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Assonautica Venezia scrive a Zaia e Brugnaro: la nautica deve ripartire

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Assonautica Venezia: appello a Zaia e Brugnaro per far ripartire la nautica
Assonautica Venezia: appello a Zaia e Brugnaro per far ripartire la nautica

Riceviamo e pubblichiamo la missiva inviata dal Presidente di Assonautica Venezia, Vice Presidente di Assonautica Nazionale, Marino Masiero, rispettivamente al Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e al Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. È l'appello, condiviso dagli imprenditori del settore nautico, del turismo e delle tante attività imprenditoriali che ruotano attorno al mondo delle barche e del mare, affinché, nel pieno rispetto di tutto ciò che deve essere fatto per la salvaguardia della salute delle persone, si possa tornare rapidamente all'apertura delle aziende e alla fruizione del mare.

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Oggetto: Cantieri Nautici – Diporto – Covid 19. Il settore nautico veneto rischia il fallimento; andare in barca isola le persone più che a casa

Egregio Presidente, Egregio Sindaco,

la presente in questo momento di grande difficoltà e di grande pressione per Voi, sperando di non impegnare troppo del Vostro tempo per una tematica, certamente secondaria rispetto alla vita e alla morte delle persone che stanno nei reparti intensivi dei nostri ospedali, e ai problemi di chi per dovere professionale rischia la propria vita per salvare quella degli altri.

Mi trovo tuttavia per l’impegno istituzionale che mi è stato dato, nelle condizioni di disturbarVi per renderVi partecipi della situazione del comparto nautico e delle filiera ad esso collegata, oltre che per sensibilizzarVi su questioni che possono di primo acchito sembrare superficiali, ma che in verità, e soprattutto per chi ci lavora, non lo sono affatto.

Siamo di fronte ad una crisi di lungo periodo del settore dovuta all’improvvisa contrazione economica che inciderà come in passato in maniera grave nel settore dei beni voluttuari e del lusso. Un rischio grave per l’economia italiana che vede 178.400 addetti nel settore nautico andare in controtendenza rispetto al resto del paese, con un aumento medio costante del fatturato annuale che supera il 15% dal 2012 fino al 2019.

Ieri in Liguria il Governatore Toti ha riaperto la produzione dei cantieri, ma se non si prospetta la riapertura in tempi brevissimi delle attività del diporto, l’intero segmento veneto che di fatto non ha grandi realtà di produzione – ma di servizi invece si, eccome, - rischia il default.

Alfredo Malcarne e Marino Masiero
Marino Masiero, sin, e Alfredo Malcarne, vice presidente e presidente di Assonautica Nazionale

La nautica in Veneto è collegata sia al turismo “residente”, sia a quello “forestiero”, sia alla mobilità sulla gronda lagunare. Migliaia di famiglie venete dipendono dal settore dei servizi che è fortemente stagionale e questa chiusura sta di fatto facendo slittare i ricavi di un anno. La tipologia della nautica veneta è quello della micro e piccola impresa a conduzione familiare. La sua dimensione ne fa una realtà particolarmente capillare ma fragile. La stagionalità dell’attività diportistica impone la preparazione delle imbarcazioni in questo periodo.

A fronte dell’incertezza della fine della cosiddetta “fase uno” della pandemia che viene rimandata di scadenza in scadenza dal Governo in funzione dell’evolversi della situazione sanitaria, nonostante il fatto che le attività cantieristiche nautiche siano state ammesse tra quelle aperte dai due DPCM riguardanti l’emergenza covid 19 e dal DM Mise 25 marzo 2020, l’utenza non ha dato il via nella quasi totalità dei casi alle consuete lavorazioni stagionali.

Ciò significa che, perdurando la situazione d’incertezza sulla possibilità o meno di varare le barche, ed essendo incombenti in questi giorni i termini di apertura della stagione nautica che anticipano normalmente di due mesi quella balneare, l’intero comparto nautico del Veneto, zone costiere, Laguna, fiumi e Lago di Garda inclusi, rischia, se va bene, di perdere un anno di lavoro e se invece no, di chiudere i battenti.

Assistiamo in queste ore, con non poca amarezza e preoccupazione a centinaia di disdette delle prenotazioni di posti barca da parte dei nostri clienti esteri e l’assenza quasi totale di ordini di lavori di preparazione delle barche da parte dei clienti delle nostre associate.

Sailing
Sailing, foto di Michael Held

L’andare in barca è un’attività isolante per sua natura, chi va in mare si allontana dai luoghi di massa da sempre. Il diportismo non si caratterizza, come la maggior parte delle attività ludiche con necessità di stare in una squadra o con gli assembramenti tipici delle manifestazioni sportive. Chi va in barca normalmente lo fa con la propria famiglia e non c’è dubbio che rispetto al rischio di contagio, la barca sia addirittura ancor più sicura della propria casa. Posso affermare senza ombra di dubbio che, ragionevolmente la barca è il posto più sicuro al mondo dove una famiglia può passare il tempo in attesa che la pandemia cessi. I distinguo da mettere in atto poi per evitare il rischio di contagio sono veramente pochi e di facile applicazione: l’utente nautico esce da casa, sale in auto, arriva in porto, sale in barca ed esce in mare. Non ha bisogno cioè di condividere niente con nessuno, tranne che fare carburante una tantum con le dovute precauzioni ed usando i dispositivi individuali, così come per fare il pieno all’auto.

Senza la possibilità di mettere in acqua le barche entro la fine di aprile, assisteremo alla rinuncia definitiva degli utenti ad eseguire i lavori di preparazione delle barche, a fronte della compressione della stagione oramai aperta e questo comporterà, ahi noi la perdita dei ricavi dell’intero anno dato che, con le barche a secco, non ci sarà nemmeno necessità a novembre prossimo, di fare manutenzione pre-invernale.

Riceviamo quotidianamente il grido di allarme delle nostre imprese e centinaia di richieste dei nostri iscritti di poter tornare in mare, attività quest’ultima che non farebbe di certo male a molte, troppe persone in tensione.

Per queste ragioni, insistendo sul carattere di isolamento della pratica nautica, e sull'impossibilità che tale pratica possa essere fonte di contagio per la sua stessa natura, Vi chiedo di voler fare quanto di Vs competenza per permettere agli armatori veneti e ai soli componenti dei loro nuclei familiari di poter riprendere l’attività nautica entro la fine del corrente mese di aprile.

Ciò consentirà di sbloccare fin da subito le lavorazioni nei cantieri che, nonostante rientrino a pieno titolo nelle attività ammesse di cui all’allegato n.1 del DPCM 22 marzo e seguenti, sono a tutt’oggi in attesa di ordini di lavoro che non arrivano e permetterà altresì alle famiglie chiuse in casa da oltre 40 giorni di stare all’aria aperta in totale sicurezza. Quanto sopra senza né correre rischi, né mettere gli altri nelle condizioni di rischio di contagio del virus.

Entro domani il Consiglio Direttivo di Assonautica Italiana invierà analoga richiesta a valenza nazionale, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Restando in attesa di un Vs cenno di riscontro ringrazio per l’attenzione e porgo i più cordiali saluti.

Il Presidente Assonautica Venezia Marino Masiero

 

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