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Sicurezza in barca: una pratica sempre valida in un porto canale

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Pescherecci in una cartolina con timbro postale del 1918
Pescherecci in una cartolina con timbro postale del 1918

In lotta coi flutti! Così riporta, molto correttamente da un punto di vista nautico, questa foto con timbro postale del 1918, che ho scelto dalla mia collezione di cartoline ormai antiche, in cui si vede un peschereccio che rientra dal mare con evidenti onde di poppa, in un porto canale, probabilmente dell'Adriatico.

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E' interessante notare - spero che si veda nella foto - che il peschereccio rimorchia un cavo, probabilmente a doppino e con un peso a fondo, dato volta a poppa per tenerla sempre al mare ed evitare un'abbattuta, che la porterebbe inevitabilmente contro la banchina. Questo si risolverebbe in un naufragio, non infrequente sulla costa adriatica, dove ci sono molti porti canale, anche piuttosto stretti.

Questa pratica mi risulta che venga ancor oggi utilizzata dai pescatori professionisti con barche lente, ma a volte anche da altri, quando rientrano col mare agitato, che diventa decisamente pericoloso all'ingresso e dentro agli stretti porti canale.

Naturalmente, se la barca è veloce e riesce a tenersi sulla stessa onda e con il timone ben immerso il problema non si pone più, come molti autori ricordano. Come al solito ogni soluzione può trovare sostenitori, ma anche avversari. Per questo si consiglia sempre di fare una prova prima di trovarsi effettivamente in qualche guaio.  A volte i pescatori rimorchiavano un ancora, quando sapevano che il fondo era sabbioso e non c'erano scogli o altre afferrature, che avrebbero ancorato la barca poppa al mare frangente. Una situazione che fa rabbrividire, perché le onde dopo un po' riempiono la barca.

In pratica il cavo o i cavi rimorchiati di poppa aiutano molto l'azione del timone, come anche molti autori di libri di mare e di navigazione suggerivano come pratica in casi del genere per governare meglio e per salvare la barca e la pelle. Pratica questa che era dovuta all'insufficiente velocità delle barche a vela pesanti, che rischiavano sempre di essere sopraffatte dalle onde che arrivavano di poppa, senza riuscire a governare correttamente.

Oggi chi usa il motore dà tanto gas quanto serve per tenere la stessa velocità delle onde, pregando, ovviamente, che il motore non si fermi proprio nel momento meno opportuno.

Arch. Gino Ciriaci

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