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Spinti dal mercato verso il Nautico 2016

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Repertorio Boston Whaler motorizzati Mercury
Repertorio Boston Whaler motorizzati Mercury

Non siamo ancora tornati ai 30mila fuoribordo del 2008 e chissà se e quando gli appassionati di nautica torneranno ad acquistare tanto, ma che il mercato nautico si stia risvegliando è certo. Oltre alle voci raccolte negli ultimi mesi sul campo da PressMare, parlando con concessionari e dealer presenti su tutto il territorio nazionale, lo conferma anche l’intervista che segue, rilasciata da Ferruccio Villa, l’uomo che per l’importante ruolo dirigenziale nazionale e internazionale rivestito in Mercury Marine (da oltre un decennio) è forse la persona meglio informata e con una visione globale sulla realtà delle vendite. Il mercato è in fermento. La vasta rete vendita pre-crisi, anche se ridimensionata, sta tornando attiva ed è un peccato che il salone Nautico Internazionale di Genova sia ancora lontano, a settembre, perché la voglia di mostrare la propria offerta ai clienti è tanta e l’opportunità di cavalcare l’onda della ripresa, una necessità immediata. Anche noi ci uniamo al coro di quelli che non intendono mollare il Salone Nautico, un bene da difendere per tutti, operatori del settore e utenti, chiarendo alle istituzioni di Genova e della Liguria che se è necessario mantenere una rassegna nazionale importante, non è detto che questa debba essere per forza realizzata lì dove l’abbiamo vista crescere negli ultimi 50 anni e poi, purtroppo, anche sfiorire, seguendo le sorti del mercato e del comparto produttivo. Se gli imprenditori continueranno a essere divisi e non chiariranno con la politica genovese dove e come si svolgerà in futuro la più antica e autorevole esposizione di barche italiane, rischiamo di fare la fine di Tafazzi, a darci le randellate dove fa più male, perdendo tutto. Ci vuole coesione, unità d’intenti altrimenti si manda tutto in vacca, lasciando che gli stranieri, dopo essersi impossessati di settori strategici del Bel Paese, quali banche, energia, chimica, grande distribuzione e telecomunicazioni, si andranno a pappare anche un altro ambito, assolutamente marginale ma significativo, indispensabile per la nostra industria nautica, quello dei boat show. Fatte salve queste considerazioni, please, cerchiamo tutti di approfittare della prossima edizione del Nautico per farlo al meglio, cavalcando l’onda di una ripresa tanto agognata e finalmente arrivata. Siamo convinti che proprio il mercato, l’aver ricominciato a vendere le barche nuove dopo aver smaltito la maggior parte di usato accumulato nelle disastrose stagioni precedenti, potrà essere lo strumento migliore di coesione fra UCINA Confindustria Nautica e Nautica Italiana, associazioni composte da bravi imprenditori che in nome del bene delle proprie aziende, sapranno sfruttare al meglio l’occasione del Salone Nautico 2016.

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Ferruccio Villa, da Vicepresidente Sales & Marketing EMEA (Europa, Africa e Medio Oriente) per la divisione Mercury, ha un’ampia visione sui mercati internazionali, come sta andando per la nautica piccola?

Da due anni c’è una ripresa generale in Europa, soprattutto in Italia e Spagna dove la ripresa è più evidente.

Quali prospettive vede per il Mediterraneo, quale ruolo per l’Italia?

Al di là dei dati, dobbiamo anche considerare la situazione geopolitica complessiva, è comunque prevedibile uno sviluppo dei mercati che si affacciano sul Mediterraneo del Nord che saranno sempre più la destinazione di vacanza naturale per i turisti del Nord Europa

E il mercato italiano?

Fino al 2008 nel nostro Paese si vendevano globalmente circa 30.000 fuoribordo l’anno, scendendo alle 11.100 unità del 2013, quando abbiamo toccato il fondo. Poi siamo saliti a 12.300 nel 2014 e a oltre 14.000 nel 2015... Il mercato italiano è e sarà sempre uno dei mercati più importanti in Europa per l'industria nautica e per il notevole indotto generato.

Per Mercury com’è andata a Genova 2015?

Considerando la crescita che abbiamo registrato da ottobre 2015 ad aprile 2016 è largamente superiore alla crescita del mercato fuoribordo, che nel 2015 è stata del 14%, mi sembra evidente che il mercato ci ha dato fiducia e che c' è ripresa. Ha premiato la strategia di presidiare il mercato anche negli anni bui, senza abbandonare la rete dei dealer pur quando in Italia si vendeva molto poco. Abbiamo tenuto duro perché avremmo causato un effetto depressivo sui concessionari e sui loro fornitori, magari spingendoli verso altri produttori. Guardando fuori dai confini vediamo alcuni produttori di gommoni dell'Est Europa che conquistano i mercati del Nord Europa e i cinesi che si espandono in Francia. I mercati vanno presidiati sempre e il cliente si deve sentire supportato.

Cosa vede alla base di questa ripresa del mercato?

Intanto c’è un lavoro di “de-criminalizzaizone”, se mi si passa la parola, degli utenti svolta da UCINA Confindustria Nautica che in questi anni è riuscita in buona parte a sdoganare la nautica da diporto e favorire il ritorno all’ utilizzo della barca. La voglia di vivere la vita fa il resto, dopo tanti anni di recessione si deve fare, agire e avere un atteggiamento positivo se si vuole crescere.

Comunque ogni anno con il Salone arrivano puntualmente le polemiche...

Che, come italiani, facciamo fatica a fare sistema è un dato scritto nei libri di storia. Qualcuno si dimentica e finge di non sapere, magari per inseguire qualche particolarismo, che il Salone è mercato, ma è anche un focus sulla nautica, l’unico evento italiano in grado di attirare l’attenzione generale sul nostro settore.

A proposito di “attenzione”, Ucina sta lavorando ai decreti attuativi della riforma del Codice della nautica. Ma quali semplificazioni possono aiutare il settore delle piccole barche?

Molto è stato fatto. Vorrei ricordare che grazie alle azioni svolte, talvolta silenziosamente, i vari assalti per immatricolare, tassare il natante e imporre la patente, sono stati respinti. Con il lavoro sul Codice (sono in corso i tavoli di lavoro presso il Minsitero dei trasporti per scrivere i decreti attuativi, ndr) abbiamo la concreta possibilità di ulteriori semplificazioni degli adempimenti a carico dell’utenza. Ultimo, ma non ultimo, l’inserimento della cultura del mare nei programmi scolastici.

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