Marina di Varazze - Foto archivio PressMare

Marina di Varazze - Foto archivio PressMare

Lo yacht del futuro non si costruisce soltanto in cantiere. Investimenti, infrastrutture e innovazione: il futuro dello yachting attraverso la lente di Mariana Mazzucato

Editoriale

04/11/2026 - 10:04

Con l’ultima puntata di “Oltre l’orizzonte”, Filippo Ceragioli conclude l’analisi del futuro dello yachting attraverso alcune delle principali teorie economiche contemporanee. Nelle puntate precedenti ha esaminato con Branko Milanović dove si concentrerà la ricchezza necessaria ad acquistare i prossimi yacht e con Kenneth Rogoff quali condizioni economiche potranno favorire o ritardare gli acquisti. Con Daron Acemoglu ha analizzato come tecnologia, competenze e produttività influenzeranno la competitività dei cantieri. La chiave di lettura è ora il lavoro di Mariana Mazzucato, economista dell’University College London nota per i suoi studi sul ruolo degli investimenti pubblici e sull’innovazione. La domanda è chi creerà le condizioni perché le innovazioni necessarie allo yachting del futuro possano svilupparsi davvero. Al centro ci sono porti e marine, infrastrutture energetiche, filiere industriali e collaborazione tra soggetti pubblici e privati.

Le puntate precedenti sono disponibili ai seguenti link:

Oltre l’orizzonte: l’economia come chiave di lettura dello yachting

Dove sarà la ricchezza che comprerà i prossimi yacht? Il futuro dello yachting attraverso la lente di Branko Milanović

La ricchezza c'è. Ma è il momento di comprare uno yacht? Il futuro dello yachting attraverso la lente di Kenneth Rogoff

Chi saprà costruire gli yacht di domani? Il futuro dello yachting attraverso la lente di Daron Acemoglu

 

Il futuro dello yachting dipenderà dalla capacità dei cantieri di innovare, ma anche dall'esistenza di infrastrutture, tecnologie e investimenti capaci di accompagnare questa trasformazione. È una prospettiva che emerge applicando al settore nautico alcune delle riflessioni dell'economista Mariana Mazzucato.

Nei precedenti articoli di questa serie abbiamo affrontato tre questioni: attraverso Branko Milanović, dove si concentrerà la ricchezza necessaria ad acquistare i prossimi yacht; con Kenneth Rogoff, quali condizioni economiche potranno favorire o ritardare gli acquisti; attraverso Daron Acemoglu, come tecnologia, competenze e produttività influenzeranno la competitività dei cantieri.

Resta però una quarta domanda: chi creerà le condizioni affinché le innovazioni necessarie allo yachting del futuro possano effettivamente svilupparsi?

È qui che diventa interessante il pensiero di Mariana Mazzucato, economista dell'University College London, nota per i suoi studi sul ruolo degli investimenti pubblici, sull'innovazione e sulla capacità delle istituzioni di contribuire alla formazione di nuovi mercati.

Non attribuiamo a Mazzucato previsioni specifiche sullo yachting, né posizioni espresse direttamente sul settore. Utilizziamo invece alcuni temi centrali dei suoi lavori per interpretare le trasformazioni dell'industria nautica.

Mariana Mazzucato - Fonte Wikipedia
Mariana Mazzucato - Fonte Wikipedia

L'innovazione non nasce nel vuoto

Uno dei contributi più conosciuti di Mazzucato riguarda il ruolo dello Stato nell'innovazione.

Nel suo libro The Entrepreneurial State, l'economista mostra come numerose tecnologie oggi considerate il risultato dell'iniziativa privata abbiano beneficiato, nelle loro fasi iniziali, di ricerca e investimenti pubblici.

Il punto non è contrapporre Stato e impresa, ma riconoscere che l'innovazione nasce spesso dall'interazione tra soggetti differenti, capaci di assumersi rischi e investire su orizzonti temporali diversi.

Applicando questa prospettiva allo yachting emerge una distinzione importante: un cantiere può sviluppare uno yacht tecnologicamente avanzato, ma non può necessariamente creare da solo tutte le condizioni che ne permetteranno l'utilizzo.

Può progettare un sistema di propulsione innovativo, ma non garantire la disponibilità del combustibile nei porti. Può installare sistemi elettrici sofisticati, ma non assicurare che ogni marina disponga della potenza necessaria per alimentarli.

