Stassi Anastassov
Ferretti Group, Anastassov traccia la rotta a Cannes
A circa cento giorni dall’assunzione dell’incarico di CEO, Stassi Anastassov ha utilizzato la conferenza stampa di Ferretti Group al Cannes Yachting Festival 2026 soprattutto per spiegare quale direzione intende imprimere al gruppo. Pochi numeri, per scelta dichiarata, e molta attenzione invece al modello industriale, commerciale e organizzativo. Sul primo semestre il giudizio è stato esplicito: Anastassov ha detto di non esserne soddisfatto e di considerare proprio compito recuperare terreno nella seconda parte dell’anno, pur precisando che nessuno può garantirne il risultato. La stagione dei saloni, da Cannes a Monaco e Genova, seguita dagli appuntamenti di Fort Lauderdale e Hong Kong, diventa quindi uno dei passaggi attraverso i quali Ferretti Group punta a esprimere meglio il proprio potenziale.
La base sulla quale il CEO intende lavorare è innanzitutto il patrimonio costituito dai sette marchi del gruppo. Anastassov li considera un’eredità costruita nel tempo, fatta di storia, design e identità, che deve essere preservata ma soprattutto differenziata con maggiore precisione. Riva, fondata nel 1842 da Pietro Riva, è stata utilizzata come esempio della profondità storica di un patrimonio che difficilmente può essere replicato da marchi di recente costituzione. A questo si affianca un secondo elemento ritenuto strutturale: l’italianità della produzione. Ferretti Group dispone di sette cantieri in Italia e, nella lettura di Anastassov, la costruzione di uno yacht non può essere trattata come una produzione industriale facilmente trasferibile da un Paese all’altro sulla base del costo del lavoro. Cantieristica nautica significa competenze sullo scafo, progettazione, innovazione e soprattutto una rete di centinaia di fornitori e migliaia di persone, spesso appartenenti ad aziende familiari che lavorano da lungo tempo con i marchi del gruppo. Da qui anche l’attenzione alla formazione e alla disponibilità di competenze tecniche nei territori nei quali sono insediati i cantieri.
Il terzo elemento è la disciplina commerciale. Anastassov ha chiarito di non voler impostare la politica di vendita sulla rincorsa alle condizioni offerte dalla concorrenza, soprattutto quando il confronto avviene con marchi privi, a suo giudizio, dello stesso patrimonio di prodotto, tecnologia, assistenza e supporto. Il problema, secondo il CEO, nasce spesso non dai grandi scostamenti di prezzo ma dalla successione di concessioni apparentemente limitate: centomila euro su una trattativa, trecentomila su un’altra, mezzo milione su quella successiva. È così, ha spiegato, che progressivamente si erode la disciplina commerciale e con essa il posizionamento del brand. Per Ferretti Group la politica di prezzo dovrà quindi essere maggiormente legata al valore espresso dai marchi, dalla tecnologia e dai servizi che accompagnano il prodotto.
Ancora più rilevante appare il cambio di prospettiva sul rapporto con il cliente. Ferretti Group consegna ogni anno, secondo i numeri indicati da Anastassov, fra 200 e 250 yacht: una platea relativamente circoscritta di armatori, caratterizzata però da aspettative molto elevate e da esigenze fortemente individuali. Per il CEO questo significa che la relazione non può esaurirsi con la vendita. Al contrario, “the real relationship with an owner starts after a boat has been delivered”: è dopo la consegna, quando lo yacht viene effettivamente utilizzato, che comincia la parte più impegnativa del rapporto fra cantiere e armatore. Anastassov ha definito questi momenti “moments of truth”, quelli nei quali il cliente utilizza concretamente il bene per il quale ha investito milioni e si aspetta dal costruttore una presenza coerente con quel livello di acquisto.

È proprio su questo terreno che arriva uno dei primi interventi concreti annunciati a Cannes: il potenziamento della garanzia ufficiale attraverso la “+1 Year Ferretti Quality Promise”. Il programma integra la garanzia standard con un ulteriore anno di copertura per gli yacht fino a 45 metri di tutti i brand Ferretti Group e si applica ai contratti di acquisto sottoscritti dal 1° settembre 2026. Non si tratta di un’estensione generalizzata a ogni componente dello yacht: la copertura supplementare riguarda i principali elementi ingegneristici e i sistemi funzionali di bordo, mentre ne restano esclusi gli aspetti puramente estetici. La sua validità è inoltre subordinata al rispetto delle procedure previste e all’esecuzione dei controlli e degli interventi di manutenzione programmata presso i centri di assistenza ufficiali dei marchi del gruppo.
La Ferretti Quality Promise assume così anche una funzione che va oltre l’estensione temporale della garanzia. Le ispezioni periodiche obbligatorie eseguite da personale autorizzato consentono infatti al costruttore di mantenere un rapporto continuativo con lo yacht e con il suo armatore anche oltre il periodo di garanzia standard. Il programma si inserisce, secondo quanto spiegato dal gruppo, negli investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e controllo qualità e nei processi di verifica applicati durante le diverse fasi della costruzione. A questo si aggiunge la rete internazionale di assistenza post-vendita di Ferretti Group nei principali hub nautici.
“Il nostro impegno nei confronti degli armatori non si misura solo attraverso la bellezza e le prestazioni delle nostre imbarcazioni, ma anche attraverso la tranquillità con cui scelgono di vivere il mare”, ha spiegato Anastassov. “Con l’introduzione della Ferretti Quality Promise, aggiungiamo alla garanzia standard un ulteriore livello di protezione, focalizzato su quello che conta davvero: la precisione delle installazioni, la qualità della lavorazione e la solidità delle nostre soluzioni ingegneristiche”. Nell’intervento tenuto a Cannes il CEO aveva del resto sottolineato come l’ampliamento della garanzia rappresentasse un impegno economico concreto per il costruttore e, allo stesso tempo, una manifestazione della fiducia riposta nella qualità del prodotto.
