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Difendiamo il Made in Italy...

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Baglietto 46M
Baglietto 46M

Prendiamo spunto da un post su Facebook pubblicato da Marco Casali, designer italiano noto per aver progettato numerosi yacht di quel Made in Italy che sentiamo il  bisogno di difendere e non solo.

La "denuncia" di Casali riguarda un video nel quale il Ministro per lo Sviluppo Economico, d.ssa Federica Guidi, nel dare enfasi al valore del Made in Italy nell'ambito del comparto industriale che ci interessa maggiormente, dunque la nautica, ha accompagnato o meglio ha lasciato che accompagnassero le sue parole ritraendo uno yacht Made in UK, precisamente un Sunseeker.

Ora, non possiamo dare colpe dirette al ministro che probabilmente non ha deciso cosa mandare in onda, ma sicuramente a chi, pensando che uno yacht valga l'altro, ha commesso un banale errore dal quale prendiamo spunto per una riflessione.

Il banale errore potremmo riassumerlo in un esempio diverso, più alla portata di tutti come il parlare del patrimonio artistico nazionale, che non ha eguali nel mondo, facendo vedere le immagini...del Tower Bridge di Londra.

Un errore di cui si sono accorti in pochi sicuramente, certo non poteva sfuggire a chi vive di yachting e in particolare a chi individua una linea e un produttore con un colpo d'occhio. Noi abbiamo voluto prendere spunto da questo piccolo incidente di comunicazione istituzionale per accendere i riflettori sul bisogno di difendere il Made in Italy dagli attacchi che provengono dall'esterno, in particolare da quei paesi che subiscono la supremazia industriale italiana in questo segmento.

Vogliamo semplicemente rammentare al ministro, ma anche a chi cura i servizi giornalistici come quello incriminato, che in Italia di esempi da riprendere per accompagnare un discorso sul Made in Italy ce ne sono tanti e non a caso rappresentano l'eccellenza nel mondo. Codecasa, Overmarine, Benetti, Baglietto, Italian Sea Group (Admiral, Tecnomar), Arcadia Yachts, Palumbo, F.lli Rossi - Rossi Navi, DL Yachts, CRN, Picchiotti, Sanlorenzo e qualche altro che nel segmento cui anche lo yacht inquadrato appartiene rappresentano le barche più vendute al mondo, quelle grazie al quale il primato italiano non è scalfito nè da inglesi, nè da olandesi nè tantomeno da francesi o statunitensi.

In questa sede non vogliamo evidenziare le ragioni del successo del Made in Italy nel mondo dello yachting, anche se lo faremo con articoli specifici, ma vogliamo evidenziare il bisogno di difendere la nostra industria nautica e navale dall'interno prima ancora che da attacchi esterni, che pure non mancano nel tentativo di arginare l'avanzata dei nostri prodotti sui mercati internazionali.

Questa difesa passa per la consapevolezza che siamo una potenza industriale in un segmento strategico come quello dello yachting, definito tale per quello che nel periodo precrisi rapprentava sul PIL, per i posti di lavoro che è in grado di generare con un indotto e una filiera straordinari ma ignoti ai più e soprattutto a chi ci ha governato a lungo, lasciando che tutto questo venisse ridimensionato con scelte a nostro avviso inopportune.

Abbiamo per queste scelte perso il mercato interno e oggi siamo tutti qui ad auspicarne la ripresa, ma ciò nonostante la nostra industria continua a rappresentare la più importante nel mondo e questo significa che oggi, dipendiamo dall'export in modo quasi totale, almeno nel nostro settore. Difendere la nostra industria oggi vale più che in passato, quando le cose per inerzia e per un mercato interno che tirava, tutto sommato non richiedavano (a nostro avviso già sbagliando e lo abbiamo più volte evidenziato sulle testate con le quali storicamente collaboriamo o abbiamo collaborato) una difesa come invece è necessaria oggi.

