M.A.R.E. fa tappa a Salerno: a Marina d’Arechi i risultati del monitoraggio del Mediterraneo

Portualità

24/06/2026 - 17:00
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Il Mediterraneo come laboratorio scientifico a cielo aperto e il mare come patrimonio da conoscere per poterlo proteggere. Sono questi i temi al centro della tappa salernitana della quinta edizione di M.A.R.E. (Marine Adventure for Research & Education), ospitata da Marina d’Arechi, che ha accolto per la seconda volta il progetto promosso dalla Fondazione Centro Velico Caprera ETS in collaborazione scientifica con One Ocean Foundation.

L’iniziativa, dedicata alla raccolta di dati sullo stato di salute del Mar Mediterraneo e alla sensibilizzazione sui temi della tutela ambientale e della biodiversità marina, si è confermata un’occasione di confronto tra ricerca scientifica, istituzioni, operatori del mare e cittadini.

Aprendo l’incontro, il presidente di Marina d’Arechi, Agostino Gallozzi, ha sottolineato il ruolo che i porti turistici possono svolgere nella diffusione della cultura della sostenibilità e della conoscenza scientifica. Gallozzi ha ricordato come Marina d’Arechi abbia orientato fin dalla progettazione le proprie attività verso la responsabilità ambientale, evidenziando che la tutela del mare rappresenta non solo un dovere, ma anche un elemento strategico per lo sviluppo della Blue Economy, della competitività dei territori costieri e del benessere delle comunità che vivono e lavorano sul mare.

Nel suo intervento ha inoltre proposto una maggiore attenzione alla formazione ambientale dei diportisti, auspicando che le buone pratiche per la tutela del mare trovino spazio anche nei percorsi dedicati al conseguimento delle patenti nautiche.

A ribadire il valore della collaborazione con Marina d’Arechi è stato anche Enrico Bertacchi, Segretario Generale della Fondazione Centro Velico Caprera ETS, che ha evidenziato l’importanza di condividere con il pubblico i risultati delle attività scientifiche e di promuovere una partecipazione sempre più ampia ai temi della conservazione del Mediterraneo.

All’evento hanno preso parte, tra gli altri, Maurizio Trogu, Delegato Regionale LNI Campania e Basilicata Tirrenico, Giuseppe Iovane, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, Gianluigi Paduano, Dirigente Medico Veterinario UOS Ittiopatologia IZSM, e Mariarosaria Morelli, referente scientifica del Progetto Thalassonia.

Giunto alla quinta edizione, M.A.R.E. si è affermato come uno dei principali programmi di ricerca e divulgazione dedicati al Mediterraneo. Il 2026 segna il ritorno delle attività nel Mar Tirreno e l’avvio di un nuovo quadriennio di monitoraggio, che si svilupperà fino al 2029 con l’obiettivo di garantire continuità e comparabilità dei dati raccolti e di ampliare le tematiche di ricerca attraverso nuovi approcci di analisi degli ecosistemi marini.

Fulcro operativo del progetto è il catamarano Caprera, trasformato in una piattaforma scientifica galleggiante sulla quale si alternano ricercatori provenienti da università e centri di ricerca italiani ed europei. A bordo vengono svolte attività di raccolta dati, elaborazione di tesi e report scientifici e produzione di pubblicazioni dedicate allo studio del Mediterraneo.

Il protocollo scientifico si sviluppa attorno a quattro macroaree: inquinamento ambientale, inquinamento acustico, monitoraggio della biodiversità marina e cambiamento climatico. Tra gli obiettivi principali figurano la ricerca scientifica, la divulgazione dei risultati e la collaborazione con istituzioni e autorità nazionali e internazionali per l’individuazione di pratiche condivise a tutela del mare.

Partita il 16 maggio dalla base della Marina Militare di La Maddalena, storico patrocinatore del progetto, la missione 2026 del catamarano Caprera si concluderà il prossimo 22 luglio dopo dieci settimane di attività.

Nel corso dell’incontro, Martina Pè, biologa marina e coordinatrice scientifica di M.A.R.E., ha illustrato anche i risultati delle attività di monitoraggio svolte lungo le coste campane.

I dati presentano un quadro complessivamente positivo. Le analisi effettuate mostrano concentrazioni di diversi metalli, tra cui cromo, cadmio, mercurio, manganese, ferro, zinco e piombo, in linea o inferiori rispetto alla media rilevata nel Tirreno, suggerendo una minore influenza di sorgenti industriali diffuse.

È stato invece osservato un moderato arricchimento di rame e cobalto, fenomeno attribuito principalmente a processi costieri locali, come le attività portuali, gli apporti fluviali e la produttività biologica dell’area.

Per quanto riguarda i PCB, i livelli registrati lungo le coste campane risultano intermedi rispetto all’insieme dei campioni raccolti nel bacino tirrenico e significativamente inferiori a quelli rilevati in alcune delle più note aree di contaminazione del Mediterraneo, tra cui Marsiglia e Barcellona.

Le analisi relative al DDT, infine, confermano l’assenza di apporti recenti: le concentrazioni rilevate risultano infatti riconducibili a contaminazioni storiche dell’area.

©PressMare - riproduzione riservata

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