The Ocean Race Atlantic: rivoluzione ed evoluzione si sfidano nella nuova generazione degli IMOCA
La prima edizione di The Ocean Race Atlantic, al via il prossimo 1° settembre, offrirà anche un confronto tecnico di grande interesse tra due delle più recenti interpretazioni della classe IMOCA. Le nuove DMG MORI Global One del giapponese Kojiro Shiraishi e Malizia 4 del tedesco Boris Herrmann, entrambe varate nelle ultime settimane a Lorient, stanno completando la fase di messa a punto prima della traversata verso New York che precederà la partenza della regata. Pur appartenendo alla stessa classe, le due imbarcazioni rappresentano approcci progettuali quasi opposti, tanto da essere descritte dagli stessi protagonisti come una “rivoluzione” e un’“evoluzione”.
La DMG MORI Global One, progettata da Guillaume Verdier, introduce una soluzione mai vista prima su un IMOCA: un marcato bustle longitudinale lungo l’asse della carena. Verdier, noto anche per il contributo allo sviluppo degli AC75 dell’America’s Cup, ha scelto di abbandonare il concetto tradizionale delle carene a sezione “U”, studiate per ridurre la superficie bagnata quando la barca naviga sbandata. Il nuovo progetto è invece concepito per mantenere l’imbarcazione prevalentemente in assetto verticale, con il volume dello scafo sostenuto dal bustle centrale. Secondo il progettista, questa configurazione consente una superficie bagnata pari al 70-75% di quella convenzionale, con una riduzione di circa 20 metri quadrati, mentre l’angolo di sbandamento dovrebbe attestarsi normalmente tra gli 8 e i 9 gradi. Oltre ai benefici idrodinamici, Verdier ritiene che la navigazione risulterà anche più confortevole grazie a una maggiore stabilità sulle onde. Jacques Caraës, team manager di DMG MORI Sailing Team, definisce questa imbarcazione “una nuova pagina nella progettazione degli IMOCA”, sottolineando come la maggiore stabilità potrebbe consentire anche un ingresso più precoce nella navigazione in foiling.
Di filosofia completamente diversa è invece la nuova Malizia 4, progettata da Antoine Koch insieme allo studio Finot-Conq. Se la barca giapponese rappresenta una rottura con il passato, quella del Team Malizia sviluppa ed evolve un concetto già sperimentato. La nuova unità è infatti la seconda di tre imbarcazioni costruite nell’ambito della collaborazione tra Boris Herrmann, Thomas Ruyant e Loïs Berrehar: le tre condividono la stessa carena, mentre gli interni sono stati adattati alle esigenze ergonomiche dei rispettivi skipper. Herrmann evidenzia come le differenze rispetto alla Verdier siano evidenti già osservando le due barche una accanto all’altra: la DMG MORI è larga, potente e caratterizzata dal bustle centrale, mentre la Malizia presenta linee più strette e una prua più affilata, tanto da sembrare appartenere a una classe diversa.
La scelta di affidarsi ad Antoine Koch nasce anche dalle prestazioni dimostrate dai suoi progetti nella Vendée Globe 2024-2025, in particolare nelle difficili condizioni dell’Oceano Australe. Per questo Malizia 4 adotta una pronunciata doppia chine a prua, soluzione studiata per migliorare il comportamento alle andature portanti ad alta velocità. Secondo il co-skipper Will Harris, tuttavia, il nuovo progetto è stato sviluppato per essere più versatile rispetto alla generazione precedente, mantenendo le prestazioni in poppa ma incrementando la potenza anche nella navigazione di bolina con vento leggero e medio.
Le prime uscite in mare sembrano confermare le aspettative del team. Dopo una navigazione iniziale di collaudo con circa sette nodi di vento, utilizzata anche per verificare il nuovo guardaroba di vele, Malizia 4 è tornata in acqua pochi giorni dopo riuscendo a navigare stabilmente in foiling con 12 nodi di vento e mare piatto. Herrmann si è detto particolarmente soddisfatto della stabilità del volo, della precisione del timone, del migliore controllo longitudinale rispetto alla precedente generazione e del bilanciamento complessivo della barca.
Per entrambi i team il lavoro è ora concentrato sull’affidabilità dei sistemi di bordo in vista della traversata atlantica verso New York. Come sottolinea Will Harris, il varo rappresenta solo l’inizio del percorso: prima di affrontare un oceano senza possibilità di assistenza tecnica, ogni impianto dovrà essere collaudato a fondo. Sarà proprio The Ocean Race Atlantic a offrire il primo banco di prova diretto tra due interpretazioni profondamente diverse della nuova generazione di IMOCA, dalle quali potrebbero emergere indicazioni significative sull’evoluzione futura della classe.
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