Il mercato dei natanti segna il passo, Tuccoli Marine cresce del 35%

Il mercato dei natanti segna il passo, Tuccoli Marine cresce del 35%

Il mercato dei natanti segna il passo, Tuccoli Marine cresce del 35%

Barca a motore

16/02/2026 - 10:58

Al termine della conferenza stampa tenuta da Tuccoli Marine al Pescare Show 2026 di Rimini, PressMare ha incontrato Marcello Gherbin, Sales Manager del cantiere toscano, per approfondire i contenuti della strategia industriale e commerciale annunciata durante l'evento.

Il dialogo ha toccato i risultati di crescita registrati nel 2025, il ruolo del modello T295 nel rinnovamento della gamma, l'introduzione del nuovo standard costruttivo Executive Sport Vessel, il lancio del T235 – primo modello progettato interamente secondo questa filosofia – fino alla recente acquisizione del marchio Lion e ai piani di espansione internazionale.

PressMare - Il mercato delle imbarcazioni di medie dimensioni sta attraversando una fase complessa. Tutti gli analisti ne evidenziano le difficoltà commerciali. Eppure Tuccoli Marine nel 2025 ha registrato un aumento del fatturato a +35%. Qual è la chiave di questo risultato?

Marcello Gherbin - Il nuovo modello T295, il suo successo, ha sicuramente contribuito in modo significativo. Si tratta di un'imbarcazione di dimensioni maggiori, con un valore economico più elevato, quindi il suo peso sul fatturato è stato rilevante. Tuttavia, il vero elemento determinante non è stato un singolo prodotto, ma il processo di rinnovamento complessivo che abbiamo avviato.

Il T295 è stato il capofila di un aggiornamento stilistico e tecnico necessario per il cantiere, rappresentando il primo passo di una trasformazione più ampia che ha coinvolto progettazione, processo produttivo e organizzazione commerciale. Abbiamo iniziato a ragionare in modo più strutturato, passando da una logica artigianale a un approccio ingegneristico più maturo.

PM - Il T295 nasce come evoluzione del precedente T280. Quali sono le principali differenze dal punto di vista tecnico?

MG - In realtà, dire che è un'evoluzione è riduttivo. Si tratta di un progetto completamente nuovo. Del modello precedente restano solo alcune dimensioni generali e il concetto del cavallino rovescio, che consente di avere un pozzetto più basso rispetto alla prua, migliorando l'ergonomia per la pesca e la sicurezza a bordo.

La carena è stata riprogettata integralmente, ottimizzata fin dall'origine per la propulsione fuoribordo. Non è un adattamento, ma un disegno nato per quella soluzione propulsiva. Anche la coperta è completamente nuova, così come gli interni, con una configurazione che consente di avere due cabine reali con altezze interne adeguate e una timoneria completamente chiudibile.

Questo rappresenta un cambio radicale rispetto al passato, quando le barche venivano realizzate con un approccio prevalentemente artigianale, basato sull'esperienza e sulla manualità, ma con minori possibilità di ottimizzazione progettuale.

PM - Quanto ha inciso l'innovazione tecnologica in questo cambiamento?

MG - È stata determinante. Abbiamo introdotto un centro di lavoro con fresa a cinque assi, un investimento importante che ci ha permesso di fare un salto qualitativo significativo. Questo strumento ci consente di progettare e realizzare stampi e componenti con un livello di precisione e libertà progettuale prima impensabile.

Ciò ha permesso di sviluppare nuove carene, nuove coperte e soprattutto una maggiore modularità degli interni. Oggi possiamo configurare l'imbarcazione in funzione delle esigenze specifiche dell'armatore, mantenendo al contempo elevati standard qualitativi e strutturali. Non parliamo di personalizzazioni superficiali, ma di varianti progettuali reali che nascono già in fase di ingegnerizzazione.

PM - Solitamente, quando ad avere successo è l'ammiraglia della gamma, il cantiere è spinto a presentare un ulteriore modello più grande. Il nuovo T235 rappresenta invece il modello d'ingresso. Perché questa scelta?

MG - Si tratta di una decisione strategica molto ponderata. Chi sceglie una nostra barca non lo fa per il prezzo in sé. Nei nostri modelli offriamo standard qualitativi superiori: materiali selezionati, costruzione over-engineered, finiture curate. Tutto questo si traduce in un certo valore economico che colloca naturalmente la gamma nella fascia medio-alta del mercato.

