Ralph Chami
Ralph Chami, dall’FMI al comitato scientifico di One Ocean
Ralph Chami entra nel comitato scientifico di One Ocean Foundation. Economista finanziario con oltre trent’anni di esperienza, venticinque dei quali trascorsi ai vertici del Fondo monetario internazionale, Chami è oggi co-fondatore e CEO di Blue Green Future e co-fondatore di Rebalance Earth. La fondazione ha ufficializzato la nomina il 2 novembre a Milano.
Il nuovo incarico arriva dopo un lavoro già fatto insieme. Sulla rivista “Cell Reports Sustainability” è uscito di recente lo studio “Building equitable and nature-positive blue natural capital markets”, coordinato da Chami con il contributo di Jan Pachner e Ambra Cozzi di One Ocean Foundation. La ricerca trae origine dalla tavola rotonda internazionale che la fondazione aveva promosso nel 2024 alla SDA Bocconi School of Management. Con la nomina, l’autore di quello studio passa nell’organismo che orienta l’attività scientifica della fondazione, con l’obiettivo dichiarato di rafforzarne il lavoro su blue natural capital, nature finance e rapporto tra salute degli ecosistemi marini e stabilità economica e finanziaria.
Il punto di partenza è una domanda precisa: come portare capitali privati verso la protezione e il ripristino degli ecosistemi oceanici senza ridurre la natura a una merce, inserendo la valutazione scientifica dei servizi ecosistemici nei processi decisionali ed economici. Per la fondazione dare un prezzo alla natura non basta. Servono sistemi di misurazione solidi, trasparenza, governance, regole chiare e il coinvolgimento diretto delle comunità locali e dei popoli indigeni. In questa lettura gli ecosistemi marini smettono di essere soltanto una questione ambientale e diventano una componente del capitale naturale, con effetti su occupazione, entrate fiscali, gestione del rischio finanziario, investimenti di lungo periodo e resilienza dei mercati.
Chami insiste sullo stesso limite. Per l’economista la sfida va oltre il prezzo: si tratta di rendere visibile il valore economico della natura a decisori politici, mercati finanziari e società, perché gli ecosistemi in salute sono la base della prosperità economica e della sostenibilità delle finanze pubbliche. “Il nostro lavoro sul Regenerative GDP (ReGDP™) mira a promuovere un nuovo modello economico in cui la protezione e il ripristino della natura possano generare nuove fonti di reddito ed entrate per gli Stati, rafforzare le finanze pubbliche e creare incentivi duraturi per la conservazione degli ecosistemi”, spiega Chami.
L’ingresso nel comitato scientifico, ha aggiunto, è l’occasione per mettere in relazione la ricerca con le politiche economiche e l’innovazione finanziaria, così che la tutela dell’oceano venga considerata un investimento nella prosperità collettiva e non più un costo.
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