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Si è chiuso a San Servolo il convegno sulla Costituzione del Mare

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28/05/2022 - 11:40
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Si tratta di un documento redatto congiuntamente da avvocati internazionalisti, diplomatici, professori universitari, economisti, scienziati, esperti e membri della società civile.

Quello che l'UNCLOS ha conseguito

La convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (UNCLOS) è uno strumento fondamentale per la governance degli oceani. La convenzione di Montego Bay infatti disciplina il quadro giuridico fondamentale che regola tutte le attività negli oceani e nei mari.

Dopo quarant’anni di applicazione, la UNCLOS è diventata la "costituzione degli oceani" e persino i Paesi che non l'hanno ratificata sono vincolati dalla maggior parte delle disposizioni di questo trattato internazionale, in quanto queste norme sono ormai generalmente riconosciute come codificatrici del diritto internazionale consuetudinario.

La convenzione di Montego Bay ha consentito a tutti gli Stati di commerciare liberamente via mare realizzando forme di cooperazione pacifica intergovernativa senza pari.

In caso di conflitto fra le opposte pretese degli Stati costieri, la Convenzione di Montego Bay contiene apposite disposizioni per delimitare il mare territoriale, la zona contigua e la zona economica esclusiva. E la maggior parte delle frontiere marittime tra Stati è stata pattuita tramite trattato internazionale. In alcuni casi, spesso i più difficili ed in cui non si raggiunge un accordo, occorre procedere alla risoluzione delle controversie e anche su questa materia la UNCLOS offre apposite norme e diversi meccanismi tra cui il Tribunale internazionale per il diritto del mare che ha sede ad Amburgo e l’arbitrato internazionale. La soluzione pacifica delle controversie tra Stati dovrebbe essere sempre un principio fondamentale di diritto del mare.

In quanto convenzione-quadro, la convenzione di Montego Bay è destinata a svolgere la propria funzione nel tempo e ad adeguarsi al mutare delle circostanze. Così, fermo restando l’impianto della UNCLOS, cinque materie che, in passato, non sono state specificamente disciplinate, oggi possono essere regolate tramite l’interpretazione del testo esistente della UNCLOS piuttosto che rinegoziare una nuova UNCLOS, fermo restando che per particolari questioni gli Stati possono concludere degli specifici accordi di attuazione.

Queste cinque materie sono le seguenti: 1. Cambiamenti climatici ed innalzamento del livello del mare; 2. Biodiversità; 3. Economia blu; 4. Cavi sottomarini; 5. Tutela dei diritti umani in mare.

miguel de Serpa Soares ONU
Miguel de Serpa Soares ONU

è richiesta un'azione urgente per:

1. Contrastare il cambiamento climatico e l’innalzamento del livello del mare. Anche se la convenzione di Montego Bay non fa alcun riferimento esplicito al cambiamento climatico, essa incarna la necessità di stabilità, prevedibilità e certezza del diritto del mare, indipendentemente dalle differenze nei sistemi politici, economici e sociali dei singoli Stati e dei loro livelli di sviluppo, ciascuno Stato deve compiere il massimo sforzo nella lotta al cambiamento climatico. Ed anche in questa materia particolare, la UNCLOS implica l'obbligo di risolvere pacificamente le controversie internazionali e secondo i suoi meccanismi di risoluzione delle controversie.

L’innalzamento continuo del livello dei mari rispetto al secolo passato causata dal cambiamento climatico è particolarmente preoccupante. Occorre, pertanto, un maggiore coordinamento tra la UNCLOS e la UNFCC (convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici).

Il cambiamento climatico avrà un impatto significativo sulle odierne frontiere marittime nonché sulla portata dei titoli marittimi degli Stati costieri e insulari. In particolare il cambiamento climatico costituisce una minaccia esistenziale per i piccoli Stati insulari.

Il cambiamento climatico diverrà inoltre un terribile fattore di sviluppo della migrazione di massa, a causa della riduzione o della perdita di interi territori coltivabili. Nuovi conflitti armati potranno essere scatenati proprio da tali mutamenti che mettono a rischio il benessere e la sopravvivenza di intere popolazioni.

Inoltre, le nuove norme internazionali che saranno adottate dovranno affrontare con urgenza l'inquinamento marino causato dagli Stati costieri che rappresenta circa il 80 % dell'inquinamento marino totale. I governi dovrebbero considerare la tutela degli oceani tra le materie fondamentali della UNFCC e realizzare un maggiore coordinamento tra la UNFCC e l'UNCLOS. Il Trattato MARPOL dovrebbe diventare una standard internazionale minimo. Tali norme internazionali sono importanti a causa della interconnessione sempre più evidente tra il cambiamento climatico ed il degrado ambientale.

