Piero Ferrari lascia Ferretti Group con una lettera aperta: "Non posso più associare il mio nome a questa azienda"

Editoriale

14/05/2026 - 08:38
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Piero Ferrari si è dimesso con effetto immediato dalla carica di Vicepresidente e membro del Consiglio di Amministrazione di Ferretti Group. La decisione è arrivata alla vigilia dell'assemblea dei soci convocata per il 14 maggio per il rinnovo del CdA, e si è concretizzata in una lettera aperta indirizzata ai componenti del board e ai sindaci della società.

L'assemblea vede contrapposte due liste: da una parte quella riconducibile a Weichai, azionista cinese di riferimento del gruppo, dall'altra quella di Kkcg Maritime, società del miliardario ceco Karel Komarek, che ha acquisito le quote precedentemente detenute dallo stesso Ferrari e che intende rinnovare l'incarico di Amministratore Delegato ad Alberto Galassi, genero di Ferrari.

Sullo sfondo della vicenda si collocano recenti operazioni di acquisto di azioni rimaste sotto la soglia del 3%, il livello che fa scattare l'obbligo di comunicazione a Consob. Secondo Kkcg Maritime, tali operazioni sarebbero riconducibili a Weichai.

Nella lettera, Ferrari ha scritto:

"Dopo molti anni di servizio presso Ferretti S.p.A., con la presente rassegno le mie dimissioni dalla carica di Vicepresidente e membro del Consiglio di Amministrazione, con effetto immediato.

Nel comunicare le mie dimissioni, non posso esimermi dall'esprimere a questo Consiglio e ai Sindaci la mia frustrazione e delusione per quanto ho potuto constatare nelle ultime settimane.

In particolare, desidero sottolineare che, a seguito di una decisione cruciale degli azionisti di rinnovare il consiglio -- presa in modo appropriato per una società quotata in borsa attraverso una sollecitazione di deleghe, come dovrebbe essere per le società impegnate a preservare la propria integrità sulla base di capacità professionali, piani e strategie future -- varie entità allineate con una fazione sembrano aver adottato una strategia volta a ostacolare tale discussione sostanziale e la votazione.

Ciò è ancora più frustrante poiché tali acquisizioni sono avvenute in modo tale da apparire al di sotto di tutte le soglie normative esistenti. Oltre a ciò, ho anche assistito a una certa arroganza durante l'intero processo di offerta pubblica di acquisto che ha impedito una valutazione neutrale della questione.

Tutto quanto sopra ha puntato i riflettori su questa società, attirando l'interesse della stampa e delle autorità di regolamentazione, compresa la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che potrebbero mettere in discussione la legittimità di alcune recenti acquisizioni da parte di entità straniere e la loro conformità alla legge applicabile.

La conseguenza ultima di quanto ho sintetizzato sopra è che, date le circostanze attuali, non posso più associare il mio nome e l'eredità che esso rappresenta per l'industria italiana a questa azienda."

 

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