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Racconti di mare. Pregiudizi e lezioni da banchina, mai giudicare

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Lo skipper. Illustrazione di Stefano de Dominicis©
Lo skipper. Illustrazione di Stefano de Dominicis©

Mai giudicare! Una storia da banchina
di Stefano de Dominicis

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Fin troppo spesso ci accade di assistere, sui pontili e calate di ogni latitudine, a scene ridicole o raccapriccianti o di interagire con personaggi che entrano giustamente nella categoria "marinaio da banchina". Per cui fu abbastanza normale giudicare come un esempio tipico di questa specie un anziano signore, che si avvicinò alla poppa della mia imbarcazione una sera dell'anno scorso, mentre terminavamo le manovre di messa in sicurezza della barca dopo l'ormeggio.

Intento a spiegare ai miei allievi alcune regole di manovra insaporite, come sempre, da aneddoti e situazioni viste o vissute, mi sento chiamare da un signorotto sui 75 anni, ritto sull'orlo della banchina.

La postura e la figura mi fece pensare a un Poirot intento a scrutare un indizio noto a lui solo.

Molto gentilmente mi chiese venia e mi porse la seguente domanda "Mi scusi, lei usa il gennakér?" (con l'accento sull'ultima vocale).

Risposi affermativamente pensando volesse fare qualche considerazione cosmica sulle vele di prua.

Un sorriso quasi imbarazzato sollevò i baffetti del signore che, a questo punto, mi chiese se e quando avessi potuto farlo con assoluto comodo, di fornirgli qualche consiglio sul montaggio di questa vela.

Un po' per togliermelo dai piedi velocemente e un po', lo ammetto, per cogliere un'opportunità di far vedere ai miei ragazzi una vela o barca diversa, cosa sempre utile ritengo, gli dissi che potevo farlo subito.

Ci avviammo lungo la banchina per giungere sulla poppa di un bel ketch. Il classico tipo di barca nordica con forme morbide e robuste, tenuto molto bene e sulla quale stazionava una signora dai capelli azzurrini, certamente coetanea del nostro velico Hercule.

Mi spiegarono che era un nuovo acquisto. Una barca d'occasione acquistata da un amico che non la usava più. Sul molo giaceva una sacca con un gennaker nuovo di trinca e dotato del sistema a calza.

La difficoltà, mi disse il signore, era capire come si montavano i bozzelli del circuito in testa per garantire lo scorrimento dell'apparato. Dopo aver preso visione dell'insieme glielo spiegai allargando i dettagli ai ragazzi che mi aiutavano nell'occasione.

La convinzione di avere a che fare con dei ricchi pensionati che, non sapendo cos'altro fare ed avendo trovata chiusa la bocciofila si erano comprati una barca, era fortissima.

Mai si dovrebbe giudicare e puntualmente fui castigato per la mia protervia.

Ringraziandomi per i "preziosi consigli" i due anziani coniugi ci offrirono un bicchiere di vino a bordo della loro barca spiegando che, fino all'anno prima, giravano il Mediterraneo con un Gran Soleil 45. Li guardai con un occhio diverso attraverso il bicchiere di Pigato fresco. Il problema, continuarono parlando a incastro, era che avendo un albero maggiorato e un assetto sportivo cominciavano ad avere difficoltà a manovrarlo in autonomia vista la loro età e stato di salute. Hercule mi disse: “Sa, quando dovevamo usare lo spinnaker, chiamavo un paio di ragazzi più giovani a darmi una mano!” Evitai con classe di strangolarmi con il vino e restai basito con il bicchiere in mano mentre la moglie raccontava di trentennali traversate mediterranee con burrasche e venti importanti, quando si navigava con la carta e la bussola e il GPS era ancora di là da venire.

Mi sentii un imbecille completo. Avevo giudicato delle persone senza conoscerle e ora si rivelavano marinai di gran lunga più bravi, esperti e umili del sottoscritto.

Brindammo alle loro avventure passate e a quelle future dei miei giovani allievi, il sapore del mio vino era quello piacevolissimo della scoperta.

Scoprire persone del genere è il bello dell' andar per mare e, anche, scoprire una parte di me che malgrado tutto, troppo spesso, ragionava come un cretino!

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Stefano de Dominicis
Stefano de Dominicis

L'autore
Stefano de Dominicis, è skipper e istruttore di vela, vulcanico ideatore di iniziative per il sociale, l'ultima delle quali è in fase di organizzazione per mobilitare il mondo della nautica e della vela sul tema della violenza contro le donne. "Ho percorso le rotte di gran parte del Mediterraneo e alcune tratte atlantiche raccogliendo, nel corso di questi viaggi, incontri ed esperienze che ritengo fantastiche. Solo per gioco, mi diletto a scrivere brevi storie, quasi sempre basate su fatti realmente accaduti o ispirati da personaggi incontrati lungo le mie navigazioni".

Il racconto di mare pubblicato la scorsa settimana, Educazione siberiane e prese di gavitello, può essere letto qui


 

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