Può investire in materiali a minore impatto ambientale, ma dipendere comunque dall'esistenza di filiere industriali capaci di produrli, certificarli, recuperarli o riciclarli.

Il progresso del singolo yacht può quindi essere più rapido di quello dell'ecosistema in cui dovrà operare.

Il limite della transizione ambientale

La decarbonizzazione offre probabilmente l'esempio più evidente.

Negli ultimi anni la nautica ha sperimentato propulsioni ibride, sistemi di accumulo, ottimizzazione energetica, combustibili alternativi e soluzioni per ridurre i consumi.

Sono sviluppi significativi, ma presentano caratteristiche molto diverse in termini di maturità tecnologica, applicabilità e benefici ambientali.

Migliorare l'efficienza energetica di uno yacht può produrre risultati relativamente immediati. Sostituire una parte rilevante dei combustibili tradizionali richiede invece una trasformazione che va ben oltre la costruzione dell'imbarcazione.

Occorrono disponibilità del prodotto, infrastrutture di distribuzione, procedure di sicurezza, standard tecnici, personale formato e condizioni economiche sostenibili.

Per alcune tecnologie, come l'idrogeno o determinati combustibili sintetici, restano inoltre questioni legate alla produzione, al trasporto, allo stoccaggio e alle emissioni complessive lungo il ciclo di vita.

La disponibilità di una soluzione tecnica a bordo non equivale, dunque, alla sua praticabilità commerciale su larga scala.

È una distinzione importante anche per gli armatori. Uno yacht è un investimento destinato a operare per molti anni e in aree geografiche differenti. La scelta tecnologica deve quindi tenere conto non soltanto delle prestazioni attuali, ma anche dell'affidabilità delle infrastrutture future.

Il porto diventa parte del prodotto

Guardando lo yachting attraverso questa lente, cambia anche il ruolo delle marine.

Tradizionalmente considerate soprattutto infrastrutture di ormeggio e servizi, potrebbero assumere un'importanza crescente nella transizione tecnologica della flotta.

La disponibilità di alimentazione elettrica da terra, per esempio, può consentire di ridurre l'utilizzo dei generatori durante la permanenza in porto. Il risultato dipende però dalla potenza effettivamente disponibile, dalle caratteristiche della rete e dall'origine dell'energia utilizzata.

Per le imbarcazioni più grandi, l'infrastruttura necessaria può essere particolarmente impegnativa.

Il problema non riguarda soltanto il singolo marina operator. Coinvolge gestori delle reti elettriche, autorità portuali, amministrazioni, fornitori di tecnologia e investitori.

La prospettiva di Mazzucato suggerisce di leggere queste necessità non come interventi isolati, ma come parti di una trasformazione che richiede coordinamento.

Un porto capace di accompagnare l'evoluzione energetica degli yacht potrebbe diventare un elemento di attrattività per determinate tipologie di armatori, così come la disponibilità di servizi tecnici qualificati lo è già oggi.

Ne deriva una conseguenza: la competitività dello yachting non si giocherà esclusivamente tra cantieri, ma anche tra territori e sistemi infrastrutturali.

Il mercato cresce, ma gli investimenti hanno tempi diversi

Secondo The State of Yachting 2026 di SuperYacht Times, nel 2025 sono entrati nella flotta 204 nuovi superyacht di almeno 30 metri. All'inizio del 2026 risultavano inoltre 685 unità in costruzione.

Sono numeri che descrivono un settore industriale significativo, caratterizzato però da cicli produttivi lunghi e investimenti complessi.

La costruzione di un superyacht può richiedere diversi anni. Le infrastrutture necessarie a sostenere nuove tecnologie possono avere tempi di realizzazione altrettanto lunghi, se non superiori.

Questo crea un problema di coordinamento.

Un cantiere potrebbe essere riluttante a investire su una tecnologia per la quale non esiste ancora una rete di supporto adeguata. Un operatore portuale potrebbe, a sua volta, rimandare un investimento perché il numero di yacht in grado di utilizzare quel servizio è ancora limitato.

Entrambi i comportamenti possono essere economicamente razionali. Il risultato collettivo, tuttavia, rischia di essere un rallentamento dell'innovazione.

È proprio in situazioni di questo genere che diventa interessante il concetto di mission-oriented innovation, sviluppato da Mazzucato: individuare obiettivi condivisi e organizzare intorno a essi investimenti, ricerca e collaborazione tra attori pubblici e privati.

