The Maltese Falcon 88m, il Falcon Rig - photo by Giuliano Sargentini

The Maltese Falcon 88m, il Falcon Rig - photo by Giuliano Sargentini

Maltese Falcon, veliero hi-tech di 88 metri e la sfida con Mirabella V

Didattica e tecnica

28/08/2023 - 09:00

Rinasce uno dei velieri più famosi del mondo che ha segnato una pietra miliare nella storia della navigazione a vela. Facciamo il punto sul funzionamento di questo rivoluzionario sistema velico.

The Maltese Falcon è il più celebrato veliero degli ultimi anni. Grazie all’importante investimento della nuova società armatrice, il refit effettuato da Lusben – divisione refit del gruppo Azimut Benetti – ha riportato a nuova vita questa leggenda della vela. Con innumerevoli premi ricevuti e milioni di visualizzazioni dei video che lo ritraggono, questo moderno clipper ha stabilito una pietra miliare nella storia della tecnologia velica. Fabio Perini amava dire che il Falcone non era certo una barca d’epoca, quanto piuttosto una barca che avrebbe fatto epoca e ancora oggi il fascino e la fama dell’ammiraglia della flotta Perini Navi restano imbattuti.

The Maltese Falcon doppia il 56m Caoz 14 alla Perini Navi Cup del 2018

Il progetto di questo clipper nasce dall’incontro fra l’inventore toscano e Tom Perkins, celeberrimo pioniere della new economy e yachtsman di grandissima esperienza. Al loro connubio si deve la realizzazione di un sistema velico che ad oggi resta insuperabile per efficienza, sicurezza e semplicità di manovra per velieri di grandi dimensioni.

da sinistra, Giancarlo Ragnetti, Tom Perkins e Fabio Perini durante la costruzione del The Maltese Falcon

Alla base dell’armo del Falcone c’è il Dynarig, uno studio realizzato negli anni ’70 dall’università di Amburgo per ridurre i consumi energetici sulle navi da trasporto. La ricerca, esclusivamente teorica, calcolava l’efficienza aerodinamica di un profilo alare ottimizzato da un angolo di curvatura dei pennoni di 12°. Lo studio rimase puramente teorico anche perché i materiali all’epoca disponibili non ne avrebbero consentito la realizzazione. Agli inizi degli anni 2000 Gerard Dijkstra ed il suo team proposero il concetto Dynarig a Fabio Perini e Tom Perkins che ne capirono immediatamente la potenzialità e decisero di imbarcarsi in un progetto di ricerca e sviluppo durato 4 anni.

da sinistra: Gerard Dijkstra, Tom Perkins, Damon Roberts e Ken Freivokh

Il Falcon Rig, come funziona

Il sistema velico del Falcone si base su tre alberi autoportanti e ruotanti in carbonio su ciascuno dei quali sono montati 6 pennoni che portano 5 ordini di vele separate. L’intero piano velico raggiunge l’imponente superficie di 2400 metri quadri, ma il sistema è segmentato in 15 vele diverse che singolarmente hanno una superficie relativa e sono, quindi, piuttosto semplici da spiegare e ammainare. Una volta spiegate tutte le vele, ogni albero assume un profilo alare con altissima efficienza aereodinamica e con principi simili alle ali dei moderni paracaduti. Uno dei numerosi vantaggi del sistema è dato dalla possibilità di montare alberi d’altezza molto più contenuta rispetto a piani velici tradizionali. Per gli 88 metri di lunghezza di The Maltese Falcon, ad esempio, l’altezza massima dell’albero di maestra raggiunge i 58 metri, ben al di sotto del limite di ingombro aereo di 64 metri obbligatorio per attraversare lo stretto di Panama.