La difesa di cui parliamo passa per la consapevolezza che il fallimento di uno è un danno per tutti, che la mancanza di collaborazione significa limitare lo sviluppo tecnologico, che parlare per primi male della nostra industria in nome di un ormai cronico criticismo senza riserve verso tutto ciò che è italiano crea danni enormi in termini d'immagine e affidabilità, questo purtroppo vale anche quando si pensa che parlare male di un concorrente anch'esso italiano possa significare mettere in evidenza le proprie differenze e magari catturare il cliente. In realtà, questo atteggiamento produce perdita di fiducia nel Made in Italy, la creazione di un'immagine del prodotto italiano che passa per il pressapochismo e per altri vizi che noi per primi denunciamo parlando di noi stessi. Ma tutto questo è storia, appartiene al passato e nella misura in cui è stato cavalcato in favore di industrie straniere non ci è mai appartenuto, ma abbiamo prestato il fianco, siamo stati i primi nemici di noi stessi. Ora è il momento di prendere coscienza che l'industria nautica italiana è quella che ha portato nel settore più innovazioni di qualsiasi altra, che ha in acqua il maggior numero di barche di qualsiasi dimensione, che ha nella filiera delle eccellenze che il mondo ci invidia e di cui quello stesso mondo che ci attacca si serve per i suoi prodotti nautici e navali. La difesa del Made in Italy significa prendere coscienza che le nostre frustrazioni da cittadini italiani dobbiamo superarle con il cambiamento e non con la distruzione, con un approccio positivo e costruttivo, non con il considerare tutto ciò che ci riguarda qualcosa di scarso valore.

Difendere il Made in Italy, non me ne vogliano Marco Casali e gli altri amici designer, significa superare e far superare quel concetto secondo cui "il Made in Italy tira perchè noi sappiamo fare il bello", questo è solo uno degli aspetti che ci hanno proiettato ai vertici della produzione mondiale. Nella realtà il Made in Italy porta con sè una lunga tradizione di costruzione navale, di sviluppo industriale, di creatività meccanica, ingegneristica e di design nei suoi aspetti funzionali oltre che estetici. Il Made in Italy ha superato più volte concetti consolidati che sembravano inviolabili, proponendo nuove tipologie d'imbarcazioni e navi, nuove soluzioni ingegneristiche per ottimizzare il rendimento delle carene e tante innovazioni di tutto ciò che a bordo di uno yacht trova posto. Lo yacht è un oggetto molto complesso e richiede una ricerca continua per poter evolvere non solo nella forma, ma anche nelle prestazioni, nell'impatto ambientale che produce, nella vivibilità a bordo, nel benessere che è in grado di offrire a chi spende milioni di Euro per acquistarlo. Questa ricerca, benchè scarsamente finanziata a livello istituzionale, in Italia e non altrove ha prodotto le soluzioni d'avanguardia che tutti richiedono sulle loro barche anche quando sono prodotte altrove.

Difendere oggi il Made in Italy significa anche ricreare le condizioni per un mercato interno degno di un'industria come quella italiana, ma anche di una storia sui mari che appartiene all'Italia e ai suoi mari. Queste condizioni passano certo per un recupero del potere d'acquisto e per un'economia che riprende a marciare, ma come in passato, la nautica e le tante attività ad essa correlate sono un bacino potenziale di economia e occupazione che va recuperato.

Questa lunga crisi e l'emorragia di appasionati diportisti che ha portato con sè non può essere la ragione per cui rischiamo di perdere quella cultura marinara che abbiamo anche il dovere storico di recuperare per poter essere passata alle generazioni successive. Dobbiamo adoperarci per portare la nautica nelle scuole, per far scoprire agli italiani più giovani e a quelli che non hanno ancora avuto l'opportunità di scoprirlo che andare per mare non è una questione per pochi, ma un diritto di tutti e si può fare in mille modi. Una delle attività che noi come giornalisti del settore vogliamo promuovere è proprio quella di portare a conoscenza dei più la possibilità di fruire del mare, fermo restando che se ne può fruire anche da professionisti perchè le professioni del mare sono tante, da quelle che interessano le istituzioni che vi operano alle tante attività connesse con il diporto nautico. Stiamo già sviluppando un progetto simile perchè crediamo fermamente che le nuove generazioni rappresentino quel mercato interno del prossimo futuro di cui abbiamo un bisogno strategico per non dipendere esclusivamente dell'export, ma anche perchè, senza retorica alcuna, navigare ci appartiene come popolo e produrre nautica d'eccellenza è solo una conseguenza.

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