Il talk "Perché la vela, quando i valori diventano rotta" ph. ©Pressmare
Casa Harken: così la vela è diventata linguaggio comune tra impresa, valori e visione
Perché la vela? La domanda, al centro del talk promosso da Harken nell’ambito dell’iniziativa Casa Harken presso Green Media Lab, ha trovato una risposta corale e per molti versi convergente: la vela non è soltanto uno sport, né solo una piattaforma di visibilità, ma un linguaggio capace di mettere in relazione impresa, persone, tecnologia, sostenibilità e cultura del risultato. Non più solo occasione di posizionamento aspirazionale, ma ambiente concreto in cui si misurano identità, processi e visione.
A guidare il confronto sono stati Eleonora Cottarelli, giornalista di Sky Sport e moderatrice dell’incontro, ed Emanuele Cecchini, direttore commerciale di Harken, che ha aperto la serata ricordando il senso stesso del format: creare uno spazio informale ma denso di contenuti, dove la vela diventa chiave di lettura di storie imprenditoriali e umane, andando oltre il racconto dei singoli progetti per comprendere cosa renda questo sport un linguaggio comune tra mondi diversi.
Attorno a questo tema si sono confrontati Simona Giorgetta, membro del CdA di Mapei, Giulio Bertelli, vicepresidente di Luna Rossa, Sergio Iasi, presidente di Maccaferri, Giuseppe Marsocci, amministratore delegato di Giorgio Armani, e Ugo Loeser, amministratore delegato di Arca Fondi SGR.
La vela come progetto aziendale e culturale
Uno dei punti emersi con maggiore chiarezza è che, per le aziende presenti, l’ingresso nel mondo della vela non nasce da una logica occasionale, ma da un riconoscimento di valori e da una coerenza tra identità e azione.
Per Simona Giorgetta, il legame tra Mapei e lo sport ha radici lontane e si innesta su una cultura aziendale familiare, internazionale e fortemente orientata al lavoro di lungo periodo. Il progetto con Ambrogio Beccaria, prima in Class 40 e poi in IMOCA 60, è stato descritto come un percorso graduale, costruito per tappe, coerente con il modo in cui l’azienda affronta sviluppo e crescita. In questo caso la vela oceanica diventa una vera e propria metafora operativa: dimensione globale, metodo, tenacia e capacità di affrontare la complessità.
Un concetto analogo è emerso anche nelle parole di Giulio Bertelli. Nel caso di Luna Rossa, la vela coincide con una storia familiare e industriale che dura da decenni. La Coppa America non è stata raccontata come semplice competizione sportiva, ma come un sistema complesso e continuo, in cui il risultato è l’esito di un processo fatto di sviluppo interno, consolidamento delle competenze e continuità tecnica. Una piattaforma evolutiva, non certo un progetto isolato nei singoli cicli di America’s Cup.
Dalla sponsorship al controllo del progetto
Diverso ma altrettanto significativo il punto di vista di Sergio Iasi per Maccaferri. Il progetto Maccaferri Futura con Luca Rosetti è stato presentato come qualcosa che va oltre la sponsorship tradizionale. L’azienda è armatrice diretta della barca e governa il progetto in prima persona, proprio per garantire coerenza con il proprio core business, legato all’ingegneria ambientale.
La sostenibilità, in questo caso, non è stata trattata come un messaggio esterno da comunicare, ma come un principio progettuale: materiali, vernici, scelte costruttive, ricerca scientifica e studio delle condizioni fisiologiche dei navigatori. Il progetto sportivo diventa così centro di una struttura più ampia, che integra innovazione, ricerca e impatto.
Iasi ha insistito molto su un punto: la crescita del team. Non solo performance, ma costruzione di una struttura capace di evolvere nel tempo. La barca, in questa prospettiva, diventa una vera scuola di management.
Lifestyle, eleganza e coerenza di brand
Nel caso di Giorgio Armani, il rapporto con la vela è stato collocato su un piano differente, meno legato alla dimensione sportiva e più a quella del lifestyle. Giuseppe Marsocci ha spiegato che, per il gruppo, la vela rappresenta un territorio coerente con valori come disciplina, eleganza ed essenzialità.
La presenza nel mondo nautico – anche attraverso eventi come la Superyacht Regatta organizzata a Porto Cervo dallo Yacht Club Costa Smeralda – si inserisce in una visione più ampia del marchio, che si estende oltre la moda verso esperienza, ospitalità e design. In questa logica, la vela è uno spazio di espressione della qualità dell’esperienza, non limitandosi alla sola performance.
La vela come strumento di identità aziendale
Molto interessante anche il contributo di Ugo Loeser, che ha raccontato come per Arca Fondi SGR la vela sia diventata un vero progetto identitario. L’azienda cercava uno strumento capace di rappresentare affidabilità, spirito di squadra e qualità del lavoro. Da qui la nascita del progetto del maxi di 100 piedi Arca. Un progetto fondato sulla rinascita di un maxi racer dismesso e abbandonato su un piazzale, con lo skipper Furio Benussi è stato ristrutturato e aggiornato per renderlo competitivo e utile alle attività a favore della clientela retail dell’azienda. Oltre alla dimensione esterna, Loeser ha sottolineato l’impatto interno: coinvolgimento delle persone, rafforzamento del senso di appartenenza e maggiore capacità di attrarre talenti. In un mercato competitivo, i valori diventano un fattore decisivo.
Per Arca, inoltre, il progetto vela è stato accompagnato da una rendicontazione rigorosa, con metriche precise per valutare il ritorno dell’investimento. Un segnale di maturità: la vela come ambito in cui applicare strumenti di analisi e controllo, oltre che passione.

