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Ridateci la nostra barchetta

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Natanti prendono il largo
Natanti prendono il largo

Ridateci la nostra barchetta

Il triste dell’Italia è che si ricomincia sempre daccapo, ignorando le esperienze di chi c’era prima. Ora c’è la strategia del progetto Industria 4.0 che mira alla digitalizzazione delle piccole e medie industrie italiane. Benissimo ma forse è in ritardo di 30 o 40 anni. Se guardiamo agli Usa anche di più. Tutto fa brodo, ma chi oggi non conosce i computer e l’informatica si può dire che sia rimasto all’età della pietra o rientra nella triste filosofia della dismissione. Non a caso il successo della nautica da diporto - della quale se volessimo saremmo ancora leader mondiali per genialità e fatturato – si è basato proprio sul progresso tecnologico, anche digitale. Così tra i primi a operare sul mercato globale e in un settore, quello delle barche, dove la manualità è ancora componente di spesa notevole, i nostri costruttori sono stati capaci di vendere imbarcazioni e navi da diporto (persino infrastrutture di portualità turistica) anche ai cinesi che le tenevano in porto, essendo loro vietato navigare. In qualsiasi paese del mondo non solo li avrebbero premiati, ma li avrebbero agevolati al massimo. Il premio italiano a un settore produttivo di eccellenza è stato al contrario la completa distruzione del mercato interno. E’ un discorso purtroppo da noi fatto più volte, ma è meglio voltar pagina nella speranza che finalmente cambi il vento, ma non possiamo non denunciare l’assurdo italiano, che non cessa di cercare nuove attività produttive invece di valorizzare le eccellenze che esistono e nella quale ancora primeggiamo. Quanti errori… e ora cerchiamo nuove possibilità nel digitalizzare aziende e dirigenti che, come dice spesso qualcuno in televisione, vogliono restare… “capre”. E lungi da noi l’dea che si voglia per legge, dopo l’abbonamento obbligatorio alla TV di Stato, imporre l’acquisto di attrezzatura informatica. Una volta molti di noi pensavamo a una serena vecchia in barca (per navigare lungo le nostre bellissime coste e magari per catturare un pescetto a bolentino), come avviene nel Regno Unito e in Mittel Europa, ma ci stanno derubando anche di questo. Ormai non ci sono più certezze. Ce lo testimonia la grande presenza di questa parola nei discorsi di chi ci vuol vendere la sua politica. L’Unione europea incapace di darsi unità politica è ancora ferma all’Europa delle Nazioni, nella quale (vediamo quotidianamente) ognuno fa per sé. Così perseguiamo politiche economiche antiquate, basate essenzialmente sullo sfruttamento finanziario di chi è più stupido, sia esso individuo, società o nazione, mentre nonostante il progresso sociale raggiunto, impensabile in passato, si dilapidano immense fortune in armi e guerre per difendere rendite nazionali di posizione. Pensate con quel fiume di denaro quali servizi sociali si potrebbero dare a giovani, anziani, a persone comunque in difficolta, altro che prolungare l’età pensionabile e ridurre le pensioni. La società dei consumi in cui viviamo, che peraltro al di la delle utopie è ancora per qualità di vità la migliore finora realizzata dall’uomo, ha come principio fondamentale la circolazione della ricchezza. Più il denaro circola più si crea la ricchezza reale, quella che sostiene la vita delle nazioni (anche queste un concetto superato). Eppure col progresso ciò avviene sempre di meno perché il virtuale sostituisce il reale, perché si insiste ancora essenzialmente sullo sfruttamento di chi è più stupido e debole, sia esso individuo, società o nazione. L’Homo homini lupus di Plauto è sempre più valido, l'uomo è un lupo per l'uomo e tutte le teorie e religioni di fratellanza rimangono utopie. Siamo nel collo dell’imbuto, al tappo, e se non ci inventiamo un nuovo modo di far circolare la ricchezza reale, quella che ormai in gran parte producono i robot, se non freniamo la speculazione finanziaria (l’unica veramente globale) sarà come al solito vittoriosa la violenza delle armi.

Ridateci la nostra barchetta.

L.P.

 

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