Farouk Nefzi

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Farouk Nefzi (Feadship): perché la sostenibilità nello yachting va oltre la propulsione

Superyacht

03/06/2026 - 10:21
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Dai materiali degli interni ai sistemi di propulsione, fino al ruolo degli yacht come piattaforme per la raccolta di dati ambientali. In questa intervista a PressMare, Farouk Nefzi, Chief Marketing Officer di Feadship, illustra la strategia con cui il cantiere olandese sta affrontando il percorso verso il Net Zero e una maggiore responsabilità dell’intero settore.

 

Purpose e responsabilità: una conversazione con Farouk Nefzi, CMO di Feadship

 

A completamento degli spunti emersi durante il panel di Smart Interior Horizon (SIH) al METSTRADE, PressMare ha incontrato Farouk Nefzi, Chief Marketing Officer di Feadship, per approfondire la filosofia di sostenibilità del cantiere, il suo approccio agli interni e la crescente importanza del concetto di purpose nel mondo dello yachting.

 

PressMare - Feadship è conosciuta per il suo forte impegno sul tema della sostenibilità. Seguite una strategia generale che coinvolge tutta l’azienda oppure ogni dipartimento, come ad esempio gli interni o l’allestimento, lavora con un proprio approccio specifico?

 

Farouk Nefzi - Abbiamo una strategia generale molto chiara. Probabilmente conoscete il nostro impegno a raggiungere il Net Zero entro il 2030, che rappresenta una cornice ampia e coinvolge l’intero ciclo di vita di uno yacht.

 

Per noi la sostenibilità è molto più della propulsione o dell’ingegneria. Comprende tutto: i materiali a monte della filiera, il processo costruttivo, la fase di utilizzo e il ciclo di refit durante la vita dell’imbarcazione.

 

La nostra partecipazione alla Water Revolution Foundation e il contributo allo YETI (Yacht Environmental Transparency Index) riflettono questa visione olistica. Abbiamo contribuito alla definizione dell’indice, che si basa su una metodologia che considera l’intero ciclo di vita. Questo significa che materiali degli interni, rivestimenti, adesivi, resine, isolamenti, imballaggi: tutto rientra nelle nostre valutazioni di sostenibilità.

 

Prendiamo ad esempio il legno. Cerchiamo di guidare i designer verso un utilizzo più creativo e responsabile, riducendo il teak e introducendo alternative certificate. A volte però osserviamo la tendenza opposta, con quantità crescenti di teak utilizzate non solo sui ponti ma anche per soffitti e pannellature esterne. Cerchiamo di influenzare queste scelte nel modo migliore possibile.

 

Su alcuni yacht, come il Project 713, abbiamo utilizzato teak proveniente da piantagioni certificate per tutti i ponti, come parte del nostro impegno verso materiali certificati e provenienti da filiere responsabili.

 

Consideriamo inoltre la salute degli equipaggi e dei lavoratori, la riciclabilità, le opzioni di fine vita dei materiali, le alternative al teak per i ponti e la riduzione degli sprechi nella supply chain. Oltre agli interni, integriamo sistemi diesel-elettrici ibridi, celle a combustibile a idrogeno come nel Project 821, generatori compatibili con HVO e carene altamente ottimizzate come quelle sviluppate per Breakthrough e Valor. Sono tutti esempi concreti del nostro lavoro sulla sostenibilità.

 

La realtà, però, è che il raggiungimento del Net Zero lungo l’intera vita di uno yacht dipende in larga misura da come l’armatore utilizza la propria imbarcazione. Noi forniamo l’infrastruttura; il resto avviene durante la fase operativa, che è anche quella in cui si concentra la maggior parte delle emissioni.

 

PM -  State creando percorsi formativi per armatori, designer o comandanti affinché comprendano meglio la sostenibilità e l’impatto del ciclo di vita?

 

FN - Sì, assolutamente. Formiamo gli equipaggi e tutte le persone coinvolte nelle imbarcazioni che consegniamo. Organizziamo inoltre Captain Summits e Broker Summits, che hanno lo scopo di aggiornare coloro che influenzano maggiormente le decisioni degli armatori.

 

L’obiettivo è garantire che siano aggiornati sugli sviluppi più recenti e comprendano il proprio ruolo nell’evoluzione della sostenibilità.

 

Per quanto riguarda gli armatori, dipende molto dalla singola persona. Alcuni, come l’armatore di Valor, sono estremamente coinvolti e molto preparati sotto il profilo tecnico. Con questi clienti lavoriamo direttamente. Altri preferiscono delegare a comandanti o rappresentanti dell’armatore. Per questo non esiste un programma standard: adattiamo il nostro approccio alle esigenze di ciascun cliente.

