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Sydney to Hobart Yacht Race, a vent’anni dalla tragedia

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La drammatica Sydney Hobart del 1998
La drammatica Sydney Hobart del 1998

Il 26 dicembre 1998 il nostro TG in Italia trasmise all’ora di pranzo le immagini estive della partenza della 54^ edizione della Sydney to Hobart Yacht Race: i tradizionali pic-nic degli spettatori a terra, una bella brezza che spingeva fuori dalla baia la flotta. Quell’anno erano in 115. Una classica notizia festiva, difficilmente la vela trova spazio nei nostri TG… Nessuno avrebbe immaginato che due giorni dopo tutti i media avrebbero parlato di una burrasca imprevista e devastante, che causò sei morti, cinque barche affondate, sette abbandonate e 55 velisti recuperati in quella che è stata la più grande operazione mai svolta in Australia in tempo di pace, con 35 mezzi aerei e 27 unità navali impegnate.

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La flotta costeggiò il New South Wales alle portanti, spinta da un vento fresco tra i 25 e 35 nodi, ma appena entrò nello Stretto di Bass, che separa l’Australia dalla Tasmania, iniziò il disastro. Un forte depressione, che si era sviluppata in maniera anomala a sudovest dell’Australia, colpi la flotta con vento Forza 12, 65 nodi con raffiche a 80. Il tutto peggiorato dalla forte corrente dello stretto, contraria alla direzione del vento, che alzò onde ripidissime e frangenti. L’inchiesta stabilì che la direzione di regata e l’ufficio meteorologico non avevano previsto e comunicato adeguatamente il potenziale pericolo. Che si stesse sviluppando la depressione era noto, tanto che il navigatore di AFR Midnight Rambler, un 35 piedi che vinse in tempo compensato, era ben consapevole di quanto sarebbe potuto accadere. Il primo in tempo reale, per l’ambito Line Honours, fu il maxi Sayonara di Larry Ellison, il quale vide la morte in faccia e fu particolarmente grato al timoniere (ufficialmente Ellison era anche lo skipper) Chris Dickson per averlo portato in porto a Hobart sano e salvo che gli affidò le sue sfide all’ America’s Cup del 2003 e 2007. (Il rapporto con Dickson si interruppe dopo il 4-1 contro Luna Rossa).

A quella dolorosa vicenda sono stati dedicati in tempi più recenti un film e un libro, essa cambiò l’approccio alla sicurezza non solo della classica regata australiana, ma di tutte le regate d’altura. Non solo le previsioni meteo di oggi sono molto più accurate e le competenze in materia più diffuse, ma da allora è richiesto in tutte le regate più impegnative che i velisti, o almeno una certa percentuale dell’equipaggio variabile da regata a regata, abbiano frequentato un corso certificatodi sopravvivenza in mare.

Il prossimo 26 dicembre, alle ore 13 in Australia, saranno 88 gli yacht al via dalla Baia di Sydney con previsioni di vento variabile nel corso della regata. Sono probabili venti fino a 35 nodi da nordest lungo la costa del NSW, che consentiranno grandi planate alle barche più veloci, tra cui i 5 supermaxi di 100 piedi in lotta per i Line Honours. Di sicuro il plurititolato Wild Oats XI vorrà la rivincita su Comanche, sulla carta il più veloce, dopo che l’anno scorso si è giocato la vittoria a causa di una penalità per una virata troppo vicina subito dopo la partenza, ancora all’interno della Baia di Sydney. Secondo Libby Greenhalgh, veterana della VOR e navigatrice del team tutto femminile Ocean Respect a bordo del “vecchio” Wild Oats di 66 piedi, le condizioni meteo alterne potrebbero favorire le barche più piccole e lente. Al tempo stesso si dice ottimista per il team femminile, a bordo anche Dee Caffari la skipper di Turn the Tide on Plastic alla scorsa VOR, che regata per dare visibilità alla preservazione degli oceani. Al via ci sarà anche una rappresentanza del Made in Italy,  l'Advanced Yacht 80 Apsaras, costruito per un armatore di Hong Kong.

E’ possibile seguire la regata sul tracker al seguente link: http://www.rolexsydneyhobart.com/tracker/

Giuliano Luzzatto
@gluzzatto

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