Nel caso dello yachting, questo non significa necessariamente introdurre nuovi incentivi dedicati agli yacht. Significa piuttosto comprendere come il settore possa beneficiare di investimenti più ampi nella portualità, nell'energia, nella ricerca sui materiali e nelle competenze industriali.

Una questione anche per l'industria italiana

L'Italia dispone di una filiera nautica articolata, che comprende grandi cantieri, produttori di componenti, studi di progettazione, aziende specializzate e una rete di competenze distribuita sul territorio.

Questa struttura rappresenta uno dei punti di forza del settore, ma rende particolarmente importante il coordinamento tra imprese di dimensioni differenti.

Una grande azienda può disporre delle risorse necessarie per sviluppare nuove tecnologie o partecipare a progetti di ricerca internazionali. Per un piccolo fornitore, sostenere autonomamente gli stessi investimenti può essere molto più difficile.

Eppure, la capacità innovativa del prodotto finale dipende spesso proprio da queste imprese.

Materiali, sistemi di bordo, elettronica, trattamenti superficiali, impiantistica e processi produttivi coinvolgono competenze che non risiedono necessariamente all'interno del cantiere.

La questione diventa quindi come trasferire innovazione lungo l'intera filiera.

Università, centri di ricerca, programmi industriali e collaborazioni tra imprese possono contribuire a ridurre la distanza tra sperimentazione e applicazione commerciale.

Il vantaggio competitivo non dipenderà soltanto dalla capacità di sviluppare una nuova tecnologia, ma anche dalla velocità con cui il sistema industriale riuscirà a renderla affidabile, accessibile e replicabile.

Chi paga l'innovazione e chi ne raccoglie i benefici?

Un altro tema centrale nel lavoro di Mazzucato riguarda la distribuzione dei rischi e dei benefici dell'innovazione.

Quando un progetto richiede investimenti collettivi, è legittimo interrogarsi su come il valore generato venga distribuito tra chi contribuisce al suo sviluppo.

Trasferendo questa riflessione alla nautica, il tema non riguarda soltanto i finanziamenti pubblici.

Riguarda anche i rapporti tra cantieri e fornitori, tra chi sviluppa una tecnologia e chi la commercializza, tra chi investe nella sperimentazione e chi beneficia della sua diffusione.

Un'impresa può sostenere costi elevati per sviluppare una soluzione che, una volta validata, diventa disponibile anche ai concorrenti. È uno dei motivi per cui la collaborazione industriale richiede modelli economici e contrattuali adeguati.

L'innovazione condivisa non elimina la competizione. Può però contribuire a creare condizioni nelle quali più imprese riescono a sviluppare prodotti migliori, mantenendo ciascuna il proprio vantaggio competitivo.

La prossima competizione sarà sulla capacità di coordinarsi

Nei prossimi 12–24 mesi è ragionevole attendersi che gran parte dei risultati più concreti continui a provenire da tecnologie già disponibili: maggiore efficienza energetica, gestione intelligente dei consumi, ottimizzazione dei processi produttivi e migliore integrazione dei sistemi di bordo.

Su un orizzonte di tre-cinque anni, diventerà invece sempre più importante osservare quanto rapidamente infrastrutture, filiere e investimenti riusciranno ad accompagnare l'evoluzione dei prodotti.

Non è una previsione attribuibile a Mazzucato, ma una possibile conclusione dell'applicazione del suo approccio al settore.

I quattro economisti utilizzati in questa serie permettono così di osservare il futuro dello yachting da prospettive complementari.

Milanović ci aiuta a capire dove potrebbe concentrarsi la ricchezza. Rogoff quali condizioni potrebbero favorirne l'impiego. Acemoglu quali sistemi industriali potrebbero trasformarla in prodotti competitivi.

Mazzucato aggiunge una quarta dimensione: quali investimenti e quali forme di collaborazione renderanno possibile la prossima generazione di innovazioni.

Perché il futuro dello yachting non dipenderà soltanto da chi saprà progettare e costruire lo yacht migliore, ma anche da chi avrà contribuito a creare le condizioni perché quello yacht possa davvero esprimere il proprio potenziale.

Filippo Ceragioli

 

Riferimenti principali: Mariana Mazzucato, The Entrepreneurial State (2013) e Mission Economy (2021); SuperYacht Times, The State of Yachting 2026.

 

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