Home > Comunicazione > Press Mare > Fraglia Vela Riva: la polemica sulla Gazzetta dello Sport

Fraglia Vela Riva: la polemica sulla Gazzetta dello Sport

 Stampa articolo
Lettera dei genitori Optimist alla Fraglia Vela Riva
Lettera dei genitori Optimist alla Fraglia Vela Riva

Roma, 14 aprile - Mentre è in corso di svolgimento con il consueto successo di partecipazione il 35° Meeting del Garda di Optimist, riceviamo dall'ufficio stampa del circolo organizzatore una lettera firmata da un nutrito gruppo di genitori che difende il sodalizio gardesano e il suo presidente dalle accuse rivolte da una mamma attraverso una lettera alla Gazzetta dello Sport, disponibile a questo link:

http://ventoevele.gazzetta.it/2017/04/12/quando-la-vela-diventa-un-incubo-dalla-gazzetta-di-oggi/

Ne è nata una polemica che definire vivace sarebbe riduttivo, della quale Pressmare non si è interessata in mancanza di comunicazioni ufficiali - questa della FVR è la prima - e di una conoscenza diretta dei fatti. Nel corso della prossima settimana è prevista un'udienza a Genova presso la sede della Federvela alla quale l'allenatore accusato di improperi nei confronti della ragazzina è stato deferito. Vi daremo conto delle decisoni non appena la FIV le comunicherà, nel frattempo proponiamo alcune riflessioni generali, non riferite alla FVR in particolare né al solo mondo dello sport velico:

- in riferimento a soprusi da parte di altri ragazzini, il bullismo è una piaga dilagante ma non certo nuova, solo esponenzialmente più visibile attraverso i social. Nelle squadre sportive, come in ogni altro ambito, non può essere tollerato. Talvolta queste forme di nonnismo paiono invece essere tollerate perché comunque "utili a formare il carattere". Questo è evidentemente inaccettabile.

- lo sport in genere dovrebbe essere una scuola di vita verso valori sani e non come addestramento all'aggressività "agonistica". Nello specifico di una disciplina come la vela (sui cui valori specifici non occorre dilungarsi oltre) non dovrebbe essere spinto solo l'orientamento agonistico ma anche la pratica diportistica non competitiva.

- la percentuale di allenatori  - indipendentemente dallo sport praticato - esaltati dal potere nei confronti di allievi (con l'aggravante eventuale della minore età) è probabilmente la stessa dei capo ufficio con i loro subordinati. E' noto che laddove ci siano meno controlli circa il comportamento verso i sottoposti gli abusi aumentano. Nel valutare e abilitare gli allenatori non servono troppe burocrazie o patentini, e nemmeno valutare i soli risultati; occorre invece buon senso e controllo sul campo da parte di chi sia a capo di una società sportiva. Eventuali frustrazioni per mancate affermazioni agonistiche dovrebbero essere tenute in debita considerazione prima di conferire un incarico.

- l'ultimo punto sopra indicato va considerato anche rispetto ai genitori e alle motivazioni che li spingono a far competere i figli. Sappiamo bene come spesso gli adulti riversino sui piccoli le loro frustrazioni. Una società sportiva dovrebbe poter intervenire anche sugli eccessi dei genitori.

- Infine, in relazione al caso specifico, ci domandiamo se non ci fossero i termini per una denucia alle autorità di P.S. per maltrattamenti. Perché non procedere in tal senso - le responsabilità sono sempre individuali -  anziché cercare il ritorno mediatico che mette in discussione un intero circolo sportivo e la vela giovanile nel suo insieme?

Giuliano Luzzatto
@gluzzatto

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Pressmare