Falcon Rig: per ridurre il piano velico è sufficiente chiudere uno o più ordini di vele

Il piano velico frazionato

Il sistema di avvolgimento delle vele funziona tramite 15 avvolgitori comandanti da motori elettrici che lavorano assieme a 75 winch di dimensioni relativamente ridotte.  Ogni vela, inoltre, monta quattro semplici bracci di tensione che mandano il segnale di start-stop una volta che la vela ha finito il suo percorso di spiegamento. Il comando di apertura e chiusura vele è gestito dal touch screen nella plancia di comando. Per ottimizzare le potenze necessarie al funzionamento, è possibile spiegare un ordine di vele per volta, ovvero una vela per albero in sequenza, inviando potenza solo all’avvolgitore e ai winch selezionati. L’intero piano velico si spiega in circa 7 minuti.  Ed è proprio questa frammentazione, sia dell’imponente superficie velica che delle macchine che la controllano, uno dei fattori che determinano la semplicità operativa e l’affidabilità di manovra di questa nave.

 

Sketch di The Maltese Falcon

Forze in gioco, controlli e sicurezza 

Se la realizzazione degli avvolgitori e della logica di controllo delle vele, aspetti da sempre nucleo della tecnologia Perini Navi, è stata una sfida affrontata con relativo agio dal team di Fabio Perini, ben più complessa è stata l’ingegnerizzazione e realizzazione del sistema degli alberi ruotanti ed autoportanti. Ogni albero a pieno armo pesa attorno alle 25 tonnellate e deve sopportare grandissime tensioni sia sul momento flettente che sul momento torcente. I test condotti in fase di ricerca indicavano un momento torcente che poteva raggiungere i 1000 kiloNewton per metro ed un momento flettente in testa d’albero di oltre 3 metri. Le soluzioni adottate innanzitutto hanno riguardato il rafforzamento delle strutture dello scafo in acciaio e dei vari ponti in modo da redistribuire su tutta la barca le tensioni in gioco. Per il controllo costante degli stress operativi in atto sugli alberi, la società inglese Insensys ha inserito filamenti di fibra ottica negli strati di tela di carbonio con cui sono stati realizzati gli alberi. I filamenti di fibra ottica presentano degli snodi ad intervalli regolari ed è possibile rilevarne il disallineamento. Insensys ha creato, quindi, un algoritmo in grado di trasformare il dato di disallineamento in un dato di stress riportato in termini percentuali ed in tempo reale sul panello di controllo.  Se durante una navigazione a vela il pannello segnala una percentuale di stress eccessiva sull’albero è sufficiente ridurre il piano velico chiudendo uno o più ordini di vele o aggiustare l’andatura della nave.

Sketch del Rig di The Maltese Falcon

Per far ruotare gli alberi di 180° è stato creato un sistema di rotazione che poggia su una sella basculante che accompagna le flessioni naturali e strutturali dell’albero che, a sua volta, è inserito in una benna d’acciaio (un grande cestello metallico) su cui agiscono quattro motori idraulici che lavorano in coppia: due motori in azione e due in back up. I motori spingono due bracci di reazione che attraverso un sistema di cuscinetti, ingranaggi e tenute meccaniche imprimono al cestello la spinta per la rotazione.

I pennoni in carbonio di The Maltese Falcon

I 60 cavi che alimentano e controllano le varie macchine istallate su ogni albero passano in una sella dedicata che si muove in contro rotazione all’albero evitando, così, incroci e grovigli.  Uno dei monitor del pannello di controllo, consente di gestire la rotazione degli alberi con una semplice manopola e fornisce in tempo reale tutti i dati necessari alla conduzione.

Ciascuna delle macchine sia della parte velica che del sistema di rotazione può essere operata anche separatamente tramite attuatori in caso di emergenza e sono molteplici le ridondanze previste per garantire la maggior sicurezza.

Il sistema di rotazione alberi di The Maltese Falcon

Da un punto di vista di performance, questo piano velico esprime la massima efficacia con andature al traverso e, soprattutto, con andature portanti. Se è possibile, con le dovute condizioni, stringere il vento fino ad un massimo di 45°, questo armo è ad ogni modo più efficace con angoli ben superiori ai 60°. 

