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Artemare ricorda nove anni fa la tragedia del Costa Concordia

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La collezione delle prime pagine dei giornali di Artemare Club
La collezione delle prime pagine dei giornali di Artemare Club

Mercoledì 13 gennaio prossimo all’Isola del Giglio, per il naufragio della Costa Concordia, ci sarà una solenne cerimonia alla presenza di autorità locali civili e religiose, Artemare Club in sua memoria ricorda che della bellissima nave passeggeri del 2006 smantellata nel 2017 rimangono le eliche e alcune parti del motore, molti cimeli sparsi per il mondo, come i migliaia di salvagenti recuperati alcuni ritrovati in diverse spiagge della costa italiana, le scialuppe di salvataggio vendute all’azienda turca Ottosealine, diverse trasformate in battelli, le opere d’arte che erano a bordo, prelevate prima dello smantellamento per il successivo restauro.

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Per non dimenticare resta il vergognoso mistero della campana di bordo con su impresso “Costa Concordia 2006”, trafugata sott’acqua alcuni giorni dopo il naufragio pur con la nave controllata giorno e notte dai mezzi delle varie polizie marittime del nostro paese. La gente di mare e non solo sa bene il valore della campana nautica, tra i simboli più importanti delle nave posizionata generalmente sul ponte della nave o delle imbarcazioni è obbligatoria sulle unità navali superiori ai 40 piedi -  12.19 metri, come previsto dall’art. 15 delle “Norme per prevenire gli abbordi in mare” del 1972 e può essere di varie misure in ottone o bronzo, su quelle più importanti ha il nome della stessa e l’anno del varo inciso sul vaso.
Un po’ di storia, le campane di bordo usate da secoli dalle marine militari e mercantili ancora oggi le troviamo in mezzo all’elettronica di nuova generazione quasi tutti i diportisti ne hanno una a bordo. Prima dell’avvento del cronometro, il tempo a bordo veniva misurato grazie ad un clessidra la quale ogni trenta minuti veniva girata ogni volta che la sabbia terminava da uno dei mozzi della nave che suonava una campanella per avvisare che il tempo era scaduto, da allora la tradizione di suonare la campana si è evoluta e il suo uso è divenuto funzionale anche per la comparsa della nebbia per segnalare la sua posizione o andatura, per fini cerimoniali quali l’arrivo di un alto ufficiale o dignitario, la campana è poi utilizzata in caso di incendio, suonata incessantemente con velocità per almeno cinque secondi , allo scampanellio succedano uno, due o tre squilli per indicare la posizione dell’incendio rispettivamente a prua, a mezza nave o a poppa. Non tutti sanno che a bordo alla mezzanotte del capodanno è consuetudine suonano la campana 16 volte, otto campane per il vecchio anno e otto campane per il nuovo, tradizione che si usa anche per onorare i cambi di comando di una nave militare e quando un marinaio muore in servizio. In occasione della nascita di un bambino su di una nave è consuetudine battezzarlo sotto la campana della nave che spesso rimossa dalla sua sede è utilizzata come ciotola per l’acqua santa. Infine se il nome di una nave viene cambiato, la tradizione marittima impone che la campana originale rimanga con il nome originario della nave e quando la nave va in disarmo va smontata e custodita in luoghi di rappresentanza per la sua memoria.

Diversi anni fa è stata recuperata dal mare una campana datata 1498 appartenete ad un vascello portoghese naufragato al largo dell’Oman, speriamo che non debbano passare lo stesso 500 anni per veder riapparire quella della Costa Concordia!
 

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