Questa impostazione entra in un sistema di valutazione del business articolato su nove aree che Anastassov ha paragonato agli strumenti da tenere sotto controllo in un cockpit: forza del brand, competitività del portafoglio, velocità di sviluppo, innovazione, qualità, tecnologia, gestione della relazione con gli armatori, valore residuo, marketing ed eventi e organizzazione. La trascrizione restituisce in realtà una sovrapposizione fra alcune di queste voci, ma il concetto espresso dal CEO è chiaro: ciascuna area dovrà essere oggetto di interventi specifici. Sul fronte tecnologico, in particolare, Anastassov distingue tra il semplice utilizzo delle migliori tecnologie disponibili sul mercato e la capacità di svilupparle direttamente, insieme ai fornitori e ai team interni, in modo da costruire un vantaggio destinato a durare nel tempo.
Anche il valore residuo dello yacht entra in questa impostazione. Secondo Anastassov, la capacità di un prodotto di mantenere quotazioni elevate sul mercato dell’usato costituisce una misura della sua desiderabilità e quindi anche della qualità del lavoro svolto dal costruttore. L’obiettivo dichiarato è fare in modo che gli yacht del gruppo possano distinguersi anche per il valore di rivendita, evitando la dinamica di forte svalutazione immediatamente successiva all’acquisto che caratterizza molti beni durevoli. Parallelamente, marketing ed eventi continueranno a essere utilizzati per costruire una comunità attorno ai marchi, agli armatori, ai dealer, ai designer e alle persone coinvolte nel gruppo, ma con strategie di marketing più chiaramente definite per ciascun brand.
La strategia riguarda però anche il modo nel quale Ferretti Group governerà il proprio portafoglio prodotto. Anastassov ha contestato apertamente l’idea che ogni marchio debba necessariamente presentare continuamente delle novità per alimentare l’attenzione del mercato e dei media. “We are selling brands. We’re not selling news”, ha sintetizzato. Un’affermazione che introduce una logica diversa nella gestione del ciclo di vita dei modelli: un prodotto che continua a essere richiesto non deve necessariamente essere sostituito soltanto perché è trascorso un determinato periodo dal lancio. Il CEO ha citato il caso di modelli Riva ancora richiesti anni dopo la presentazione e quello di Itama, dove la necessità di fare spazio a una novità avrebbe potuto portare a sacrificare un modello ancora apprezzato dal mercato. L’obiettivo è quindi evitare che la ricerca della novità diventi essa stessa il criterio con cui governare la gamma. Anastassov ha inoltre confermato l’esistenza di un nuovo progetto in sviluppo, spiegando però di non volerlo ancora mostrare perché ritenuto prematuro.
Un’impostazione che si collega direttamente alla natura multi-brand di Ferretti Group. Sette marchi consentono infatti di distribuire innovazione e novità nel tempo senza imporre a ciascuno di essi un continuo ricambio di prodotto. Per Anastassov il valore del gruppo nasce dalla combinazione fra i brand e le persone che vi lavorano: designer, rete commerciale, collaboratori e professionalità che nel tempo hanno costruito un legame con Ferretti Group. Il CEO ha indicato inoltre l’innovazione e la riorganizzazione delle vendite fra i fronti sui quali saranno comunicate a breve ulteriori novità.
Un capitolo specifico riguarda CRN, sul quale Anastassov ha rimandato ulteriori approfondimenti al Monaco Yacht Show. Ha però anticipato un elemento che, ha ammesso, lo ha sorpreso dopo il suo ingresso nel gruppo. La sua percezione iniziale era quella di un marchio concentrato essenzialmente sulla costruzione totalmente custom, partendo dal progetto desiderato dall’armatore. Il confronto con i clienti gli avrebbe invece mostrato una domanda diversa e più articolata: potenziali armatori interessati a yacht di grandi dimensioni chiedono al cantiere di mostrare preventivamente come potrebbe configurarsi, per esempio, uno yacht di 90 metri o un progetto di dimensioni inferiori. Anastassov vede quindi nel patrimonio dei marchi del gruppo una capacità di attrazione che può essere trasferita anche nel processo di sviluppo dei grandi yacht CRN, aprendo una riflessione sull’integrazione tra identità di marca e progettazione custom.
Dietro i singoli interventi emerge così una linea comune: Ferretti Group non intende basare la propria crescita soltanto sull’aumento delle novità di prodotto. Anastassov mette al centro la capacità di far rendere maggiormente asset che il gruppo possiede già – sette marchi, sette cantieri italiani, competenze tecniche, rete di fornitori, tecnologia e una base relativamente circoscritta di armatori – intervenendo contemporaneamente sulla disciplina commerciale, sul servizio, sull’organizzazione e sulla differenziazione dei brand.
La condizione perché questa impostazione produca risultati, secondo il CEO, resta però l’esecuzione. Strategia, execution e persone sono state indicate come tre componenti inseparabili: senza le professionalità capaci di trasformare le decisioni in attività concrete, la strategia rimane un esercizio teorico. È probabilmente questo il passaggio che sintetizza meglio l’intervento di Cannes: Anastassov ha ereditato un gruppo che definisce già a un buon livello di business, ma ritiene che praticamente ogni sua area presenti margini di miglioramento. La “+1 Year Ferretti Quality Promise” rappresenta il primo intervento reso concreto e misurabile; gli altri, ha anticipato il CEO, arriveranno progressivamente nelle diverse aree sulle quali il gruppo ha deciso di intervenire.
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