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Un boat show fra Garda e Verona?

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La nautica sta per ripartire? Non è una sensazione ma qualcosa di più se è vero, com’è vero che la Fiera di Verona, che tanti successi ha riscosso in passato nel comparto, stia pensando a un’esposizione nel settore, inizialmente indirizzata, sembra, agli appassionati mittel europei che frequentano il lago di Garda. L’operazione dovrebbe rientrare tra le iniziative da svilupparsi nella integrazione in corso di Verona Fiere e Fiera di Vicenza in un unico polo fieristico nazionale. I tempi impongono infatti per una crescita dimensionale delle fiere italiane, che devono svilupparsi prima di tutto finanziariamente per trovare adeguati obiettivi e validità commerciali a livello europeo e internazionale. Non è più il tempo di piccole fiere che per sopravvivere trattano un po’ di tutto restando coi conti in rosso, ma di organismi in grado di esprimere le eccellenze acquisite coinvolgendo il mercato globale e traendo da esso le risorse per la crescita, come fa intendere l’attenzione, nelle potenzialità di progetto, che sarà rivolta ai capitali d’investimento attraverso un’eventuale quotazione a Piazza Affari.

L’azionariato che sta promuovendo l’integrazione Verona-Vicenza, come si può leggere nella notizia lanciata da Reuters un paio di giorni fa, è vasto e potente, perciò in grado di raccogliere con successo l’eredità dei tanti saloni nautici che sono scomparsi o boccheggiano nell’attuale realtà della nautica italiana. Fondamentale è che gli organismi rappresentativi del settore nautico comprendano quanto importante sia l’iniziativa, l’unica che si preannuncia con un reale potere finanziario, cercando di esserne partecipi.  Non a caso l’operazione parte dall’area imprenditoriale e produttiva del Nord Est, che rimane l’unica di successo come dimostrano in campo fieristico il continuo sviluppo di Vicenza Oro e VinItaly, le mostre più famose e di successo globale della nuova struttura fieristica.  A queste potrebbe aggiungersi con ottime prospettive un grande salone nautico europeo, in grado di raccogliere e rilanciare adeguatamente tutte le eredità italiane di un settore terribilmente fermo. E’ un’utopia? Tutt’altro, perché parliamo di un altro fiore all’occhiello italiano e di potenzialità commerciali chiaramente espresse da cifre e statistiche, ma è necessario pensare e agire in grande, nella totale collaborazione di costruttori e commerciale, che hanno e ancor più avranno necessità di grande promozione, specie se si realizza la grande apertura del mercato mondiale al quale mirano Europa e Stati Uniti. I tempi cambiano e con essi idee e realtà. Il resto diventa passato, che non può far ripartire il settore.

 

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