Per questo abbiamo pensato fosse opportuno offrire a chi aspira a entrare nel mondo Tuccoli Marine un modello d'ingresso più accessibile in termini di prezzo d'acquisto, di costo della motorizzazione e di gestione operativa, senza però modificare i nostri standard costruttivi e qualitativi. Volevamo un punto di accesso alla gamma che mantenesse intatta la nostra identità.

Il T235, con i suoi 7,20 metri di lunghezza, è un'imbarcazione progettata per un utilizzo ibrido, che combina le caratteristiche di un fisherman puro con quelle di una barca da diporto familiare. È il primo modello a nascere interamente secondo la filosofia Executive Sport Vessel, che prevede un approccio costruttivo più evoluto, derivato dall'esperienza maturata nel settore professionale.

PM - Cosa significa concretamente Executive Sport Vessel? Come si traduce nella pratica costruttiva?

MG - Significa applicare concetti di over-engineering tipici delle imbarcazioni professionali alla nautica da diporto. Nel settore professionale non ci sono compromessi: una barca deve funzionare sempre, in qualsiasi condizione, perché rappresenta uno strumento di lavoro. Questa mentalità la stiamo trasferendo al diporto.

Utilizziamo sequenze costruttive specifiche, studiate per massimizzare le prestazioni strutturali, e fibre composite avanzate, anche con componenti in carbonio dove serve, per ottenere strutture più compatte e rigide. L'obiettivo è migliorare la solidità complessiva, ridurre vibrazioni e sollecitazioni e garantire maggiore affidabilità nel tempo.

Non si tratta solo di utilizzare più materiale per rendere la barca più robusta, ma di impiegarlo in modo più efficiente e ingegnerizzato. La differenza la fa la sequenza di laminazione, il tipo di rinforzi, la geometria degli spessori, l'integrazione tra componenti. È un approccio scientifico, non empirico.

PM - Il DNA di Tuccoli è fortemente legato alla pesca sportiva. Come si concilia questo con l'evoluzione verso un utilizzo più diportistico?

MG - La nostra origine è nel mondo della pesca, questo è innegabile e ne andiamo orgogliosi. Ma il mercato europeo, a differenza di quello americano, richiede imbarcazioni versatili. Il pescatore moderno utilizza spesso la barca anche con la famiglia, nel weekend o in vacanza, quindi serve un prodotto realmente ibrido che non costringa a scegliere.

La nostra filosofia progettuale prevede un pozzetto sgombro, funzionale per l'attività di pesca, e una prua dedicata al comfort, con spazi prendisole, sedute ergonomiche e ambienti più vivibili. Alcuni elementi tecnici, come la vasca del vivo o i portacanne integrati, restano parte integrante del progetto, ma l'imbarcazione deve poter soddisfare esigenze diverse senza penalizzare nessuna delle due anime.

È una sfida progettuale complessa, perché richiede di bilanciare funzionalità opposte senza scendere a compromessi eccessivi. Ma è proprio questa capacità di sintesi che ci distingue nel mercato.

PM - Il settore professionale rappresenta una parte importante della vostra attività. Qual è il suo ruolo nella strategia del cantiere?

MG - Il professionale è un ambito strategico per due motivi fondamentali. Il primo è che si tratta di un mercato meno ciclico rispetto al diporto. Le commesse professionali seguono logiche diverse, più legate a necessità operative concrete che a dinamiche di mercato del lusso. Questo ci garantisce una maggiore stabilità nei flussi produttivi.

Il secondo motivo, forse ancora più importante, è che il settore professionale ci consente di acquisire competenze tecniche avanzate che poi trasferiamo alla produzione diportistica. Quando lavori su imbarcazioni che devono operare in condizioni estreme o su progetti con specifiche tecniche molto stringenti, alzi inevitabilmente il livello di tutta l'organizzazione.

Oggi realizziamo componenti strutturali per cantieri importanti come Overmarine e Benetti, e abbiamo acquisito commesse per imbarcazioni specialistiche, tra cui una barca oceanografica con requisiti tecnici molto complessi. Questo tipo di esperienza rappresenta un elemento differenziante concreto, che si riflette poi sulla qualità di tutta la nostra produzione.

PM - Avete recentemente acquisito il marchio Lion. Quali sono gli obiettivi di questa operazione?

MG - L'acquisizione del marchio Lion ci consente di entrare nel segmento delle imbarcazioni di dimensioni maggiori, dedicate al diporto puro, senza snaturare l'identità fisherman di Tuccoli. È una mossa che ci permette di ampliare il posizionamento senza creare confusione nell'offerta.

