Marinai e diportisti: esperienza, rischio e cultura del mare

Editoriale

29/03/2026 - 09:22

Questo è un prologo per una mini serie di articoli, che riflette sul rapporto tra uomo e mare, mettendo a confronto marinai professionisti e diportisti. Tra tecnologia, esperienza e gestione dell’emergenza, affiora il valore della cultura nautica come primo strumento di sicurezza.

Prima di raccontarvi qualche istruttiva avventura di mare vorrei brevemente proporvi un prologo.

Per la maggior parte dei cittadini e dei terricoli in genere, allontanarsi da riva oltre l'orizzonte è già un'avventura. Dentro di noi è ben certo che la terra ferma è una sicurezza invece il mare che si muove sempre ci mette un po’ di ansia e dirlo all'inglese: "the relentless sea" cioè il mare implacabile ci mette ancora più ansia. Sembra che questo mare possa rincorrerci e raggiungerci per darci una lezione.

Per i marinai, che si guadagnano la vita sul mare, invece la consapevolezza che qualcosa può andare storto e "nel peggiore dei casi" ci si può lasciare la pelle è sempre presente. Questa considerazione ultima -generalizzando- è quella che divide i marinai dai diportisti.

Per completezza, secondo me, i regatanti in solitario, sono una categoria di mezzo. In costante ottundimento da mancanza di sonno, questi atleti arrivano a percepire il limite e che si stanno giocando tutto, ma hanno gli anticorpi per reagire perché in realtà sono dei professionisti. Il loro è un mestiere pericoloso.

Tante iniziative come scuole e corsi, tentano di qualificare il diportista imponendogli di imparare le procedure di soccorso o ad armare un albero di fortuna oppure a riparare il motore, ma il diportista, che va in mare per diletto, se è nei guai chiama soccorso. La maggior parte delle volte è per guasti meccanici o addirittura per mancanza di carburante. Questo genera quel senso di tenera compassione che hanno i marinai "veri" per i diportisti che in effetti sono in mare come bambini cui basta un forza 6, cioè la classica "burrasca" dello yachtsman, per scoraggiarli. Quando arriva il brutto tempo davvero l'equipaggio è percorso da un senso di euforia come quello dei soldati prima della battaglia, cui succede la stanchezza, poi lo sfinimento e infine la fifa e lì, quando il gioco si fa duro, chi ha stoffa si distingue dagli altri. La stoffa del marinaio.

Certo i due mondi, quello dei marinai e quello dei diportisti, si allontanano sempre più e la mancanza di confronto come sempre impoverisce. Ricordo un capitano di corvetta, militare di carriera, che si era comprato la barca a vela perché ammirava i diportisti essendo che lui, in tanti anni di marina militare, non era mai stato al timone. Quest'uomo, lucido nell'imprevisto per professione, diceva sempre che chi non va nel pallone in emergenza è perché ha un piano B. Vicino al suo vhf teneva scritto: "meidei, meidei, meidei, albatross albatross albatross, imperia napoli 2749." Gli chiesi cosa servisse e mi rispose: "se dovessi andare in panico ... mi basterebbe leggere".

Oggi ci sono il DSC che manda automaticamente il may day e le previsioni meteo satellitari che ci avvertono in anticipo del maltempo e tante altre diavolerie, tuttavia rimangono i "downburst" (Bayesian insegna) o le orche a rammentarci che il pericolo esiste, per questo ritengo istruttive le avventure di mare perché l'esperienza, anche quella degli altri, conta. 

Nonostante la continua meraviglia per l'acume delle nuove tecnologie, l'intelligenza artificiale non ci salverà da noi stessi né dai pericoli del mare.

©PressMare - riproduzione riservata

PREVIOS POST
La Baia di Ieranto tra le 8 meraviglie marine del pianeta
NEXT POST
Tureddi Yachts vende il primo TD27 full custom al Palm Beach Boat Show