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Turismo nautico: Marine e territori a confronto

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Il Marina resort Portosole
Il Marina resort Portosole

Valorizzare il turismo nautico: Italia darsena d’Europa

Ci è capitato spesso di seguire “Petrolio”, una trasmissione Rai TV che ha avuto successo perché indica, purtroppo invano, le alternative nazionali ai giacimenti petroliferi che non abbiamo e vogliamo avere. Una di queste è il mare e nonostante la natura ci abbia dotato di quei benedetti 7.500 chilometri di coste, non siamo stati mai capaci di valorizzarli sensatamente. Anzi, abbiamo fatto di tutto per frenarne lo sviluppo, capaci di abolire prima il Ministero della Marina Mercantile e poi quello del Turismo ovvero strutture dedicate che avrebbero potuto dare slancio all’economia del mare.

Non scopriamo certo l’acqua calda, eppure c’è stata una sistematica politica di sacrificare il turismo – da sempre unica fonte sicura d’entrate per i conti pubblici – sull’altare d’investimenti industriali e infrastrutturali cervellotici voluti dalle lobby, che hanno bruciato miliardi spesso per sostenere interessi privati.

Invece noi diciamo da sempre “Italia darsena d’Europa”.

Marina Cala de' Medici
Barca da diporto in ingresso a Marina Cala de' Medici

Rimanendo in ambito turistico, è stato calcolato che dalla nautica da diporto potrebbero arrivare altre decine di migliaia di posti di lavoro, prodotti soltanto dall’iniziativa privata, come già avvenuto spesso con illuminata incentivazione pubblica in Francia, Spagna, Croazia, Montenegro, Grecia, Turchia, Tunisia e anche in Medio Oriente e Nord Africa. Basterebbe solo questo per risolvere qualche problema al nostro Mezzogiorno (e non solo), dal punto di vista nautico e turistico, una realtà distante anni luce rispetto a ciò che potrebbe essere.

La corruzione industriale e burocratica, il gioco degli appalti, il potere malavitoso e non solo, continuano a fare danni enormi. Mali che trovano spazio pure per un potere regionale troppo indipendente, che allarga le maglie della sicurezza. Pensate, per rimanere in tema, alle norme di navigazione lungo le coste italiane: ogni regione ha le sue e il diportista in crociera non è mai certo di essere in regola.

Lo Stato investendo nel turismo, uno dei nostri atout, forse il migliore, appena frazioni del denaro che ha buttato negli ultimi 50 anni per sostenere acciaierie o costruttori di auto, potrebbe dare lavoro a ulteriori centinaia di migliaia di persone, specie valorizzando le nostre coste e dando spazio alla nautica da diporto, un fenomeno che esiste e andrebbe solo accettato come un’opportunità e non come un male, come è stato in tutti gli altri paesi del Mediterraneo.

Il Marina di Rodi Garganico
Il Marina di Rodi Garganico

La tecnologia 4.0 sta divorando occupazione ovunque una macchina possa sostituire il lavoro di un uomo e sono quotidiani gli annunci di tagli al personale in ogni ambito: banche, fabbriche, ministeri... Il turismo, invece, è uno dei nostri pochi asset meno coinvolti in questo balzo della società e da solo potrebbe compensare quello che altrimenti potrebbe divenire un disastro occupazionale.

Nessuna opportunità può essere trascurata, quindi neanche quella nautica.

Che si chiami Tavolo di lavoro o in qualsiasi altro modo, chiediamo un organo di riferimento che possa curare lo sviluppo della nautica e del suo turismo, che è ricco e dunque prezioso, in maniera strutturata e sinergica su scala nazionale. Servono investimenti, ma per non buttare via altri quattrini è necessaria consapevolezza, strategia, operatività, non l’ennesimo feudo di politici “taglia nastri”.

Nell’attesa e con la speranza che tutto ciò prima o poi si compia, diamo il nostro contributo di media cercando di tenere alto l’interesse e l’attenzione sul tema. Lo facciamo pubblicando la relazione che Angelo Zerilli - Capitano di Vascello delle Capitanerie di Porto oggi in congedo, per 12 anni Responsabile della Portualità Turistica Nazionale presso il Ministero dei Trasporti, Direzione Generale del Demanio, uno dei massimi esperti italiani in materia di portualità - ha presentato in un recente convegno organizzato da Nautica Italiana sul tema a Viareggio. “Marine e Territori a confronto”, questo il titolo, è interessante perché oltre a dare un quadro di ciò che oggi abbiamo a livello di portualità turistica, comparato con altri paesi, ci parla di opportunità e soprattutto propone soluzioni, quelle identificate da Zerilli per dare nuova linfa al settore, per un’Italia finalmente avviata a essere darsena d’Europa.

Pubblichiamo oggi la prima parte del documento, un'anteprima basata su numeri che fanno già riflettere, mentre la seconda, più corposa, sarà on line domani.

Angelo Zerilli
Angelo Zerilli

Marine e territori a confronto

di Angelo Zerilli

Il Turismo è il settore dell’Economia Nazionale che, nel nostro Paese, con un fatturato di circa 130 Miliardi di Euro, rappresenta il 9% del PIL nazionale ed il 10% dell’occupazione totale, e dà lavoro ad oltre 2,2 milioni di lavoratori.

In questo panorama il Balneare, la Nautica, il Diporto, la Crocieristica, il Charter, la Portualità Turistica, in pratica Il Turismo Costiero, rappresenta il 31% del totale degli introiti nazionali, arrivando ad essere la percentuale più alta rispetto alle altre forme di turismo, come il Turismo Museale e dell’Arte in generale, Turismo Montano o Religioso.

Oggi, in particolare, parleremo di Portualità Turistica.

In Europa, i Paesi nostri competitor, possono vantare in questo settore del turismo, numeri di tutto rispetto:

Paesi Bassi: 1. 160 tra Marine e porticcioli, con 200.000 posti barca;

Francia: 370 Marine e 252.000 posti barca;

Germania: 2.700 Marine

Spagna: 360 Marine e 130.000 posti barca.

Croazia: con 6000 km di coste, spesso ridossate da circa 1.200 isole, troviamo 350 porti naturali, e 40 Marine.

In Italia, sui nostri circa 7.500 km di costa, sono presenti 537 tra porti turistici ed approdi, che ospitano circa 157.000 posti barca, con una presenza maggiore in Liguria, Sardegna e Toscana, rispettivamente 23.000, 19.000 e 18.000 posti - barca.

Per il resto lo scenario in alcune Regioni si presenta abbastanza desolante, e così nel Lazio che vanta 23 Comuni costieri e rappresenta il 10% del PIL nazionale con i suoi oltre 5 milioni di abitanti, sono presenti solo 8.500 posti barca.

segue qui https://www.pressmare.it/it/comunicazione/press-mare/2018-08-03/portualita-turistica-marine-territori-seconda-parte-15815

Il porto di Ponza
Il porto di Ponza

 

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