Sostenibilità, dati e responsabilità
Un altro tema ricorrente del talk è stato quello della sostenibilità intesa come metodo aziendale.
Mapei ha ribadito come la sostenibilità sia per l’azienda parte integrante della ricerca e sviluppo e non del marketing. Maccaferri ha evidenziato la coerenza tra il proprio business e il progetto sportivo, aggiungendo che la barca porterà in regata dei macchinari per l’analisi delle acque, accettando l’inevitabile aumento di peso, a potenziale scapito delle performance assolute.
Giulio Bertelli, sottolineando il ruolo della conoscenza scientifica, ha parlato sia delle iniziative di Prada e Luna Rossa con UNESCO che delle sue personali esperienze come velista professionista per esempio nella Ocean Race Europe, con la raccolta di dati sulle microplastiche disperse nelle acque oceaniche. Per Arca, aver potuto riutilizzare una barca esistente, al netto del minor budget necessario, ha reso maggiormente sostenibile l’intera attività. All'impronta di carbonio ridotta, si sono aggiunte le tante iniziative di responsabilità sociale che la barca porta avanti in occasione delle regate. Anche la sostenibilità, ha sottolineato Marsocci di Armani, è coerente con i valori del brand ed è una componente strutturale dei progetti, dal mare alla montagna, fino alle collaborazioni con iniziative quali One Ocean Foundation.
In tutti gli interventi è emersa la stessa idea: la sostenibilità è credibile solo quando si traduce in processi, dati, ricerca e capacità di misurazione.

Vela, innovazione e gestione della complessità
Accanto alla sostenibilità, è emerso con forza il tema della complessità.
Nel racconto di Luna Rossa, la performance nasce dall’integrazione tra tecnologia, dati e decisioni. Scelte effettuate mesi prima possono determinare l’esito finale, a conferma di un approccio ingegneristico e sistemico. Questo elemento rafforza l’idea della vela come ambiente in cui testare modelli decisionali avanzati, sempre più vicini a quelli delle imprese.
Raccontare la vela: meno istituzione, più autenticità
Uno dei passaggi più stimolanti della serata è stato quello dedicato alla comunicazione. Dal pubblico arriva la richiesta di un racconto meno istituzionale, più autentico. Tutti i relatori hanno condiviso questa visione. Giulio Bertelli ha riconosciuto i limiti storici della comunicazione in Coppa America, legati alla segretezza dei progetti, ma ha sottolineato il valore di una maggiore apertura a quanto accade realmente, che sia durante un turno di notte in oceano o dietro le quinte di un team di Coppa. Simona Giorgetta ha portato l’esempio di Ambrogio Beccaria, capace di raccontare con trasparenza anche le difficoltà, come sono state affrontate e superate. Sergio Iasi ha evidenziato come oggi la comunicazione sia più misurabile e quindi più efficace.

Una platea qualificata, un immaginario da ricostruire
Nel finale è emersa anche una riflessione sul pubblico della vela: non necessariamente vasto, ma altamente qualificato.
Allo stesso tempo, sta cambiando l’immaginario. La crescita di una nuova generazione di navigatori oceanici italiani sta ridefinendo un settore tradizionalmente dominato da modelli anglosassoni e francesi. Questo apre nuove prospettive culturali, comunicative e industriali.
Quando i valori diventano rotta
Il talk di Casa Harken ha mostrato come la vela sia oggi uno spazio in cui convergono molte delle trasformazioni in atto nel mondo delle imprese: sostenibilità, gestione della complessità, evoluzione del brand, centralità delle persone. Non è più soltanto uno sport, né semplice piattaforma di comunicazione: è un ambiente in cui le aziende possono testare coerenza, visione e capacità di adattamento. E forse è proprio qui la risposta più convincente alla domanda iniziale. Perché la vela? Perché in pochi altri contesti come questo valori, decisioni, errori, visione e persone si uniscono in un’unica rotta.

Giuliano Luzzatto
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