Partendo da uno scafo che abbiamo sviluppato per una commessa professionale, realizzeremo una gamma di tre modelli che saranno declinati sia sotto il marchio Tuccoli, per chi cerca l'anima più sportiva e fishing-oriented, sia sotto il marchio Lion, per un pubblico più orientato al cruising e al comfort.

Questo ci permetterà di ampliare significativamente l'offerta mantenendo la nostra identità tecnica e costruttiva, ma parlando a target diversi con linguaggi e posizionamenti specifici. È una strategia di architettura di brand che ci consente di crescere in modo strutturato.

PM - Durante la conferenza stampa al Pescare Show 2026 ha parlato anche di digitalizzazione del prodotto, con il sistema Tuccoli Vessel ID. Qual è la sua funzione?

MG - Il Vessel ID è un sistema innovativo basato su tecnologia NFC integrata fisicamente nello scafo. In pratica, ogni nostra imbarcazione ha un chip che contiene e rende accessibile tutta la documentazione tecnica e costruttiva: specifiche dei materiali utilizzati, sequenze di laminazione, componenti installati, configurazione degli impianti.

Ma non solo. Il sistema consente anche di tracciare tutte le manutenzioni effettuate, gli interventi tecnici, eventuali upgrade. È come avere la storia clinica completa della barca, sempre disponibile e certificata. Questo strumento migliora enormemente la tracciabilità e contribuisce a preservare il valore dell'imbarcazione nel tempo, facilitandone anche la rivendita.

Un acquirente di usato può sapere esattamente cosa sta comprando, con quale livello di manutenzione, quali interventi sono stati fatti. È trasparenza totale, e in un mercato maturo come quello europeo questo fa la differenza.

PM - Dal punto di vista commerciale, quali sono i vostri mercati di riferimento e come state strutturando l'espansione?

MG - Il mercato europeo è il nostro primo obiettivo, con particolare attenzione al bacino mediterraneo che resta il nostro core market. Ma stiamo sviluppando una rete commerciale internazionale strutturata e abbiamo già contatti attivi e promettenti in Germania, Croazia, Canada e Australia.

Si tratta di un processo graduale, che richiede tempo per costruire una rete di distribuzione solida, con dealer che non siano solo venditori ma partner capaci di dare assistenza tecnica e rappresentare adeguatamente il marchio. Non vogliamo crescere troppo velocemente sacrificando la qualità della presenza sul territorio.

Ogni mercato ha le sue specificità: in Germania apprezzano molto l'aspetto ingegneristico e la solidità costruttiva, in Croazia c'è grande interesse per le caratteristiche fisherman combinate alla vivibilità, in Canada e Australia il mercato è più orientato alla pesca sportiva pura. Dobbiamo essere capaci di parlare a tutti questi pubblici mantenendo coerenza.

PM - Come valuta il Pescare Show di Rimini come piattaforma commerciale?

MG - È un evento importante per il nostro settore, forse sottovalutato da chi guarda solo ai grandi saloni nautici. Pur non essendo una fiera nautica tradizionale, rappresenta un punto di contatto diretto e qualificato con il nostro pubblico di riferimento: pescatori sportivi evoluti, appassionati di tecniche di pesca avanzate, armatori che cercano imbarcazioni specifiche.

Rispetto all'edizione precedente, abbiamo registrato una crescita significativa sia in termini di affluenza al nostro stand sia, soprattutto, di qualità dei contatti. Le persone che si fermano sanno cosa cercano, hanno competenza tecnica, fanno domande precise. È un pubblico molto diverso da quello dei saloni generalisti, e per noi è esattamente il target giusto.

Tirando le somme, l'evoluzione intrapresa da Tuccoli Marine evidenzia un passaggio netto da una dimensione artigianale a una struttura industriale moderna, basata su progettazione ingegnerizzata, investimenti tecnologici mirati e trasferimento di know-how dal settore professionale al diporto.

Il lancio del T235 e l'introduzione del concetto Executive Sport Vessel sono i primi risultati concreti di questa strategia, che mira a consolidare il posizionamento del cantiere nel segmento delle imbarcazioni ibride ad alto contenuto tecnico, dove la componente fishing si integra con esigenze di comfort e vivibilità senza compromessi sulla solidità strutturale.

L'acquisizione del marchio Lion, la digitalizzazione del prodotto con il Vessel ID e l'espansione commerciale internazionale completano un quadro strategico coerente, che punta a far crescere il cantiere mantenendo identità e valori distintivi. La sfida sarà ora quella di sostenere questa crescita senza perdere il controllo sulla qualità e sulla capacità di personalizzazione che hanno caratterizzato la storia del marchio.

©PressMare - riproduzione riservata

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