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Il Governo deve riparare i grandi danni fatti dalla demagogia politica

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Salerno Boat Show
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La Confesercenti rendendo pubblici i dati relativi all’andamento delle aziende del commercio e del turismo nel terzo trimestre di quest’anno, ha reso noto che nel periodo sono ben 530 le imprese di settore fallite, evidenziando che si tratta del dato trimestrale più alto dal 2009 e superiore del 5,6% dello stesso periodo 2014. Di contro migliora la situazione dei pagamenti per coloro che sopravvivono. Secondo gli americani, è noto, le crisi economiche o di settore accelerano la scomparsa delle aziende comunque inadeguate al mercato consentendo ad altre di nascere. Il che può essere anche giusto considerato che il loro sistema economico offre immediatamente delle alternative di occupazione. Da noi invece, in tale trapasso gran parte delle professionalità vanno perse, com’è avvenuto purtroppo, nel settore delle attività nautiche, dove il disastro non ha colpito solo la cantieristica ma l’indotto diretto, cioè la rete di vendita e assistenza al prodotto barca, e indiretto, commerciale e turistico che serviva l’utenza nautica e loro familiari e amici. Quest’ultimo da solo (calcolato da studi di istituti e università) interessava oltre 100mila addetti. Il processo in Italia è stato immediato, causato dalla vera e propria fuga dalla nautica di vecchie e nuove generazioni di utenti, a causa dell’atteggiamento politico e conseguenti provvedimenti legislativi di vero e proprio contrasto.

Le conseguenze economiche di questa fuga sono state avvertite in tutte le località di mare e delle acque interne, prima nei porti, dove sono scomparse tutte o quasi le imprese commerciali e turistiche con clientela costituita in buona parte da utenti nautici, poi sulle coste, a cominciare dai ristoranti. Nell’occasione, molte darsene in fallimento sono passate di mano e così tantissimi stabilimenti balneari, rimessaggi di barche e ristoranti, ma anche alberghi e negozi.

Purtroppo non esistono statistiche specifiche sulle conseguenze di quanto parliamo trattandosi di un indotto indiretto, ma chiunque gira l’Italia come noi per lavoro ma anche per turismo ha potuto constatare l’ecatombe di esercizi commerciali e artigianali. Nelle grandi città il numero dei negozi chiusi e vuoti è impressionante, si pensi nei piccoli centri dove il giro d’affari è minore e l’affitto e le tasse assorbono tutti i ricavi. In particolare per la nautica, quasi tutti coloro che hanno aspettato fiduciosi la sua ripresa hanno chiuso o sono falliti. Ora l’accenno di risveglio se è vero deve essere sostenuto.

Per questo è urgente che il Governo si preoccupi dell’economia costiera, la più compromessa, ma con un progetto di rilancio che non può non partire dalla sistemazione idrogeologica e dal recupero ambientale.

In media, nei primi 9 mesi 2015 hanno avviato le procedure fallimentari circa 7 negozi o attività turistiche al giorno, per un totale che supera le 1.860 unità.

Il maggior numero di fallimenti si registrano in Lombardia, seguita da Lazio e Campania, mentre in Molise sono fallite solo 0,8 imprese ogni mille, in Basilicata 1,06 su 1000 e Sardegna 1,15.

Attenzione, si tratta di dati generali, che riguardano tutto il commercio e il turismo, ma siamo convinti, lo sentiamo attraverso nostri contatti, che l’indotto e lo stesso settore nautico in queste cifre è purtroppo ancora adeguatamente rappresentato. Pertanto chiediamo l’attenzione del Governo per riparare i grandi danni fatti dalla demagogia politica.

 

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