Mirco Babini
Mirco Babini, dalle tavole foiling all’America’s Cup
In occasione dell’Europeo Formula Wing a Napoli abbiamo incontrato Mirco Babini, figura di riferimento a livello internazionale nello sviluppo delle discipline veliche legate alle tavole foiling. Mirco ha contribuito a trasformare il wingfoil da fenomeno emergente a disciplina organizzata, capace di attrarre nuovi praticanti e dialogare con World Sailing, la federvela mondiale, con la prospettiva di candidarsi a futura classe olimpica. In occasione dei Giochi Olimpici di Parigi, è stato responsabile del campo di regata per le classi Kitefoil.
Il Campionato Europeo Formula Wing, da poco conclusosi a Napoli, arriva in un momento in cui il capoluogo campano, trainato dall’ America's Cup nel 2027, è sempre più al centro di grandi eventi internazionali legati al mare e alla vela. In questo contesto, il wingfoil si propone non solo come disciplina spettacolare, ma come possibile porta d’ingresso per le nuove generazioni verso la vela del futuro.
Nell’intervista che segue, Babini risponde alle domande poste da Flora Nappi per PressMare.
PressMare - Possiamo considerare il wingfoil una disciplina propedeutica verso la vela ad alte prestazioni, fino alla Coppa America? In che modo le competenze sviluppate in questa disciplina possono essere trasferite su barche come gli AC75?
Mirco Babini - Il wingfoil è già certamente una disciplina velica ad alte prestazioni e molti atleti si approcciano alla vela foiling partendo da discipline come il wing per passare a derive più tecniche e complesse. I punti in comune tra, ad esempio, gli AC75 e il wingfoil riguardano soprattutto il flight control del foil e l’alta velocità. In aggiunta a questo, il wingfoil aiuta a sviluppare una lettura istintiva del vento – soprattutto per quanto concerne il vento apparente - che può essere utile in tutte le altre discipline veliche. Il foiling abitua, inoltre, a un approccio più rapido e dinamico rispetto alla vela tradizionale e richiede un continuo controllo e capacità di riassettarsi. Per certi versi parlano la stessa lingua, ma si tratta di discipline nettamente diverse.

PM - Il wingfoil sta attirando molti giovanissimi: quali sono, secondo te, le ragioni di questo successo così rapido rispetto alla vela tradizionale?
MB - Chiaramente si tratta di una disciplina molto più veloce e adrenalinica rispetto alle tradizionali, questa è una delle ragioni del suo successo tra i giovani. Inoltre, l’estrema semplicità e maneggevolezza dell’attrezzatura e il fatto che si possa praticare in moltissimi luoghi in giro per il mondo, costituiscono senz’altro punti a favore.
PM - Questo forte appeal sui giovani può rappresentare una chiave per rinnovare la base della vela italiana?
MB - Il wingfoil riesce oggi ad intercettare un pubblico che la vela tradizionale fa sempre più fatica a coinvolgere. Oltre ai punti già citati sull’attrezzatura, il wing parla un linguaggio estremamente contemporaneo vicino a discipline come il surf, lo skate, lo snowboard che sono tipicamente appannaggio delle generazioni più giovani.
PM - Quanto conta il lavoro del circolo organizzatore per il successo di eventi di questo tipo e quale modello dovrebbe seguire un club velico che vuole aprirsi al wingfoil?
MB - È un lavoro essenziale per il successo di un evento e, soprattutto, è fondamentale la capacità di interpretare e rispondere alle esigenze degli atleti e sono molti i circoli in Italia che si stanno aprendo alle nuove discipline veliche. Sicuramente, per approcciarsi a questo sport come organizzatori è necessario riuscire ad adattarsi alla variabilità delle condizioni, a una logistica più reattiva e dinamica e a una gestione degli spazi più fluida.

PM - Il formato di gara del wingfoil è in continua evoluzione: cosa funziona oggi e cosa invece andrebbe migliorato?
MB - Se parliamo di wingfoil in senso generale, esistono diversi formati di gara. Per quanto concerne il wingfoil racing, si sta lavorando per mantenere aggiornati i format in modo da seguire l’evoluzione di una disciplina così innovativa.
PM - Dal punto di vista mediatico, che differenze principali vedi tra un evento di wingfoil e una regata velica classica?
MB - Il wingfoil è per sua stessa natura molto spettacolare e permette un grande coinvolgimento da parte del pubblico. La semplicità dell’attrezzatura, inoltre, rende il wingfoil idealmente più accessibile anche da parte dello spettatore.
PM - Il wingfoil è anche innovazione tecnologica: quali sono le evoluzioni più interessanti che stai osservando su materiali e attrezzature?
MB - Pur trattandosi di una disciplina giovane, l’evoluzione conta l’impiego di materiali compositi di altissimo livello e profili dei foil che talvolta possono anche utilizzare le ricadute tecnologiche dell’America’s Cup.
PM - Che eredità può lascia questo Europeo per il territorio e per i giovani di Napoli?
MB - Organizzare eventi internazionali in Italia rappresenta una grande opportunità anche promozionale per questa disciplina. A Napoli esiste una tradizione di eventi e attività legati al wingfoil, come dimostrato anche dagli ottimi risultati raggiunti da Ernesto De Amicis in questa competizione. Durante l’Europeo abbiamo avuto l’opportunità di testare un campo di regata che sarà tra un anno teatro della 38^ America’s Cup, questo per la città ha potuto rappresentare un primo, piccolo assaggio di quello che sarà diventare capitale internazionale della vela. In senso più generale, ospitare un evento sportivo internazionale di questa caratura contribuisce al posizionamento internazionale della città, oltre a rappresentare un attivatore per l’economia e un esempio virtuoso di destagionalizzazione turistica.
PM - Guardando avanti, dove vedi il wingfoil tra 5 anni, sia come sport sia come fenomeno di mercato?
MB - L’impegno che stiamo mettendo in campo, come già avvenuto per altre esperienze consolidate, è quello di favorire una crescita strutturata, arrivare a garantire alla disciplina un’identità sempre più definita e creare le condizioni per intraprendere un percorso olimpico.
PM - L’ultima domanda è per il tuo percorso professionale. Sulla rotta che porterà Napoli verso l’America’s Cup, quale sarà esattamente il tuo ruolo operativo?
MB – Grazie per la domanda. Il primo impegno è nel pieno della fase operativa, perché sono il Local Event Director per la Preliminary Regatta Sardinia a Cagliari, dal 21 al 24 maggio. A Napoli per la AC38, ho il ruolo di Head of technical operations, per conto di America’s Cup Events. Di fatto ricade sotto la mia responsabilità la supervisione dell’intera parte operativa tecnica, a terra e in mare. Una grande responsabilità alla quale intendo far fronte con il massimo impegno.
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