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Al Hashemi II: la storia del più grande Dhow arabo mai costruito

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È in Kuwait il Dhow da Guinnes dei Primati: Al Hashemi II, il più grande

Al Hashemi II il Dhow nel Guinnes dei primati
Al Hashemi II il Dhow nel Guinnes dei primati.jpg

In viaggio per lavoro in Kuwait, ho avuto modo di poter visitare e conoscere la storia della più grande imbarcazione tradizionale araba costruita, un imponente Dhow in legno messo in cantiere più di 30 anni fa, per l'esattezza nel 1985, e costato più di 30 milioni di dollari.

La costruzione s’interruppe bruscamente durante l’invasione del Kuwait, con la prima Guerra del Golfo, e venne poi riavviata a fine conflitto, nel 1997, con pazienza e caparbia, dall’uomo d’affari Kuwaitiano Mr. Abdul Husain Mohammed Rafie Marafie. È lui, socio dell’Hotel Radisson, che attualmente ospita lo scafo a terra, a dare inizio alla realizzazione di questa nave, affiancato nell’opera dal suo amico e costruttore nautico Mohammed Al Maskati.

Al Hashemi II, la coperta
Al Hashemi II, la coperta

Sia l’albergo che le strutture del cantiere furono danneggiate pesantemente durante la Guerra del Golfo e ci vollero altri 10 anni per poter vedere finalmente il Dhow ultimato, nel 2000. I sontuosi interni, cui ho avuto modo di accedere, sono tuttora utilizzati come prestigiosa sala ricevimenti che può contenere oltre 1.000 ospiti.

Lo scafo misura circa 80,40 metri di lunghezza per 18,70 di larghezza, con un peso stimato di 2500 Tonnellate. Attualmente questo imponente vascello è sul piazzale dell’Hotel Radisson ma i criteri di costruzione sono quelli di una barca atta alla navigazione, dal timone alla coperta, all’albero maestro di 54 mt di altezza e l’albero mezzano di 40 mt. Lo spazio destinato alla sala macchine è occupato dai macchinari della climatizzazione ed altre utenze necessarie per il diverso utilizzo.

Al Hashemi II, la grande sala ricavata sotto coperta
Al Hashemi II, la grande sala ricavata sotto coperta

Un conteggio approssimativo del legname impiegato è di circa 2.500 metri cubi di legno pregiato, come l’iroko e l’Ekki provenienti dal Camerun e scelti personalmente dal costruttore mentre la manodopera impiegata è stata di 250 persone tra maestri d’ascia, operai specializzati e carpentieri. È stato interamente fatto a mano, compresa la carpenteria metallica attraverso una fonderia creata sul piazzale per forgiare chiodi e bulloni ed altri particolari metallici.

Il dettaglio del parquet, esempio delle preziose lavorazioni che caratterizzano Al Hashemi II
Il dettaglio del parquet, esempio delle preziose lavorazioni che caratterizzano Al Hashemi II

Lo scafo è un tributo e un testamento per il coraggio, il sacrificio e il successo dei costruttori navali e marinai del passato, per ricordare le origini.

Nel periodo precedente agli anni ‘30, prima della scoperta del petrolio che ha marcato un cambio della qualità di vita Kuwaitiana, questa tipologia di scafi era utilizzata per la pesca di perle, per l’ittica ma anche per gli scambi commerciali nel Golfo, fino all’Africa e l’india. I Dhow  erano essenziali anche per la distribuzione degli approvvigionamenti d’acqua in Kuwait, essendo un ambiente desertico con una riserva molto limitata di acqua dolce. Ora la produzione d’acqua è affidata a efficienti impianti di desalinizzazione.

La targa celebrativa della costruzione del Dhow Al Hashemi II
La targa celebrativa della costruzione del Dhow Al Hashemi II

La flotta di Dhows ha raggiunto le 150 unità nel periodo di maggior utilizzo per commercio e ancor oggi c’è una banchina dove si possono ammirare molti scafi costruiti secondo gli antichi metodi e anche utilizzati per la navigazione.

La targa che attesta il Guinnes a Al Hashemi II, come Dhow più grande
La targa che attesta il Guinnes a Al Hashemi II, come Dhow più grande

La barca è tuttora imbattuta nel Guinness dei primati.

Per saperne di più circa la marineria Kuwaitiana, è consigliabile visitare il Museo marittimo http://kuwaitnationalmuseum.weebly.com/

Barbara Amerio

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