Monaco Yacht Show 2026: il superyacht cambia pelle, l’esperienza conta più dell’ostentazione
Più che una semplice vetrina di yacht sempre più grandi, il Monaco Yacht Show 2026, che chiude oggi a Port Hercule dopo quattro giornate dedicate al vertice mondiale dello yachting, è stato soprattutto un osservatorio privilegiato sull’evoluzione del mercato. La redazione di PressMare lo ha seguito sul posto incontrando cantieri, designer, broker, comandanti e operatori per raccogliere impressioni e cercare di capire quale direzione stia prendendo un comparto che, dopo gli anni eccezionali seguiti alla pandemia, è entrato in una fase diversa: meno euforica, certamente più selettiva, ma ancora molto dinamica nella fascia più alta.
I numeri del salone danno immediatamente la dimensione dell’evento. L’organizzazione del Monaco Yacht Show indicava per l’edizione 2026 oltre 120 superyacht e più di 60 luxury tender nella Dockside Area, mentre l’elenco ufficiale degli espositori ha superato quota 560. Particolarmente significativo è il dato relativo alla flotta: nella prima lista pubblicata dal salone figuravano 43 yacht consegnati nel solo 2026, all’interno di una rassegna nella quale la lunghezza media delle unità della brokerage fleet si avvicinava ai 49 metri.
Un mercato che cresce meno nei volumi e guarda sempre più al valore
Il primo elemento emerso dalle conversazioni raccolte a Monaco è la sostanziale convergenza su una parola: normalizzazione. Il boom post-Covid appartiene ormai al passato e il cliente è tornato a valutare con maggiore attenzione tempi, prezzo, qualità costruttiva, efficienza, valore residuo e reale capacità dello yacht di rispondere al proprio programma di utilizzo.
Lo confermano anche i dati. Secondo Confindustria Nautica il mercato mondiale della cantieristica nautica ha raggiunto nel 2025 un valore di 33,3 miliardi di euro, in un contesto definito di progressiva stabilizzazione della domanda. L’Italia procede però in controtendenza, con un CAGR 2023-2025 del 5%, sostenuto soprattutto dai superyacht. Nel 2025 la cantieristica italiana ha superato i 5 miliardi di euro, detenendo nel segmento superyacht il 56% del mercato mondiale in volume e il 36% in valore, contro il 34% dell’anno precedente.
L'ultimo consuntivo completo disponibile di Confindustria Nautica, relativo al 2024, aveva già indicato un massimo storico per l'industria italiana della nautica da diporto, con 8,60 miliardi di euro di fatturato e una crescita del 3,2%. Anche in quel caso la spinta principale arrivava dall'alto di gamma, mentre la piccola nautica mostrava maggiori difficoltà. Il nuovo rapporto completo “La Nautica in Cifre” sarà presentato il 30 settembre, alla vigilia del 66° Salone Nautico Internazionale di Genova che seguiremo come Pressmare per tutta la sua durata.
Il quadro trova riscontro anche nel brokerage internazionale. Il Global Superyacht Market 2026 di Fraser registra per il 2025 360 compravendite di yacht usati sopra i 30 metri, il 4% in più rispetto al 2024, ma soprattutto una crescita del 36% del valore complessivo delle transazioni e del 31% del valore medio delle unità vendute. Nei primi cinque mesi del 2026, per contro, le vendite dell'industria risultavano inferiori del 12% rispetto allo stesso periodo del 2025. Segnali apparentemente contraddittori che raccontano invece la stessa realtà: il mercato non è fermo, ma è diventato più selettivo e il capitale tende a concentrarsi sui prodotti migliori e sulle dimensioni maggiori.
Sul fronte delle nuove costruzioni, Fraser indica oltre 600 superyacht superiori ai 30 metri attualmente in costruzione, con una lunghezza media arrivata al massimo storico di 48,5 metri; più del 55% degli yacht in costruzione nel mondo è realizzato in Italia.

Cambia l’armatore, cambia lo yacht
I numeri spiegano soltanto una parte di quello che si è visto a Monaco, la trasformazione più interessante riguarda il profilo dell’armatore e di conseguenza il modo nel quale sono progettati gli yacht. La clientela si sta progressivamente ringiovanendo e nuovi imprenditori provenienti dalla tecnologia, dalla finanza e dalle economie digitali stanno entrando nel mondo dello yachting con aspettative differenti rispetto alle generazioni precedenti.
Massimiliano Casoni, Managing Director di Benetti, aveva indicato già nel 2025 un dato particolarmente significativo: circa il 50% dei nuovi clienti del cantiere ha un'età compresa tra 40 e 50 anni. Anche Toby Moore, CEO di Informa Prestige, organizzatore del MYS, ha recentemente descritto un abbassamento dell'età media della clientela da circa 60 anni verso i 50.
