Elisa Leono. Si tratta di un midlength con swing e diamondtail, V-bottom, realizzato in poliuretano con resina poliuretanica.Il progetto combina funzionalità e performance dei midlength californiani con l’eleganza della nautica italiana, utilizzando sample di tranciato Alpilignum con texture di Matteo Ragni. Il deck, disposto a degradé dal tail scuro al nose chiaro, integra un finset composto da pinna centrale D-fin anni ’60 adattata allo shapePalkè e pinne laterali bonzer resinati. Il nome deriva dal termine dialettale per parquet, “palkè”. Il Palkè model misura 7’0” di lunghezza e 21” di larghezza, ed è ancora parte della mostra itinerante internazionale del design sportivo italiano.

Milano ha dimostrato che il surf non è solo sport, ma un oggetto di design, memoria e cultura. Da skatepark e laghetti urbani a musei internazionali, la città ha trasformato un’anima anfibia in eccellenza creativa.

Filippo Ceragioli

©PressMare - riproduzione riservata

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