Francesco Guida, photo © Giovanni Malgarini/Top Yacht Design

Francesco Guida, photo © Giovanni Malgarini/Top Yacht Design

Francesco Guida: Il vero lusso? Vivere bene il mare, non impressionare il pontile

Yacht Design

27/02/2026 - 08:30

Nel cuore del Boot Düsseldorf, il più importante salone nautico indoor al mondo, dove ogni anno si concentrano visioni, tendenze e dichiarazioni di intenti dell’industria nautica internazionale, abbiamo incontrato Francesco Guida, architetto navale e designer napoletano autore di innumerevoli progetti per i più prestigiosi marchi della nautica made in Italy.

Tra stand scenografici, innovazioni tecnologiche e una forte spinta verso soluzioni sempre più appariscenti, il suo approccio appare quasi controcorrente. Nessuna rincorsa all’effetto sorpresa, nessuna ostentazione gratuita. Piuttosto, una riflessione lucida su ciò che una barca dovrebbe essere prima di tutto: marina.

In un contesto in cui il mercato sembra oscillare tra spettacolarizzazione e sperimentazione stilistica, Guida riporta il discorso su tre parole chiave: equilibrio, funzionalità, esperienza reale di mare. Il progetto presentato a Düsseldorf nasce infatti da un’idea tanto semplice quanto radicale: creare mini-motoscafi capaci di offrire spazi realmente vivibili e protetti, senza cedere alla tentazione dei gadget o delle soluzioni effimere.

Ne è nata una conversazione franca, a tratti provocatoria, che va oltre il singolo modello e tocca temi più ampi: il senso del lusso, la responsabilità del progettista, il rapporto tra forma e marinità, e la capacità di un design di restare attuale nel tempo.

PressMare - Francesco, partiamo dall’idea alla base del progetto. Qual è stato il concetto che ha guidato lo sviluppo di questa nuova linea di motoscafi?

Francesco Guida - L’idea è molto semplice, in realtà. Oggi il mercato chiede spazi vivibili e ampi durante il giorno, ma allo stesso tempo protetti. I center console, per quanto molto diffusi, non offrono vere zone riparate. Abbiamo quindi scelto di tornare a una disposizione più classica: parabrezza, tettino e prua pontata. Anche perché, con una postazione di guida molto avanzata, lo spazio residuo a prua è limitato: non ha senso forzare un walkaround solo per raggiungere un prendisole minimo.

Questa scelta ci ha permesso di progettare pozzetti molto abitabili, con diverse aree funzionali: zona sole, area relax, spazio pranzo protetto, intrattenimento — anche per guardare eventi sportivi estivi. Un layout pensato per vivere la barca davvero.

"Marinità" prima dei gadget

PM - Oltre al layout, quali sono stati gli altri pilastri progettuali?

FG - Oggi molti sono presi dalla corsa a inserire gadget: terrazze apribili, soluzioni scenografiche… spesso poco marine. Noi abbiamo voluto fare una barca molto marina, prima di tutto. Carena a V profondo, niente redan — che molti inseriscono senza sapere davvero perché. Una monoedrica con 22 gradi a poppa: una carena seria, collaborata, fatta per navigare. Ma marinità significa anche accessibilità tecnica: locali macchine spaziosi, facilità di manutenzione, pompe e generatori ispezionabili. Una barca marina non è solo come naviga, ma anche come si mantiene. Il tutto con un look moderno ma pulito, evitando di inseguire le mode. L’equilibrio delle forme vale più delle vetrature strane o degli effetti speciali.

“Chi va per mare progetta diversamente”

PM - Nel tuo lavoro quanto spesso un’idea iniziale deve cambiare per diventare realmente costruibile?

FG - Io ho 39 anni di attività. Sono nato in una famiglia che aveva barche, ho passato la vita per mare. Per me il processo è immediato: non riesco a disegnare una forma senza pensare a come scarica l’acqua, a come si vive a bordo, a cosa succede all’ancora con un po’ di maretta. Vedo tante barche bellissime, ma fantasiose. Evidentemente progettate da chi non ha mai passato un corpo morto da prua o non ha mai sentito le onde battere sotto una plancetta troppo lunga. Le mie plancette sono corte, lo scafo arriva indietro. Per esperienza: ho avuto barche che all’ancora facevano un rumore insopportabile per colpa di scelte sbagliate. L’esperienza reale in mare cambia tutto.

“Il lusso non è apparire, è godersi la vita”

PM - Oggi il vero lusso in uno yacht è immagine o qualità dell’esperienza a bordo?

FG - Ci sono due concezioni di lusso. Quella dell’apparire, molto legata ai nuovi ricchi.
E quella del godersi la vita. Per me il lusso è avere un oggetto che ti dà soddisfazione personale, non che dimostri qualcosa agli altri. In barca il lusso è spazio vero, comfort reale, niente orpelli inutili che rubano vivibilità. Linee semplici, pulite. Comfort autentico. Questo è lusso.

“Un progetto deve essere senza tempo”

PM - Quando progetti uno yacht pensi già a come invecchierà tra 10 o 20 anni?

FG - Assolutamente sì. Ci sono due strade: o fai qualcosa per stupire oggi, o fai qualcosa che duri nel tempo. Per durare, serve equilibrio delle forme. Quando un oggetto è troppo disegnato, troppo carico, si data immediatamente. Se invece ha poche linee pulite e proporzioni armoniche, diventa senza tempo. Un Magnum del 1986 oggi è ancora bellissimo. Perché è semplice, equilibrato. Altre barche, molto elaborate, si riconoscono subito come figlie di un’epoca. La semplicità è ciò che rende un progetto eterno.

“Controcorrente? Forse. Ma il mare non mente.”

PressMare - Ti senti controcorrente rispetto ad alcune tendenze del mercato?

FG - Probabilmente sì. Ma a volte essere controcorrente paga. Il mare non mente. Se una barca funziona, funziona sempre. Se è solo apparenza, prima o poi si vede.

Filippo Ceragioli

©PressMare - riproduzione riservata

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