Non cambia soltanto la carta d'identità. Cambia soprattutto la domanda posta al progettista. Lo yacht non deve più essere soltanto grande, lussuoso e rappresentativo ma deve essere una piattaforma capace di permettere all'armatore di vivere esperienze: navigare più lontano, fermarsi più a lungo, esplorare aree remote, immergersi, praticare sport, lavorare, mantenere le proprie routine di fitness e benessere, condividere tempo con famiglia e amici e stabilire un rapporto più diretto con l'ambiente marino.
La crescita degli explorer e degli yacht con capacità oceaniche va letta anche in questa prospettiva. Così come la moltiplicazione dei garage destinati a tender, chase boat, moto d'acqua, attrezzature subacquee, seabob, e-foil, kayak e ogni genere di water toy. Non accessori marginali, ma strumenti attraverso i quali lo yacht diventa la base operativa dell'esperienza.
Anche l'analisi di Burgess pubblicata nell'agosto 2026 individua proprio nei 40-60 metri una delle fasce oggi più interessanti: dimensioni sufficienti per integrare beach club, wellness area, tecnologia, autonomia oceanica e spazi per i toys, mantenendo una gestione meno complessa rispetto ai gigayacht. La stessa analisi sottolinea l'ingresso di clienti più giovani interessati soprattutto a viaggio, esplorazione, wellness e possibilità di trasferire a bordo le proprie abitudini quotidiane.

Il mare entra nel progetto
Passeggiando tra le banchine del MYS 2026 questa evoluzione era leggibile quasi fisicamente. Le grandi superfici vetrate, le terrazze abbattibili, i beach club, le piscine a sfioro, gli ambienti trasformabili e la continuità fra interni ed esterni raccontano il progressivo superamento dello yacht inteso come grande volume chiuso e climatizzato. Il progetto cerca luce, aria e soprattutto acqua.
Wellness e sostenibilità seguono la stessa traiettoria. Sistemi ibridi, batterie, recupero dell'energia, ottimizzazione dei consumi e maggiore attenzione all'impatto ambientale iniziano a dialogare direttamente con la qualità dell'esperienza a bordo. Il Monaco Yacht Show 2026 ha rafforzato questo messaggio anche attraverso il programma Blue Wake e i relativi premi dedicati alle soluzioni sostenibili. Sei innovazioni sono state premiate nell'edizione 2026, mentre la visita del Principe Alberto II ha incluso la presentazione del Sea Index a bordo del Benetti B.Now 67M M/Y Dagger.
Italia protagonista: Baglietto, Benetti, CdM, CRN, Sanlorenzo e AB Yachts
La forza della cantieristica italiana è stata ancora una volta evidente.
Baglietto ha portato a Monaco, tra le altre unità, il primo T60, 60,6 metri e circa 1.100 GT, il più grande yacht mai costruito dal cantiere. Disegnato da Francesco Paszkowski Design, sviluppa proprio uno dei temi dominanti di questa edizione: eliminare la tradizionale separazione tra interno ed esterno. Beach area, salone principale e dining diventano così parti di un ambiente continuo, mentre il beach lounge di circa 60 metri quadrati ospita piscina, bar e palestra. Accanto al T60, il nuovo FAST50 porta a 50 metri il concetto di performance Baglietto, con costruzione interamente in alluminio, quattro MTU 2000 M96L e una velocità dichiarata di 30 nodi.
Cantiere delle Marche, uno dei produttori che più hanno contribuito alla crescita della cultura explorer italiana, era presente con Octopus, explorer di 35,01 metri, mentre nella flotta 2026 del salone figurava anche il Flexplorer 146 da 44,33 metri, consegnato nel 2025: un'ulteriore conferma di quanto il concetto di esplorazione sia ormai entrato stabilmente nel lessico dello yachting contemporaneo.
CRN ha scelto Monaco per la première europea di M/Y Amor à Vida, 67,55 metri sviluppati su sei ponti e 1.447 GT. Firmato da Nuvolari Lenard con la collaborazione di Valentina Zannier per gli interni, è il primo superyacht CRN con propulsione ibrida. Anche qui tornano temi ormai centrali: efficienza energetica, silenziosità, grandi superfici vetrate e continuità tra spazi interni ed esterni.
Sanlorenzo ha esposto il 74Steel, 73,4 metri, insieme al 58Steel Perla Lunar, confermando la progressiva crescita dimensionale di un cantiere che negli ultimi anni ha legato sempre più strettamente yacht design, architettura, tecnologia e ricerca sulla sostenibilità.