 

2. La tutela della biodiversità. Gli effetti negativi sull'ambiente marino e sulla biodiversità di un certo numero di attività umane sollevano una preoccupazione crescente, in particolare per gli ecosistemi marini vulnerabili. La UNCLOS affronta la protezione dell'ambiente marino nella sua Parte XII. Le numerose disposizioni contenute nella Parte XII si riferiscono alla tutela della biodiversità marina sia nelle zone di competenza nazionale, sia in quelle internazionali. La perdita di biodiversità in aree collocate oltre quelle di competenza nazionale, seppure non siano state pienamente comprovate dalla scienza, hanno indotto la Comunità internazionale a considerare di importanza cruciale un aumento del livello di tutela della biodiversità.

Nell'ambito del trattamento degli spazi marini al di là della competenza nazionale, un criterio fondamentale si riferisce all'interconnessione tra la biodiversità nella colonna d'acqua e quella del fondo marino. I negoziati in corso negoziato sulla conservazione e sull’uso sostenibile della biodiversità nell’alto mare (BBNJ) implicano che tale terzo accordo di attuazione della UNCLOS si coordini con le norme in materia ambientale elaborate dall'Autorità internazionale per i fondi marini per quanto riguarda le attività di prospezione e di sfruttamento nell’Area.

Sebbene, in materia ambientale, il mandato di detta Autorità si limiti alla protezione dell'ambiente marino e della sua biodiversità per minimizzare l’impatto delle attività estrattive sull’ambiente marino, detto ente dispone di ampie competenze in materia ambientale che vanno valorizzate per un approccio olistico alla tutela della biodiversità. Il migliore approccio per evitare le perdite di biodiversità e garantirne la conservazione a lungo termine è quello di considerare l'ambiente marino come un ecosistema anche normativo al fine di oltrepassare la ripartizione spaziale e funzionale degli spazi marini stabilita nell'ambito della convenzione di Montego Bay.

Alla luce delle considerazioni suesposte, sul piano mondiale, oltre ai regolamenti adottati dall'Autorità internazionale per i fondi marini per la protezione e la preservazione dell'ambiente marino dell’Area, dovrebbe essere accordata la massima priorità alla conclusione del BBNJ già nel 2022, un accordo di attuazione della UNCLOS il cui testo finale potrebbe essere adottato proprio in occasione del quarantesimo anniversario della convenzione di Montego Bay.

3. Lo sviluppo della blue economy. Incoraggiando l'economia blu, la UNCLOS comporta l'obbligo per gli Stati di "prevenire, ridurre e tenere sotto controllo l'inquinamento dell'ambiente marino" di tutte le fonti, comprese le emissioni di gas a effetto serra. L'economia blu mira a promuovere l'utilizzazione durevole degli oceani e dei mari preservando nel contempo il loro ruolo fondamentale per il benessere e la sopravvivenza umana. In particolare, l'economia blu contribuisce a raggiungere l'obiettivo n.14 dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite circa "La vita sott’acqua", obbiettivo che mira a conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.

4. Una migliore disciplina dei cavi sottomarini costituiscono un elemento cardinale per tutte le infrastrutture e la sicurezza delle comunicazioni degli Stati. La UNCLOS contempla la posa e la riparazione dei cavi sottomarini. Tuttavia, il regime internazionale manca oggi di chiarezza e le negoziazioni su tali questioni dovrebbero essere una priorità per la formulazione di apposite norme internazionali a tale riguardo. Dai negoziati delle convenzioni di Ginevra del 1958 si evince che gli Stati hanno preferito rinviare alla convenzione internazionale per la protezione dei telegrafi sottomarini del 1884 e la convenzione di Montego Bay ha seguito la stessa strada. Tuttavia, detto regime appare insufficiente a garantire la protezione dei cavi e delle altre infrastrutture in quanto occorre approfondire la dimensione sottomarina di tali strumenti.   

5. Una maggiore tutela dei diritti umani in mare. L'UNCLOS non tratta espressamente dei diritti umani. Tuttavia, è chiaro che il diritto internazionale dei diritti umani si applica alle persone in mare. La proibizione della schiavitù e del lavoro forzato sono preoccupazioni antiche ma lo «sfruttamento grave dell’attività lavorativa” è un rischio crescente per i lavoratori marittimi nel settore della pesca e della navigazione. Infatti, se esistono appositi accordi internazionali diretti a tutelare i diritti umani ed in particolare i diritti sociali, la giurisdizione dello Stato della bandiera riduce considerevolmente la loro effettività, ivi compreso il diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale. I governi perciò dovrebbero rafforzare i controlli nello Stato del porto. La marina mercantile dovrebbe dare applicazione ai Principi Guida dell’ONU su imprese e diritti umani e rispondere a tali sfide rafforzando la loro conformità al diritto internazionale, con particolare riferimento alle convenzioni dell'OIL (Organizzazione internazionale del lavoro) e dell'IMO (Organizzazione marittima internazionale).

Una volta firmato da tutti gli intervenienti, tale documento sarà presentato alle Nazioni Unite, ai governi, all'Università, alle organizzazioni non governative, alla società civile, ai politici.

Firmato

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