Giovanni Costantino
The Italian Sea Group: il punto all’inizio di una settimana cruciale
Dopo aver documentato la scorsa settimana l’emersione di extra-budget sulle commesse in progress, il finanziamento soci da 25 milioni sottoscritto dall’amministratore delegato e primo azionista Giovanni Costantino, lo stato di agitazione dei lavoratori e le reazioni del mercato azionario, si registra ora un ulteriore passaggio critico sul piano della governance.
Tra il 26 e il 27 febbraio il consiglio di amministrazione ha preso atto delle dimissioni del presidente Filippo Menchelli e del vicepresidente Marco Carniani, di cui vi abbiamo dato conto lo scorso venerdì. In una prima comunicazione la società ha annunciato l’uscita dei due consiglieri e la contestuale assunzione della presidenza da parte dello stesso Costantino, che detiene il 53,6% del capitale.
Successivamente, in una seconda nota diffusa in serata, sempre venerdì, è stata resa pubblica anche l’altrettanto clamorosa decisione di Laura Angela Tadini di lasciare il consiglio. Nel documento si precisa che le dimissioni di Menchelli e Carniani sarebbero maturate a seguito di tensioni con l’amministratore delegato, in particolare in relazione alle informazioni fornite nel CdA del 18 febbraio sulla situazione finanziaria del gruppo.
Secondo quanto riportato, i due consiglieri avrebbero contestato integralmente l’informativa resa dall’AD sulla gestione e sui dati economico-finanziari, annunciando l’intenzione di verificare la correttezza della gestione societaria negli ultimi anni. La società ha respinto tali contestazioni, ritenendole infondate e preannunciando un accertamento puntuale dei fatti.
Quanto alle dimissioni della Tadini, viene richiamata una divergenza di vedute sulla gestione della fase attuale. Tadini è una manager in quota al gruppo Giorgio Armani, socio al 4,99% di TISG, elemento che aggiunge un ulteriore profilo di rilevanza nella composizione dell’azionariato.
Il punto di partenza della crisi resta la comunicazione del 18 febbraio, con cui TISG ha reso noto l’emergere di “extra budget nella maggioranza delle commesse in progress”, con impatti negativi sulla posizione di cassa.
In un cantiere che opera prevalentemente nel segmento full custom, con unità in acciaio e alluminio superiori ai 50 metri e progetti che arrivano fino ai 100 metri, la gestione economica di commessa è determinante. Gli scostamenti rispetto al budget originario possono derivare da incremento dei costi di materie prime, subfornitura, varianti richieste dall’armatore o complessità ingegneristiche sopravvenute. In presenza di margini adeguatamente strutturati e clausole contrattuali coerenti, tali oscillazioni dovrebbero essere assorbite senza generare tensioni strutturali di liquidità.
Per far fronte al fabbisogno, Costantino è invece dovuto intervenire direttamente con un finanziamento soci da 25 milioni di euro, misura che ha rafforzato la cassa ma che evidenzia la delicatezza della fase attraversata dal gruppo.
Sul piano territoriale, la situazione ha assunto una dimensione istituzionale. Per il 3 marzo è infatti previsto un incontro in Prefettura tra proprietà e parti sociali, promosso dalla sindaca di Massa, Serena Arrighi, con l’obiettivo di aprire un confronto sulla situazione aziendale.
I sindacati hanno chiesto un tavolo di crisi per avere chiarimenti sulla tenuta occupazionale e sulla continuità produttiva nei cantieri di Marina di Carrara, che rappresentano un presidio industriale strategico per il distretto nautico apuano. L’incontro del 3 marzo si inserisce quindi in un percorso di verifica istituzionale che affianca le dinamiche interne al CdA.
La dinamica societaria si inserisce in un quadro già complesso sul mercato finanziario. Il 19 agosto 2024, giorno in cui il Bayesian affondò provocando la morte di sette persone, il titolo aprì a 8,92 e chiuse le contrattazioni a 8,82 euro. Da lì la capitalizzazione ha registrato una progressiva contrazione: il 18 febbraio scorso il valore era sceso a 4,14 euro, mentre venerdì la chiusura si è attestata a 2,02 euro.
L’impatto reputazionale legato al naufragio di quello che purtroppo è divenuto il Perini più conosciuto, non giustifica però il tracollo del titolo, tantomeno le difficoltà industriali, visto che era stato costruito nel 2008 da una precedente gestione Perini Navi. TISG, che ha acquisito Perini Navi nel dicembre 2021 per 80 milioni di euro, ha sempre ribadito la propria estraneità ai fatti. Tuttavia, l’episodio si è inserito in una fase già delicata per il settore. Dall’estate 2024 il settore dei superyacht ha mostrato segnali di normalizzazione rispetto al picco post-pandemico, con maggiore selettività della domanda e un’attenzione crescente alla solidità finanziaria dei cantieri.
La vicenda TISG si colloca oggi all’intersezione tra governance, gestione finanziaria e ciclo di mercato. Il gruppo mantiene una pipeline rilevante nel segmento megayacht a motore, grazie soprattutto alla vendita di diverse unità Admiral, ma la fase attuale richiede un equilibrio rigoroso tra complessità tecnica delle commesse, marginalità e struttura patrimoniale.
L’esito del confronto del 3 marzo in Prefettura e gli sviluppi delle verifiche annunciate dal CdA costituiranno i prossimi passaggi chiave per comprendere la traiettoria industriale e finanziaria del gruppo. PressMare continuerà a seguire l’evoluzione della vicenda.
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