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World Sailing sotto accusa: “C’è del marcio in Danimarca”

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Il presidente di World Sailing, Kim Andersen a sinistra, e il CEO Andy Hunt
Il presidente di World Sailing, Kim Andersen a sinistra, e il CEO Andy Hunt

La citazione dall’Amleto di Shaeskspeare viene naturale, essendo danese il presidente di World Sailing, ma in realtà si riferisce soprattutto alla gestione opaca da parte del CEO, il britannico Andy Hunt, ampiamente criticato da più parti ma evidentemente molto abile nel piegare alle sue scelte regolamenti, procedure e un buon numero di federazioni nazionali (la FIV non è tra queste)

Andiamo con ordine: tra le tante novità della conferenza generale (AGM) dello scorso novembre a Sarasota, in Florida, c’è stata l’introduzione per le Olimpiadi di Parigi della regata d’altura in equipaggio doppio misto. Pressmare, oltre a dar conto delle comunicazioni ufficiali nella sua edizione in inglese, ha pubblicato il commento di un esperto ben noto, Riccardo Simoneschi, velista e membro dell’Events Committee, presente all’Annual General Meeting: https://www.pressmare.it/it/comunicazione/press-mare/2018-11-17/perche-la-vela-olimpica-nella-burrasca-riflessioni-sarasota-17751

Non entriamo qui nel merito del dibattito, che riguarda, tra l’altro, i costi difficilmente sostenibili da molte federazioni, la sicurezza sul campo di regata, l’ipotesi di voler favorire l’industria nautica francese e atleti d’oltralpe dal curriculum impressionante (un esempio per tutti potrebbe essere la coppia Frank Cammas/Marie Riou) idealmente già candidati al podio. Ha fatto giustamente molto rumore la nonchalance con la quale è stata sacrificata alla nuova specialità olimpica (comunque rappresentazione di un enorme numero di praticanti comuni) un’icona come il Finn: pur essendo un progetto del 1950, continua a dimostrarsi aggiornato e spettacolare, per non citare le storie di imprese sportive a partire dal suo debutto olimpico ad Helsinki del 1952, dove Paul Elvström vinse l’oro, ripetendosi poi nelle due edizioni successive dei Giochi. Certo, tutto passa, occorre guardare avanti, ma forse buttare alle ortiche il valore della tradizione e tante storie di eroi dello sport che sono un elemento trainante dell’audience è stata probabilmente una scelta poco accorta.

Ciò su cui si è focalizzata l’attenzione di Tom Ehman, (già alto dirigente di US Sailing e di innumerevoli team USA di America’s Cup) oggi animatore di Sailing Illustrated, è stata la modalità con cui si sarebbe arrivati a ottenere il risultato voluto dal CEO Hunt.

Qui il link: https://www.sailingillustrated.com/single-post/2018/12/01/World-Sailing-Accusations-of-voting-irregularities-or-worse-at-the-Sarasota-AGM-%E2%80%93-developing

Si legge nel testo che in data 30 novembre i membri del Council di World Sailing hanno ricevuto una lettera di Hunt che allegava le minute dei verbali dei meeting (sono disponibili attraverso il link nell’articolo di Sailing Illustrated) firmate dal presidente e ricordando loro che avevano due settimane per proporre modifiche ai sensi del regolamento. A queste era allegato uno schema con i nomi dei votanti e, presumibilmente, come avevano votato le proposte da portare in discussione, inclusa la controversa “urgent submission” relativa alla barca a chiglia da inserire nel programma olimpico del 2024. Va ricordato che questa proposta era già stata respinta nel Mid Year Meeting di maggio, mentre la urgent submission è stata fieramente avversata da Ser Miang Ng di Singapore, già vicepresidente della Federvela mondiale e attualmente membro esecutivo del CIO, il Comitato Olimpico, il quale ha fatto notare come la procedura fosse quantomeno irrituale se non illegale.

Affinché venisse resuscitata a Sarasota, la submission del presidente richiedeva l'approvazione di una maggioranza del 75% del Council. Al momento della votazione il sistema di voto segreto elettronico, gestito dal personale di World Sailing, riportava che il 75% era stato raggiunto, seppur con un margine esiguo. Dopo ogni votazione, lo staff ha riportato solo il conteggio di "Approva - Rifiuta - Astenuto"; solo i numeri, senza alcun nome. Tom Ehman, che è un avvocato, sottolinea come il voto segreto non sia contemplato neanche alle Nazioni Unite, viceversa qui in Italia dobbiamo ammettere di essere ben più abituati a manovre di questo tipo.

Veniamo al bello: l’autore prosegue specificando di essere in possesso di almeno un paio delle molte email di protesta inviate al CEO Hunt da parte di membri del Council, i quali affermano che i loro voti, secondo le matrici allegate al verbale, siano stati registrati in modo improprio. Sembra che proprio quei due voti apparentemente errati (o forse peggio, a pensar male…) avrebbero comportato il rigetto della proposta del presidente Andersen per mancanza di una maggioranza del 75%. Sailing Illustrated informa di aver contattato World Sailing per un commento, che però non è ancora arrivato; la situazione viene definita in via di sviluppo.

Tuttavia il presidente Andersen, nella sua newsletter mensile del 1 dicembre che Pressmare ha pubblicato a questo link (https://www.pressmare.it/en/association/world-sailing/2018-12-03/presidential-newsletter-december-2018-17968) sottolinea la volontà di migliorare – in futuro ovviamente – la governance asserendo di voler fugare ogni dubbio circa notizie che qui in Italia definiremmo come false e tendenziose. In un capitolo successivo, quasi fosse una excusatio non petita, egli spiega quanto sia importante l’offshore e come gli esperti stiano studiando il modo per rendere fattibile ed economico il tutto (in pratica, prima si decide di fare qualcosa e poi si pensa a come farlo, un modo di procedere decisamente curioso), ventilando l’ipotesi di selezioni nazionali sulla base di flotte già presenti in loco e poi fornire le barche per l’olimpiade di Parigi. Posto che il sottoscritto non è contrario a prescindere alla offshore keelboat, sarebbe interessante capire se il cantiere vincitore dei trials sarebbe disposto a fornire gratuitamente l’Equipment in cambio della visibilità per il brand (un costo accettabile visto che poi le barche potrebbero essere rivendute dopo i Giochi). In tutto questo il presidente Andersen non fa alcun cenno né all’estromissione del Finn né ai problemi legati all’indagine cui è stata sottoposta World Sailing dalla Commissione Europea sulla violazione delle norme di libero commercio, poiché ben 8 delle classi olimpiche su 10 sono monotipi costruiti da un singolo produttore. Al momento solo 470 e Finn possono essere costruiti e attrezzati liberamente. World Sailing ha annunciato la fine dei monopoli a partire dal 2020 ma il sospetto è che stia invece studiando contromosse in funzione di un’indagine che farà comunque il suo corso.

E’ probabile che sulla Mixed Offshore Keelboat, World Sailing vada avanti facendo finta di nulla, prendendo tempo e ponendo l’accento su altre iniziative o sui benefici economici che le nuove scelte apporterebbero. Già, i benefici economici. Ammesso che si concretizzino, a chi andrebbero? Follow the money…

Giuliano Luzzatto
@gluzzatto