The Italian Sea Group, Marina di Carrara

The Italian Sea Group, Marina di Carrara

The Italian Sea Group: i sindacati fissano le condizioni per il rilancio, il 20 luglio tavolo decisivo in Regione Toscana

Editoriale

09/07/2026 - 12:48

 

La vertenza di The Italian Sea Group si avvicina a un nuovo passaggio istituzionale e la stampa locale ogni giorno arricchisce la vicenda di particolari. Come avevamo scritto in precedenza anche su PressMare, il prossimo 20 luglio Fim Cisl e Uilm Uil saranno ricevute dall'Unità di Crisi della Regione Toscana per affrontare il futuro industriale e occupazionale del gruppo, mentre anche la Fiom Cgil ha definito la propria posizione sulle possibili soluzioni per il rilancio o per un eventuale cambio di proprietà.

L'incontro arriva a ridosso di due sviluppi che hanno cambiato i termini della discussione: la conferma, da parte del Tribunale di Firenze, delle misure protettive richieste nell'ambito del concordato in bianco, e l'annuncio dell'azienda di voler ricorrere alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per circa 200 dipendenti diretti, all'interno del più ampio percorso di risanamento.

Per Fim Cisl e Uilm Uil, il tavolo regionale non potrà limitarsi a discutere la situazione dei lavoratori diretti: dovrà necessariamente allargare lo sguardo all'intero indotto, per un totale che supera i 2.000 addetti coinvolti. Su questa base, le due organizzazioni hanno messo a punto una serie di condizioni che considerano imprescindibili per un eventuale ricorso agli ammortizzatori sociali: l'anticipazione diretta da parte dell'azienda degli importi della cassa integrazione, così da evitare i tempi tecnici dell'INPS; una distribuzione equilibrata della sospensione dal lavoro, attraverso criteri di rotazione omogenei; il mantenimento della maturazione degli istituti contrattuali; e una gestione diversa delle ferie, che secondo i sindacati starebbe oggi penalizzando sempre gli stessi profili professionali.

C'è poi un fronte che rischia di restare in ombra, ma che Fim e Uilm hanno scelto di portare al centro del confronto: quello delle imprese in appalto. Già colpite dalla riduzione dei crediti vantati verso TISG, molte aziende della filiera si sarebbero viste respingere dall'INPS le richieste di Cassa Integrazione Ordinaria — una doppia penalizzazione che i sindacati chiederanno alla Regione di sbloccare con un intervento istituzionale mirato. Parallelamente, la Fiom Cgil ha fissato i propri paletti in vista dei prossimi sviluppi della vertenza, che si tratti di continuità aziendale o dell'ingresso di nuovi investitori. Per il sindacato metalmeccanico, qualsiasi progetto industriale dovrà garantire il mantenimento dell'attuale perimetro occupazionale — non solo i dipendenti diretti, ma anche i lavoratori delle imprese in appalto e subappalto. Viene inoltre esclusa categoricamente l'ipotesi di uno scorporo dei siti produttivi: per la Fiom, il gruppo deve restare un blocco unico, tenendo insieme il cantiere di Marina di Carrara - circa 120.000 mq - quello della Spezia - altri 30.000 - e Celi 1920 ovvero la falegnameria di Terni controllata da TISG.

A racchiudere questa posizione, un'immagine che difficilmente passerà inosservata nelle prossime settimane di trattativa: "Se qualcuno ha intenzione di mangiarsi la ciliegina, prima dovrà prendersi tutta la torta, indotto compreso".

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