 

PM -  Disponete di KPI o metriche ESG specifiche legate alla sostenibilità, in particolare per quanto riguarda interni e materiali?

 

FN - Feadship non è una società quotata e quindi non è obbligata a pubblicare un report ESG autonomo. Tuttavia abbiamo un quadro ESG molto chiaro.

 

La nostra strategia al 2030 è focalizzata sul raggiungimento del Net Zero e sulla riduzione dell’inquinamento, supportata da progetti dimostrativi concreti come Obsidian, Breakthrough, Valor e altri.

 

Attraverso il nostro impegno nella Water Revolution Foundation ci siamo inoltre impegnati a compiere passi progressivi verso yacht e processi costruttivi a emissioni zero.

 

Disponiamo di un Sustainability Programme Manager dedicato e attribuiamo grande importanza alla governance, alla collaborazione con i fornitori e all’integrazione degli impatti ambientali e sociali nei processi decisionali.

 

A livello di cantiere monitoriamo KPI relativi ai consumi energetici, alla quota di energia rinnovabile utilizzata, ai flussi di rifiuti, alle sostanze pericolose, all’impiego di legname certificato, ai test su materiali alternativi per i ponti, alla riduzione degli imballaggi e alle iniziative di riciclabilità. Gli interni sono quindi pienamente inclusi nella nostra visione ESG.

 

PM -  Se dovesse scegliere un progetto legato agli interni di cui è particolarmente orgoglioso, quale sarebbe?

 

FN - Cerchiamo sempre di mettere in discussione lo status quo. Nei nostri concept futuri, come Dunes, abbiamo introdotto ampi sbalzi architettonici per creare ombreggiamento naturale all’interno dello yacht. Questo riduce la necessità di utilizzare l’aria condizionata e quindi i consumi energetici.

 

Per il Project C abbiamo chiesto ai designer di lavorare esclusivamente con materiali sostenibili. I risultati sono stati straordinari e hanno incluso pannelli decorativi realizzati utilizzando elementi come gusci d’uovo e piume, trasformati in superfici di grande qualità estetica.

 

Abbiamo inoltre esplorato soluzioni alternative al teak, come sistemi a nido d’ape attraversati da acqua corrente. Oggi utilizziamo anche alluminio verde per alcuni componenti strutturali.

 

Ogni materiale viene sottoposto a verifiche rigorose in termini di sicurezza, resistenza al fuoco, requisiti ingegneristici e sostenibilità.

 

In Feadship esiste una forte consapevolezza del fatto che ogni scelta sui materiali abbia un’importanza concreta.

 

PM -  Durante il panel SIH di Amsterdam avete parlato anche del concetto di purpose nello yachting. Può approfondire questo tema?

 

FN - Il purpose è fondamentale. Integrare uno scopo più ampio nello yachting genera un senso di responsabilità molto più forte.

 

Immaginiamo una flotta di yacht dotata di strumenti per la raccolta di dati ambientali e impegnata nel monitoraggio continuo dei mari. Se tutte le imbarcazioni facessero lo stesso, immaginate quanta conoscenza potremmo generare collettivamente.

 

La sfida è che, mentre aziende e nuove generazioni spingono nella giusta direzione, la geopolitica talvolta procede in senso opposto. Il progresso non è sempre lineare e le ambizioni globali in materia di sostenibilità continuano a confrontarsi con nuove priorità e difficoltà.

 

Per questo credo che il progresso nel nostro settore arriverà dalle aziende che sceglieranno di fare la cosa giusta e dalle nuove generazioni di armatori che chiederanno standard sempre più elevati.

 

PM -  Smart Interior Horizon sta lavorando alla realizzazione di ricerche, database e white paper sugli interni sostenibili. Sareste disponibili a sostenere questa iniziativa?

 

FN - Certamente, con piacere. Gli interni coinvolgono un ecosistema molto ampio fatto di clienti, designer e subfornitori.

 

Il cliente e l’interior designer definiscono la visione creativa, i materiali e l’estetica. Feadship definisce invece i limiti tecnici, di sicurezza e di sostenibilità. I fornitori specializzati operano all’interno del nostro sistema di materiali approvati.

 

Abbiamo quindi una certa capacità di influenza, ma non siamo maghi. Dobbiamo lavorare nel rispetto delle normative di classe, dei requisiti di sicurezza, dei rischi legati all’incendio e di criteri di sostenibilità in continua evoluzione.

 

Per questo motivo ritengo che la ricerca portata avanti da SIH sia estremamente importante. Sarò felice di contribuire e condividere il nostro punto di vista.

 

Rebecca Gabbi

©PressMare - riproduzione riservata

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