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Amiamo davvero gli Oceani? Cominciamo con l'andare più piano in barca

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#WorldOceansDay2021
#WorldOceansDay2021

Martedì 8 giugno sarà il #WorldOceansDay ovvero la giornata mondiale per sostenere l'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) e promuove l'interesse pubblico per la protezione degli Oceani. Come non aderire? Anche perché a volte basta davvero poco per contribuire alla causa, per portare un sostegno che, pur piccolo, sia comunque un segnale significativo di crescita culturale e di rispetto per la Terra e per le generazioni future.

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Consapevoli di quanto l’impatto dello yachting sia in percentuale trascurabile rispetto a ciò che quotidianamente le attività complessive dell’uomo causano all’ambiente, è però sacrosanto che ciascuno di noi faccia la sua parte per ridurre ogni possibile forma d’inquinamento. Per questo abbiamo deciso di pubblicare nel weekend che precede il #WorldOceansDay, proprio nel periodo in cui la nautica sta ripartendo, l’articolo che segue, a firma dell’amico Michele Ansaloni, un professionista della nautica ma in primis un uomo di mare. È un pezzo che scaturisce dalla passione e dalla lucidità che lo contraddistingue, nel quale vengono ricordate quelle poche misure da attuare in barca affinché si possa ridurre il dispendio energetico, l’uso di carburante e, quindi, l’impatto ambientale.

In barca andiamo più piano!

Penso che la maggior parte delle persone che vanno in barca prediligendo un passatempo sano all’aria aperta, siano sensibili ai problemi ambientali. Certo, c’è molta differenza tra il derivista e l’armatore del motoryacht di lusso ma, visti da una certa distanza, sono entrambe persone che amano il sole e l’aria di mare.

Natanti
Natanti, le barche per tutti

Se riavvolgiamo un poco la pellicola del tempo, ci accorgeremo che le vacanze sono diventate di massa anche perché i medici hanno iniziato a indicarle come antidoto alla vita sedentaria e cittadina, al lavoro di fabbrica, allo smog e all’inquinamento. La storia percorre spirali ed eccoci di nuovo lì e, ai tanti inquinanti, si aggiungono i virus letali da cui mare e sole, sempreché non deteriorati, danno sollievo. Siamo presi in una morsa: per non inquinare bisognerebbe non fare nulla, nemmeno mangiare, mentre darsi da fare è da sempre l’arma più cara all’uomo sapiens. La saggezza dei greci antichi ci dice che la misura fa la differenza e che tra due uomini quello che sa accontentarsi, per l’appunto misurandosi, è quello che la sa più lunga.

Flussometro
Flussometro San Giorgio S.E.I.N.

Nel nostro caso, di amanti del mare con un occhio alla sostenibilità del nostro andare in barca, misurarsi vuole dire andare un poco più piano, consumare meno gasolio e magari più tagliatelle. Cerchiamo un poco di efficienza usando l’elica giusta e lasciamo in banchina tutto quello che non serve, tenendo sotto controllo l’assetto e assicurandoci che i motori abbiano tanta aria e carburante pulito.

Il Wrap come antivegetativa
Il Wrap come antivegetativa, fonte Extreme Wrapping

Un piccolo trucco può essere installare un contatore di flusso che con poca spesa ci ricorderebbe, quando siamo in plancia, qual è il nostro consumo orario. Chi usa il fuoribordo sappia che trovare il trim giusto è importante ai fini del consumo; la procedura corretta: si cabra fino a risucchiare aria per poi togliere un poco di trim. Poi, bisognerebbe stare attenti a non inquinare quando si fa rifornimento, installando magari un dispositivo antiriflusso, ma anche quando si lava la barca usando prodotti eco e quando si fa manutenzione. Sapevate, ad esempio, che le nuove antivegetative, sia quelle siliconiche sia quelle “wrapping”, inquinano molto meno di quelle tradizionali dure o tenere che siano? Molto gasolio poi viene consumato dai generatori per tenere accese luci inutili (dannose quelle subacquee) e per climatizzare ambienti con grandi superfici vetrate o scure, esposte al sole. Non scartiamo a priori le tecniche tradizionali: parasole e tendalini possono dimezzare la necessità di climatizzazione.

In banchina poi non sono rari i generatori accesi perché la banchina “non tiene” l’aria condizionata. Tuttavia, con i sistemi moderni di carica/inverter, si può aiutare la banchina con un poco di corrente dalle batterie via inverter, soprattutto per bypassare i carichi di spunto.

Se ci piace stare in rada, installiamo quei benedetti pannelli solari, quanto meno aiuteranno a mantenere cariche le batterie e a rallentare quindi il ritmo di ricarica.

E per quelli che hanno la barca a vela, ricordiamo che vela e motore non sono nemici, possono essere sinergici e la vela sfruttare il vento relativo prodotto dalla spinta dell’elica. Niente pigrizia, quindi, randa a riva e via!

Michele Ansaloni

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