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Più controlli sulla gestione delle Autorità Portuali

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Il porto di Ancona
Il porto di Ancona

Più controllo sulla gestione delle Autorità Portuali

Le autorità portuali hanno un potere immenso, trasformarle quantomeno in S.p.A aumenterebbe la possibilità di controllo sulle loro attività

Poiché i nostri porti commerciali, ma in genere anche quelli noti come di 4^ classe, tranne poche eccezioni più recenti sono stati costruiti nel tempo al centro delle città o comunque degli abitati, essi godono quasi sempre di strutture o almeno di aree retro portuali, di smisurato valore economico. Sono dei veri e propri tesori che spesso suscitano appetiti, anche non proprio leciti. La nostra esperienza nel settore ci suggerisce che sarebbe opportuno sottrarle ai giochi di potere, a volte in grado di pilotare decisioni amministrative per acquisire immeritatamente, con costi inesistenti o assi limitati, posizioni di favore nel loro utilizzo.

In genere in esse, infatti, hanno ruolo preminente l’ente locale e l’amministrazione regionale che ne decidono il vertice, spesso dimenticando l’interesse nazionale a favore del vantaggio locale. In genere a decidere è il sindaco, che nella normativa amministrativa italiana ha poteri immensi, ma a volte condizionati dal sottobosco politico. Per carità, possono agire in maniera egregia, come insegna, per esempio, lo sviluppo eccezionale del porto di Civitavecchia, che porta lavoro e ricchezza non solo al Lazio. Altre volte soggiacciono invece alla politica locale, come abbiamo visto a suo tempo con il vecchio porto di Trieste dove le antiche costruzioni austroungariche erano divenute deposito per il bestiame: un sacrilegio. Né il comandante del porto, che ha la responsabilità della sicurezza, trattandosi in genere di aree a terra ha pur volendo poteri d’intervento, come insegna la friggitoria sotto le case dei pescatori della Corricella a Ischia, chiusa soltanto dopo una causa vinta dall’amico Alfredo Gennaro, esperto di motori e di nautica ben noto nel settore. Non sarebbe meglio, nell’ambito della riforma della pubblica amministrazione in esame al Parlamento, trasformare le autorità portuali quanto meno in SpA , per aumentare il controllo gestionale su di esse? Non siamo i soli a chiederlo e questo ci conforta, anche se la soluzione non ci mette al riparo dei poteri forti. Ma noi, soliti utopisti, le vorremmo miste pubblico-private, e col 51 % ai privati che ne sono i fruitori, altrimenti non serve.

LP

 

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