Home > Comunicazione > Press Mare > Superare la crisi e riportare la gente in barca

Superare la crisi e riportare la gente in barca

 Stampa articolo
Diporto generica
Diporto generica

Nel programma di Ucina Consornautica varato dal nuovo presidente Carla Demaria è stata espressa la volontà di rappresentare tutta la filiera della nautica italiana, principio che trova tutti d’accordo. Ucina causa la crisi che ha colpito particolarmente la barca, ha subito un ridimensionamento nel numero degli associati e nel giro d’affari che ha sicuramente diminuito la sua potenzialità di pressione sul mondo politico. Grazie ai contatti sviluppati nei tempi migliori l’Associazione riesce ancora a mantiene un rapporto diretto con i dicasteri che amministrano il settore, ma  se è vero, come sembra, che dovranno passare ancora molti anni per ritornare alla dimensione del mercato 2007-2008, è evidente che non si può aspettare passivi che ciò avvenga, perché solo poche eccezioni imprenditoriali, le più forti sul mercato globale, potrebbero sopravvivere a tempi così lunghi. Se si vuole almeno tentare di avviare un progetto politico di recupero e rilancio del vasto settore economico del mare è perciò necessario riunire tutte le forze possibili per salvare il futuro. La nautica purtroppo non è più simpatica all’opinione pubblica. Al momento, se qualche uomo politico, o partito, si azzardasse a proporre aiuti per la nautica come minimo lo chiamerebbero fascista, termine ormai abusato ogni qual volta ci sia un disaccordo. Le barche sono state demonizzate fiscalmente e in epoca di sofferenza economica la gente ma anche i media le guardano quanto meno con occhio di contrasto, quasi rappresentassero un nemico della socialità, mentre invece normalmente esse sono un potente richiamo per tante attività imprenditoriali e quindi portano solo lavoro e ricchezza oltre a un sano impiego libero per giovani e anziani. Non a caso, una volta, il sogno di molti andando in pensione era quello di farsi una barchetta per andare a pesca o navigare.

Non dobbiamo certo ricordare alla competenza di chi legge i successi e i ricavi miliardari delle nostre produzioni, un primato mondiale. L’esperienza, tuttavia, insegna che chiedere interventi per le barche è sbagliato, nessun politico dice di no ma poi l’attivismo è zero, si lascia che sia il tempo a trovare le soluzioni. Quindi benissimo che Ucina si dia da fare politicamente per i suoi associati e la Demaria, secondo il suo stile, si muove concretamente, ma i problemi di oggi non sono quelli di ieri, almeno se non si riesce a riportare in barca gli appassionati che ne sono giustamente fuggiti. Il fare, come si dice, di tutta l’erba un fascio, mentre si poteva operare selettivamente ha significato solo il fermo del mercato, l’abbandono delle unità naviganti in darsene e rimessaggi, la fuga all’estero degli armatori più abbienti. A questo punto, se si vuol ottenere la giusta audience per far ripartire la voglia di barca si deve crescere e ciò può avvenire solo attraverso l’associazionismo, più associazioni comunque rientranti nelle attività di economia marittima che chiedono la valorizzazione delle nostre coste e acque, ognuna per incrementare per quanto le compete, l’attività imprenditoriale e sociale dei suoi iscritti. Può darsi che non si ottenga comunque nulla, ma è una carta da tentare. Perché non recuperare anzi accrescere la rappresentanza attraverso un consorzio di tutto l’associazionismo di settore, che va individuato non solo nella nautica, perché di scarso appeal, ma in associazioni omologhe, nell’artigianato, nelle migliaia di aziende di tipo familiare dei servizi, nei consorzi regionali comunque coinvolti nel settore dell’economia costiera, nelle Federazioni sportive, nelle Assonautiche e nelle Camere di Commercio? La crisi della nautica si è riflessa su tutta l’economia costiera, con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro diretti e indotti. Cerchiamo di recuperarli, ma per riuscirci occorrono numeri più rappresentativi e proposte di base unitarie e concrete. Renzi vuole suggerimenti? Gli vanno prospettati attraverso una comunione di cervelli, un comitato di esperti che sentono il problema, di cui Ucina si potrebbe far pilota. E considerato che Ucina ha anche la vice presidenza Icomia, con Andrea Razeto, il movimento potrebbe diventare addirittura europeo.