Benetti: da Dagger a Clear Waves, il wellness sale sul ponte più alto
Particolarmente significativa la presenza di Benetti, con il B.Now 50M e soprattutto con il nuovo B.Now 67M M/Y Dagger, dotato di un sistema propulsivo ibrido modulare nel quale motori principali, generatori e batterie possono lavorare in differenti combinazioni in funzione del profilo operativo. Il sistema comprende anche eliche a passo variabile e recupero del calore prodotto dai generatori per contribuire al riscaldamento dell'acqua sanitaria e della piscina.
Ma forse uno dei progetti che meglio sintetizza ciò che Monaco 2026 sta dicendo sul futuro dello yacht è Clear Waves 70M, presentato proprio durante il salone da Benetti insieme a Luca Dini Design & Architecture e The Longevity Suite. Il progetto ribalta uno schema consolidato. La wellness area non è nascosta nel lower deck, ma sale verso il cielo, diventando il cuore architettonico dello yacht. La Glass Dome, una struttura vetrata di circa 400 metri quadrati sviluppata su due ponti, offre una visuale a 360 gradi e integra natura, luce e tecnologia. Il concept è organizzato intorno a cinque temi: ambiente, movimento, connessione sociale, equilibrio mentale e spirituale, tecnologia e interpreta il benessere non come semplice servizio aggiuntivo, ma come principio generatore dell'intero progetto. Benetti indica inoltre l'integrazione di pannelli solari nella Glass Dome, destinati a contribuire ai carichi alberghieri di bordo.
Clear Waves è interessante proprio perché rende esplicito ciò che molti altri yacht presenti a Monaco suggeriscono: il lusso contemporaneo non coincide necessariamente con una maggiore quantità di marmo, superfici preziose o metri quadrati. Può significare avere luce naturale, silenzio, aria, qualità dell'acqua, possibilità di allenarsi, recuperare energie, osservare l'orizzonte o semplicemente vivere più vicino al mare.
AB Yachts e BRABUS, la performance incontra un nuovo linguaggio
Sul versante opposto, ma non necessariamente distante nella filosofia, Monaco ha segnato anche il debutto della partnership traAB Yachts e Brabus. La collaborazione, annunciata lo scorso luglio, ha prodotto la sua prima espressione concreta proprio al MYS con la world première del BRABUS AB110, 33,70 metri sviluppati attorno alla piattaforma ad alte prestazioni di AB Yachts e al linguaggio stilistico del marchio tedesco. Con tre MTU 16V 2000 M96L da 2.600 CV ciascuno e propulsione waterjet, il Brabus AB110 dichiara una velocità massima di 48 nodi. Ma anche su uno yacht nel quale la performance rimane elemento identitario, il garage di poppa diventa beach area e lounge a livello del mare: un dettaglio tutt'altro che secondario nel contesto delle tendenze osservate quest'anno. La partnership comprende anche i futuri BRABUS AB95 e Brabus AB150, quest'ultimo atteso in anteprima mondiale al Monaco Yacht Show 2027.
Dalla proprietà all'esperienza
Probabilmente è proprio questa la chiave con cui leggere il Monaco Yacht Show 2026, lo yacht continua naturalmente a essere uno degli oggetti più esclusivi e complessi che l'industria sia in grado di costruire, ma l'ostentazione, da sola, sembra avere perso parte della propria capacità di definire il prodotto. Il nuovo armatore domanda invece cosa può fare con lo yacht, dove può arrivare e come può vivere una volta a bordo. Vuole attraversare un oceano e non soltanto spostarsi tra due baie. Vuole portare con sé tender e toys per esplorare ciò che incontra lungo la rotta. Vuole allenarsi, immergersi, lavorare quando necessario e disconnettersi quando lo desidera. Vuole maggiore silenzio e minori vibrazioni, consumare meno energia, avere un contatto diretto con il mare e disporre di ambienti capaci di cambiare funzione durante la giornata, un passaggio culturale prima ancora che progettuale. Questa tendenza spiega perché explorer, beach club, terrazze, grandi vetrate, wellness area, sistemi ibridi e garage sempre più importanti siano ormai elementi ricorrenti nei nuovi progetti.
Il MYS 2026 chiude quindi con un mercato che richiede certamente maggiore prudenza rispetto a pochi anni fa, ma anche con un segmento dei grandi yacht che continua a esprimere capacità industriale, investimenti e innovazione. Per l'Italia, che costruisce oltre la metà dei superyacht oggi in produzione nel mondo, è una trasformazione particolarmente importante. Perché se la nuova frontiera dello yachting non sarà soltanto costruire yacht più grandi, ma costruire yacht capaci di essere vissuti meglio e di portare i loro armatori più lontano, la competizione si giocherà sempre di più sulla capacità di integrare design, tecnologia, autonomia, sostenibilità e cultura del mare.
Ed è precisamente su questo terreno che, nelle banchine di Port Hercule, la cantieristica italiana ha dimostrato ancora una volta di avere molto da dire.
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