Addio a Carlo Borlenghi, lo sguardo che ha raccontato la vela
Carlo Borlenghi non si limitava a fotografare le regate. Sapeva raccontarle, intuendo prima degli altri dove sarebbe accaduto qualcosa e trasformando una manovra, un’onda o lo sguardo di un velista in un’immagine destinata a rimanere. Con la sua scomparsa, il mondo della vela perde il fotografo che più di ogni altro ne ha costruito la memoria visiva in quasi cinquant’anni.
Nato a Bellano, sul Lago di Como, Borlenghi aveva iniziato seguendo le regate locali. La svolta arrivò nel 1983, quando a 27 anni documentò a Newport la prima partecipazione italiana all’America’s Cup con Azzurra. Da allora la sua storia professionale si è intrecciata con quella delle più importanti regate internazionali e con le campagne italiane - e non solo - di Coppa: da Il Moro di Venezia a Luna Rossa, oltre all’avventura vincente di Alinghi. Ha seguito ogni edizione dell’America’s Cup dal 1983, diventando uno dei fotografi di riferimento della competizione.
Il suo archivio attraversa però un territorio molto più vasto. Le più grandi regate internazionali, le grandi classiche sponsorizzate Rolex, i giri del mondo, le imprese oceaniche di Giovanni Soldini, la Barcolana di Trieste, le barche classiche e i superyacht: Borlenghi ha fotografato ogni espressione del rapporto tra l’uomo, la vela e il mare. Non cercava soltanto l’immagine spettacolare. Nei suoi scatti erano altrettanto importanti la fatica, l’attesa, la concentrazione degli equipaggi e quei dettagli che permettono a una fotografia sportiva di andare oltre la cronaca per diventare racconto.
La sua capacità consisteva anche nel conoscere profondamente ciò che stava osservando. Fotografare una regata richiede di comprendere il vento, le manovre, la posizione delle barche e ciò che potrebbe accadere pochi secondi dopo. Significa trovare il punto giusto senza interferire con la competizione, lavorare su un mezzo in movimento e consegnare rapidamente immagini capaci di soddisfare esigenze giornalistiche e di comunicazione. Borlenghi aveva trasformato tutto questo in un metodo di lavoro riconoscibile, fatto di preparazione, esperienza, puntualità e attenzione assoluta per il risultato.
È proprio questo metodo a rappresentare una parte fondamentale della sua eredità. Accanto al patrimonio sterminato di immagini, Carlo lascia infatti lo Studio Borlenghi e i suoi “ragazzi”, i fotografi che negli anni ha portato con sé sui campi di regata, insegnando loro come muoversi e fotografare in mare.
Non ha cercato di creare copie di sé stesso. Ha trasmesso conoscenze e una mentalità, lasciando poi ciascuno libero di sviluppare la propria sensibilità e di esprimersi attraverso uno stile personale. La firma Studio Borlenghi è diventata così il risultato di un lavoro collettivo, fondato su un’impostazione comune ma capace di accogliere sguardi differenti. Alcuni dei professionisti che ne fanno parte lavorano al suo fianco da quasi vent’anni, partecipando alla costruzione di un’identità che va oltre il contributo del singolo fotografo.
Per questo il lavoro di Carlo Borlenghi non si interromperà con la sua scomparsa. Continuerà nelle fotografie conservate negli archivi, nei libri, nelle riviste e nelle immagini che hanno fatto conoscere la vela anche a chi non l’ha mai praticata. Ma continuerà soprattutto attraverso le persone che ha formato, nei fotografi che saliranno ancora su un gommone, su un’elicottero o useranno un drone, studieranno il vento e il campo di regata e cercheranno di trovarsi nel posto giusto nell’istante decisivo.
La vela perde una delle sue figure più conosciute e amate, un professionista che ha attraversato epoche profondamente diverse, dalla pellicola al digitale, mantenendo intatta la capacità di emozionarsi e di emozionare. Restano il suo sguardo sul mare e il suo insegnamento, che continueranno a vivere nel lavoro dello Studio Borlenghi e nella cura con la quale sua moglie Alessandra, da sempre al fianco di Carlo anche professionalmente, manterrà certamente viva la sua memoria e le immagini che ci ha lasciato.
©PressMare - riproduzione riservata
