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Perini Navi: facciamo il punto dopo la seconda asta deserta

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Perini Navi
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Ancora niente da fare per Perini Navi. Il produttore italiano di yacht di lusso è andato all’asta per la seconda volta il 30 settembre scorso, con un prezzo base di 62,5 milioni di euro, ma non si sono palesati compratori. Lo stesso era accaduto il 30 luglio scorso, in occasione della prima asta indetta dal curatore fallimentare Franco Della Santa, sempre al medesimo prezzo base.

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Entro fine anno dovrebbe essere indetta una terza asta, con un prezzo base ancora inferiore: 50 milioni di euro. Lo ha riferito in una nota nei giorni scorso il sindacato Fiom Cgil, che hanno anche scritto: “Abbiamo avuto un nuovo incontro con il curatore fallimentare che ci conferma la volontà di procedere a una nuova asta entro l’anno, sperando che col prossimo ribasso sia la volta buona”.

L’asta prevede l’acquisto non solo della proprietà del marchio ma soprattutto quella dei due cantieri che fanno capo a Perini Navi: lo storico di Viareggio, dove c’è anche l’edificio con il quartier generale, e quello di La Spezia, ex Cantiere Beconcini, facility profondamente ristrutturata qualche anno fa per venire destinata alle assistenze della flotta Perini e più in generale al refit di ogni tipo d’imbarcazione.

Perini Navi
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Ricordiamo che nei mesi scorsi tre concorrenti si erano dette interessate a rilevare Perini Navi: Ferretti Group e Sanlorenzo che, a febbraio, avevano appositamente creato una newco; The Italian Sea Group e Palumbo Superyachts, ma anche altri concorrenti rimasti nell’ombra. Nel luglio scorso IBI, autorevole media internazionale specializzato nella comunicazione b2b, aveva riferito di un probabile interesse per Perini Navi anche da parte del Gruppo Azimut/Benetti, mentre radio banchina aveva parlato anche di un potenziale investitore statunitense. Figura che alcuni hanno subito identificato con quella del magnate Larry Ellison, patron di Oracle e il vincitore dell'America's Cup nel 2010 e 2013, non fosse altro perché sua è una delle cinque imbarcazioni da ultimare, rimaste all’interno del cantiere di Viareggio, i cui lavori sono fermi ormai da molti mesi. Non sarebbe peraltro la prima volta che un armatore, pur di veder finito il proprio mega yacht, si compri anche il cantiere in difficoltà, ma la notizia, anche se clamorosa, non ha per il momento trovato alcun riscontro. Quel che è certo è che tutti i potenziali compratori di Perini Navi sono fuggiti a gambe levate una volta venuti a conoscenza della base d’asta.

Perini Navi
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Nel maggio scorso la Corte d’Appello di Firenze aveva confermato l’insolvenza di Perini Navi, che il Tribunale di Lucca aveva dichiarato fallita il 29 gennaio scorso. La Corte aveva quindi respinto il ricorso contro il fallimento presentato dagli studi legali Iannaccone di Milano e Stanghellini di Firenze per conto di Fenix srl (della famiglia Tabacchi e Lamberto Tacoli), attuale proprietaria della società produttrice di megayacht fondata negli anni 80 da Fabio Perini. La famiglia Tabacchi aveva confidato in un ripensamento dei giudici, in modo da poter mettere in atto il suo piano B, visto che nel frattempo aveva sottoscritto un term sheet con Clessidra Restructuring Fund che avrebbe iniettato nuova finanza sotto forma di equity per il rilancio della società.

Edoardo Tabacchi, a sinistra, e Lamberto Tacoli
Edoardo Tabacchi, a sinistra, e Lamberto Tacoli

Il Tribunale di Lucca aveva dichiarato il fallimento dopo che il giudice non aveva concesso a Perini Navi una nuova proroga per presentare un piano concordatario, dopo quella ottenuta nell’ottobre 2020 che fissava il termine al 15 gennaio. L’udienza era poi slittata, ma soltanto al 26 gennaio. Il piano non era stato presentato per tempo, sebbene Blue Skye e Arena Investors avessero siglato un accordo con Perini Navi e la controllante Fenix per sottoscrivere un bond a 4 anni da 30 milioni di euro in prededuzione dopo che i due investitori avevano depositato un’offerta vincolante lo scorso autunno. Tuttavia, non era stato trovato ancora un accordo con le banche (le più esposte sono Banca Ifis, Mps e Unicredit).

Così alla fine il Tribunale aveva optato per il fallimento e disposto l’esercizio provvisorio, nominando Della Santa curatore fallimentare.

Perini Navi ha chiuso il 2018 con ricavi per 65,5 milioni di euro, un ebitda negativo di 4,25 milioni, una perdita di 8,3 milioni e un debito finanziario netto di 26,42. Nel 2019 la situazione è peggiorata: l’azienda ha conseguito un fatturato consolidato di 55 milioni, un ebitda negativo di 25 milioni, una perdita oscillante tra 35 e 40 milioni e un indebitamento, tra banche e fornitori, di 55 milioni. A oggi il debito lordo complessivo del gruppo ammonta a 100 milioni. Solo tra il 2016 e il 2018 la società aveva accumulato perdite per 55 milioni e addirittura 140 milioni negli ultimi 9 anni. Per questo motivo già nell’ottobre 2018 Perini Navi era stata oggetto di un processo di ristrutturazione, guidato dagli stessi Tabacchi che nel frattempo, in base agli accordi pregressi con il fondatore Fabio Perini, erano saliti dal 49,99% al 74% della società, con un investimento complessivo di 40 milioni.

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