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Perini Navi: settimana cruciale per il futuro del cantiere

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Perini Navi, Viareggio
Perini Navi, Viareggio

Quella che inizia oggi sarà con tutta probabilità una settimana molto importante per Perini Navi. È questione di giorni, forse di ore e sul futuro della griffe viareggina della cantieristica nautica, leader mondiale nella costruzione di superyacht a vela oltre i 50 metri di lunghezza, dichiarata fallita dal tribunale di Lucca lo scorso 29 gennaio, si pronuncerà il tribunale di Firenze per l’eventuale revoca del provvedimento. A fare opposizione al fallimento, giunto dopo la bocciatura del piano di ristrutturazione del debito, è stata Fenix, holding della famiglia Tabacchi che controlla Perini Navi, cantiere guidato dal presidente e AD Lamberto Tacoli.

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Il piano, presentato pochi giorni prima della decisione del tribunale di Lucca, il 18 gennaio, si basava sull’accordo con il fondo Blue Skye – che fra i vari asset ha anche quote dell’A.C. Milan – prevedendo l’emissione di bond a quattro anni per la somma di 30 milioni di euro, un prestito in prededuzione a un tasso d'interesse del 10%. Un’immissione di liquidità che nei piani di Tabacchi & Tacoli, avrebbe dovuto dare luce verde all'accordo di ristrutturazione del debito, previsto dall’articolo 182-bis l.f., in modo da salvaguardare l’operatività e la continuità aziendale, quindi il rilancio del cantiere.

Perini Navi, Viareggio
Perini Navi, Viareggio

Tra gli elementi in questi giorni all’attenzione del tribunale di Firenze, c’è il ritiro di Blue Skye dal possibile salvataggio, visto che il gruppo finanziario britannico, secondo quanto riportato da organi di stampa, avrebbe deciso di fare un passo indietro nella vicenda. Se fosse davvero così, chi potrebbe finanziare il rilancio? Ciò sembrerebbe rendere ancora meno decifrabile l’azione portata avanti dai Tabacchi per evitare il fallimento di Perini Navi, a meno di assistere a breve a un vero e proprio coupe de theatre che alcuni, in primis i sindacati, non si augurano: la Fiom-Cgil di Viareggio chiede discontinuità rispetto al passato, additando la famiglia Tabacchi e il management, quali unici responsabili del dissesto dell’azienda.

Massimo Perotti, presidente esecutivo Sanlorenzo SpA
Massimo Perotti, presidente esecutivo Sanlorenzo SpA

È opinione di molti, dunque, che anche questo estremo tentativo di fermare la procedura di default, verrà respinto, aprendo a scenari dei quali vi abbiamo già dato conto negli ultimi due mesi. Il curatore fallimentare della Perini Navi, Franco Della Santa, innanzi tutto si è già espresso riguardo alla volontà di non procedere con soluzioni di vendita “spezzatino”, cioè cedendo singolarmente gli asset aziendali: oltre al marchio, i cantieri Perini di Viareggio e di La Spezia. Proprio per quest’ultimo, l’ex Cantiere Beconcini, shipyard dalla collocazione strategica, ammodernato una decina di anni fa e dunque pienamente efficiente, la lista dei pretendenti sarebbe molto lunga.

Alberto Galassi, CEO Ferretti Group
Alberto Galassi, CEO Ferretti Group

Tuttavia, alla vendita a corpo di Perini Navi – dalla quale sono esclusi solo gli stabilimenti di Yildiz, in Turchia, valutati attorno ai 15 milioni di euro e per i quali è stata da tempo avviata la cessione – ha già pubblicamente dichiarato interesse il gotha della cantieristica nautica made in Italy: The Italia Sea Group di Giovanni Costantino, Palumbo Superyacht della famiglia Palumbo, e poi, assieme in un’unica cordata, due colossi della nautica mondiale: la Sanlorenzo SpA, guidata da Massimo Perotti, e il Gruppo Ferretti che ha al timone Alberto Galassi.

Giovanni costantino
Giovanni Costantino, presidente di The Italian Sea Group

Stiamo parlando del secondo e del terzo produttore mondiale di superyacht, cioè di unità oltre i 24 metri di lunghezza, quindi di due realtà fieramente rivali sul mercato nautico, ma per l’occasione disposte a mettere da parte ogni contesa e accordarsi per salvare Perini Navi: se così fosse, se l’operazione non sarà speculativa, fatta solo per spartirsi i due citati cantieri, ma con l’obiettivo di rilanciare davvero uno dei marchi più iconici e di prestigio della nautica italiana, allora chapeau!

Lo stesso potremo dire qualora fossero The Italian Sea Group - al quale l’acquisizione potrebbe sicuramente dare ulteriore sprint nell’annunciato tentativo di IPO che dovrebbe portarla alla quotazione in Borsa a Milano - oppure Palumbo Superyacht a essere scelti per il dopo Fenix, purché portino a termine un’operazione realmente finalizzata a dare un nuovo corso e un bel futuro al cantiere fondato nel 1983 da Fabio Perini.

Giuseppe Palumbo
Giuseppe Palumbo, CEO Palumbo Superyacht

Anche se meno quotato dai bookmaker di radio banchina, che come tutti gli operatori della nautica stanno seguendo gli sviluppi della questione Perini Navi, a nostro giudizio proprio la compagine guidata da Giuseppe Palumbo non va affatto sottovalutata nella corsa al brand viareggino, vista la potenza finanziaria della holding di cui fa parte - Palumbo Group è una delle realtà più importanti in ambito shipbuilding, shiprepair & conversion d’Europa – ma anche in virtù del fatto che Palumbo Superyachts si è reso di recente protagonista di altri due salvataggi relativi a marchi e cantieri della yachting industry italiana, che ora ne fanno parte: ISA Yachts con la relativa shipyard di Ancona (2017) e Mondomarine col cantiere ex Campanella di Savona (2018).

Tutto ciò senza contare che, una volta chiarito se il ricorso dei Tabacchi sarà stato accolto o meno, potrebbero affacciarsi all’orizzonte altri soggetti, magari anche stranieri, da aggiungere al novero dei pretendenti.

Fabio Petrone

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