Perini Navi

Ferretti e Sanlorenzo: Perini Navi troppo cara, no all'asta

Superyacht

07/07/2021 - 22:11
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Colpo di scena pre-asta di Perini Navi: le sue concorrenti Ferretti Group e Sanlorenzo, dopo aver creato una newco per acquisirla nel febbraio scorso, hanno comunicato che non parteciperanno all’asta. Le due società in una nota congiunta diffusa ieri sera hanno infatti reso noto di aver valutato la base d’asta di 62,5 milioni di euro, fissata dal curatore fallimentare, “troppo elevata e non giustificata dal valore reale degli asset”.

Secondo Ferretti e Sanlorenzo, il piano industriale per il rilancio di Perini Navi, del marchio e per garantire l’immediata continuità occupazionale per i lavoratori dei due cantieri, “richiede importanti investimenti, che probabilmente non sono stati considerati nel fissare la base d’asta”. Ecco perché Ferretti e Sanlorenzo, seppur dichiarandosi “estremamente interessati alla acquisizione di Perini Navi e alla realizzazione di un importante piano di rilancio”, in considerazione della base d’asta fissata, hanno preso la decisione “seppur sofferta” di non partecipare all’asta indetta dal curatore fallimentare Franco Della Santa per il 30 luglio 2021.

Ma per un possibile investitore che se ne va, un altro potrebbe arrivare. A fine giugno infatti il produttore The Italian Sea Group (TISG), fresco di quotazione in Borsa (avvenuta “col botto” l’8 giugno scorso), dopo aver avuto accesso alla data room per la vendita degli asset di Perini Navi, ha dato mandato all’advisor Deloitte per svolgere approfondite analisi sui documenti messi a disposizione. TISG in una nota aveva confermato “il proprio interesse per Perini Navi solo a valori sostenibili in un’ottica di creazione di valore per la società ed i propri azionisti”. La notizia dell’interesse all’operazione, però, non era piaciuta molto al mercato, visto che il titolo Italian Sea Group dopo la notizia dell’interesse per Perini Navi aveva chiuso la seduta di borsa del 29 giugno scorso in calo del 2,2%, a 5,70 euro.

Tornando a Perini Navi, a fine aprile la Corte d’Appello di Firenze aveva confermato l’insolvenza della società, respingendo il ricorso contro il fallimento presentato dagli studi legali Iannaccone di Milano e Stanghellini di Firenze per conto di Fenix srl (che fa capo allafamiglia Tabacchi e Lamberto Tacoli), attuale proprietaria di Perini Navi. La famiglia Tabacchi sperava in un ripensamento dei giudici, in modo da poter mettere in atto il suo piano B, visto che nel frattempo avevano sottoscritto un accordo con Clessidra Restructuring Fund, che era disponibile a iniettare nuova finanza sotto forma di equity per il rilancio della società.

In precedenza, il Tribunale di Lucca aveva dichiarato fallita Perini Navi il 29 gennaio scorso, dopo che il giudice non aveva concesso al produttore di megayacht una nuova proroga per presentare un piano concordatario, dopo quella ottenuta nell’ottobre 2020 che fissava il termine al 15 gennaio 2021. Il piano non era stato presentato per tempo, sebbene Blue Skye e Arena Investors avessero siglato un accordo con Perini Navi e la controllante Fenix per sottoscrivere un bond a 4 anni da 30 milioni di euro in prededuzione, dopo che i due investitori avevano depositato un’offerta vincolante lo scorso autunno. Il problema era il mancato accordo con le banche (le più esposte sono Banca Ifis, Mps e Unicredit). Così alla fine il Tribunale aveva optato per il fallimento e disposto l’esercizio provvisorio, nominando Della Santa curatore fallimentare. A quel punto si erano fatti avanti Ferretti e Sanlorenzo, ora usciti di scena.

Perini Navi ha chiuso il 2019 con un fatturato consolidato di 55 milioni, un ebitda negativo di 25 milioni, una perdita oscillante tra 35 e 40 milioni e un indebitamento, tra banche e fornitori, di 55 milioni. A oggi il gruppo è gravato da un debito complessivo lordo di 100 milioni. Già nell’ottobre 2018 Perini Navi era stata oggetto di un processo di ristrutturazione, guidato dagli stessi Tabacchi che nel frattempo, in base agli accordi pregressi con il fondatore Fabio Perini, erano saliti dal 49,99% al 74% della società, con un investimento complessivo di 40 milioni.

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