The Maltese Falcon vs Mirabella V: sfida di velieri e di magnati

Negli anni, The Maltese Falcon ha partecipato a numerose regate superyacht, dalla Perini Navi Cup alla St. Barths Bucket fino alla Rolex Transatlantic Race ed è entrato più volte nel palma res.

Ma uno dei momenti più esemplificativi dei vantaggi dati dal Dynarig rispetto ad altre tipologie di armamento si è verificato al di fuori di una competizione ufficiale e ha assunto i toni di una sfida privata tra giganti. Nel settembre 2006 The Maltese Falcon aveva, infatti, partecipato al Monaco Yacht Show ed era stato ormeggiato di fianco ad un altro gigante del mare: Mirabella V, lo sloop di 77,6 metri disegnato da Ron Holland per il Tycoon australiano Joe Vittoria, barca che detiene - ancora per poco, visto che sarà presto battuto da "Project 410", sloop di 85 metri in costruzione da Royal Huisman - il record di veliero monoalbero più grande al mondo.

The Maltese Falcon

Per giorni Tom Perkins e Joe Vittoria si erano scambiati visite ed aperitivi con gran cordialità, ma era evidente che la tensione cresceva e che una sfida sul campo tra le due regine del mare e tra due filosofie veliche fosse imminente. L’amichevole veleggiata, come venne chiamata con notevole understatement, partì da Monaco in direzione St. Tropez il giorno dopo la chiusura del salone. Mirabella V era timonata da Ron Holland, il Falcone dal comandante Chris Gartner, Tom Perkins agiva da tattico. La direzione del vento favorì immediatamente il Falcone che poco dopo la partenza registrò la velocità di 21,7 nodi con vento reale tra i 28 e 30 nodi e un angolo al vento apparente di 93° e angolo al vento reale di 135°. Le due barche erano comunque vicine e Mirabella manteneva la vela maestra tutta spiegata, nonostante le condizioni meteo e lo sbandamento della barca potessero invitare, forse, a terzarolare.

The Maltese Falcon in regata nel 2006

Poco prima di Cap D’Antibes, il vento crebbe ulteriormente ed a quel punto lo sloop fu costretto a cercare di ridurre l’imponente main sail, ma una malfunzione di un winch o forse il carico eccessivo esercitato da una vela di dimensioni così enormi come quella montata sull’albero di 88 metri di Mirabella mise fine alla sfida. Il vento in aumento non preoccupò, invece, il Falcone che grazie alle caratteristiche del suo piano velico frazionato si limitò a chiudere due ordini di vele e con grande facilità rientrò a Monaco.

Oggi solo un altro veliero monta il Dynarig, il SY Black Pearl di 106 metri varato da Oceanco nel 2016. Recentemente The Italian Sea Group, proprietario dalla fine del 2021 del brand Perini Navi, ha presentato al mercato il progetto Genesis, un veliero di 77 metri con questo armo e linee estetiche molto avveniristiche.

Cristina Bernardini

Principali caratteristiche tecniche di The Maltese Falcon

Lunghezza fuori tutto: 88 m - Lunghezza alla linea d’acqua: 78,2 m - Baglio: 12,46 m - Pescaggio: 6,0 m - Altezza massima albero di maestra: 58,2 m - Superficie velica totale: 2.396 metri quadrati - Stazza lorda: 1.110 GT - Dislocamento: 1.240 T - Velocità di crociera: 18,5 nodi - Costruttore: Perini Navi - Architettura Navale: Gerard Dijkstra Design - Styling esterno e interior design: Ken Freivokh Design - Interior design refit 2023: Emanuela Esposito - Costruzione Alberi: Insensys - Anno di consegna: 2006 - Ultimo Refit: 2023 presso Lusben

 

 

 

 

PREVIOUS POST
Palermo-Montecarlo 2023: la Lega Navale Palermo vola sul podio
NEXT POST
Italia protagonista con un argento e un bronzo, ma non solo