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Il Faro di Mussolini nel mar dei pirati ad Artemare Club

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Il faro di Guardafui in rovina oggi
Il faro di Guardafui in rovina oggi

Nel 1924 l'Italia costruì il più grande Faro d'Africa e la Biblioteca di Artemare Club lo ricorda con l'esposizione nella sede dell’Associazione al Corso antico di Porto Santo Stefano, del raro libro “Il Faro di Mussolini per studiosi, soci e simpatizzanti, per ricordare la nostra storia marittimi di quel periodo.
 
Tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima del Novecento non vi erano al mondo acque più pericolose, della punta estrema del Corno d'Africa, come dimostra l'elevato numero di incagliamenti e di naufragi, favoriti da nebbie, tempeste, correnti e barriere coralline e i pericoli venivano anche dai pirati, che, depredavano i relitti delle navi incagliate o spiaggiate e sottraevano ai naufraghi quel poco che essi erano riusciti a salvare, lasciandoli senz'acqua, senza cibo, senza la possibilità di chiedere soccorso. Molte di queste tragedie si sarebbero evitate se solo fosse stato costruito un faro sul promontorio di capo Guardafui. L’argomento alimentò molte polemiche in Europa, finché nel 1925 l’Italia colonizzata la Migiurtinia costruì a capo Guardafui l’atteso faro, che intitolò a Francesco Crispi. Cinque anni più tardi, il faro venne ricostruito più alto, più potente, a forma di fascio littorio.
 
A riscoprire la straordinaria storia di questo faro è Alberto Alpozzi, fotoreporter free-lance specializzato in aree di crisi la storia che dopo quattro anni di intense ricerche nello straordinario libro documentatissimo non solo racconta le origini del Faro Crispi ma anche l'avvincente storia delle colonie italiane in Somalia, libro che si legge come un romanzo di avventure non ha, nonostante il titolo, nessun contenuto politico o nostalgico. Il volume arricchisce l'importante collezione della Biblioteca di Artemare Club di tematica Fari.
 
Oggi il cosiddetto Faro di Mussolini è ancora là, in rovina spento e dimenticato e invece sarebbe molto utile il suo ripristino, perchè se andate su Google-maps e cercate Capo Guardafui vi ritroverete ad osservare dall'alto uno dei territori più desolati, deserti e selvaggi del pianeta, con le coste chiamate “coste delle spezie” o “coste della tristezza” che conservano a causa delle forti correnti, delle nebbie e delle tempeste di sabbia, il naufragio di centinaia di vapori e mercantili e poi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha di recente rinnovato l'invito alla comunità internazionale ad intensificare gli sforzi per combattere la pirateria marittima al largo delle coste del Corno d'Africa e nell'Oceano Indiano e il restauro del faro aiuterebbe la sicurezza della navigazione di quelle acque, tutelando anche la nostra storia marittima.
 
Artemare Club è dell'opinione che l’architettura degli anni Trenta ha ormai assunto indiscutibile valore storico e ritiene ingiustificata e grossolana la confusione che viene fatta fra monumenti celebrativi e opere di architettura civile di importante utilità di certi periodi storici, una di queste è senz'altro il faro costruito dall’Italia a Guardafui.

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