L’Atlantico deciso in nove minuti: Team Francesca Clapcich secondo a Lorient

Sport

11/09/2026 - 08:23
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United by the Ocean di Paul Meilhat ha vinto l’edizione inaugurale della The Ocean Race Atlantic, precedendo di appena 8 minuti e 56 secondi il Team Francesca Clapcich Powered by 11th Hour Racing. Dopo oltre 3.200 miglia di Atlantico, le due barche hanno dato vita a un duello serrato nelle ultime miglia, navigando a vista e scambiandosi più volte la posizione prima del traguardo.

Partita da New York e conclusa a Lorient dopo quasi otto giorni di regata, la transatlantica riservata agli IMOCA ha premiato United by the Ocean in 7 giorni, 23 ore, 39 minuti e 11 secondi. L’equipaggio di Francesca Clapcich ha chiuso in 7 giorni, 23 ore, 48 minuti e 7 secondi, al termine di un finale deciso davanti all’Île de Groix: vento leggero e variabile, circa dieci nodi e un vantaggio di appena un miglio hanno consentito a Meilhat di difendere la vittoria fino all’arrivo.

A bordo di 11th Hour Racing, insieme alla skipper italiana naturalizzata americana, c’erano il britannico Will Harris, la franco-svizzera Elodie-Jane Mettraux e l’italiano Alberto Bona, oltre all’onboard reporter francese Julien Champolion. Durante l’ultima notte l’equipaggio aveva scelto una rotta più meridionale rispetto agli altri battistrada e, intorno alle 11 CEST, era riuscito a strappare il comando a DMG Mori Global One di Kojiro Shiraishi, in testa nelle 48 ore precedenti. Poco dopo anche United by the Ocean aveva superato la barca giapponese, aprendo il confronto diretto per la vittoria.

Le rotte dei due IMOCA sono progressivamente confluite nelle ultime dieci miglia. Dopo una traversata vissuta per lunghi tratti a velocità superiori ai 30 nodi, tra vento forte e mare formato, la regata si è così risolta quasi al rallentatore, nelle brezze instabili incontrate lungo la costa bretone.

“Quando si arriva così vicini alla vittoria, si vuole vincere ancora di più”, ha raccontato Francesca Clapcich una volta a terra. “Ma appena sei ore prima non avremmo potuto sperare in un risultato del genere. Alla fine abbiamo avuto la possibilità di vincere, siamo arrivati secondi e ne siamo felicissimi. Per me è un grande onore navigare con questi velisti: attraversare l’Atlantico con un gruppo di amici è qualcosa di incredibile”.

Il secondo posto assume ancora maggiore valore alla luce di quanto era accaduto a bordo durante l’ultima notte. Intorno alle 23:10 CEST, le 21:10 UTC, l’equipaggio ha scoperto la rottura completa del cuscinetto superiore che mantiene in posizione il fusto di uno dei foil. La barca è stata rallentata per consentire un intervento d’emergenza e, dopo avere tentato diverse soluzioni, i velisti sono riusciti a riportare il foil nella posizione corretta riempiendo la cavità con una cima legata.

“Ero di guardia quando abbiamo sentito un forte boato. All’inizio abbiamo pensato di avere urtato qualcosa”, ha spiegato Will Harris. “Poi abbiamo trovato schegge di carbonio e il foil fuori posto. Il mio primo pensiero è stato che tutto il lavoro di sette, otto giorni di regata potesse finire lì. Lavorando insieme siamo però riusciti a realizzare rapidamente una riparazione provvisoria, riempiendo letteralmente la cavità con delle cime, e nel giro di quindici minuti eravamo nuovamente in regata”.

Soltanto poche ore più tardi 11th Hour Racing si sarebbe ritrovata al comando, con la possibilità concreta di vincere. “Fare una transatlantica di oltre 3.000 miglia e finire separati da pochi minuti è un sogno”, ha aggiunto Clapcich. “È per questo che regatiamo: vogliamo confrontarci con altre barche e altri equipaggi. Quando sei così vicino non navighi più contro dei numeri sullo schermo, perché gli avversari li vedi con i tuoi occhi”.

La parte centrale della traversata aveva presentato condizioni molto diverse da quelle incontrate all’arrivo. Per diversi giorni la flotta dei sei IMOCA foiling di 60 piedi aveva navigato sul bordo anteriore di una depressione in movimento verso est, con più di 35 nodi di vento, mare formato e velocità superiori ai 30 nodi.

“La vita a bordo è stata terribile”, ha raccontato Elodie-Jane Mettraux. “Anche su quella che dovrebbe essere una barca confortevole, dormire era impossibile: c’erano troppo movimento e troppo rumore, tra il sibilo dei foil e quello del timone. Si trattava semplicemente di trovare una posizione, aggrapparsi e cercare di non farsi male”.

Alberto Bona ha sottolineato come l’evoluzione meteorologica abbia allungato una regata che inizialmente si annunciava molto più veloce. “Le previsioni indicavano una regata velocissima: si parlava di record e noi puntavamo a cinque giorni. Alla fine abbiamo incontrato un sistema meteorologico diverso, più lento del previsto. La regata ha continuato ad allungarsi, con nuovi routage e altri giorni di navigazione. Non è stato facile, le condizioni erano davvero dure. Quello che abbiamo vissuto insieme è stato eccezionale”. Tra i momenti rimasti maggiormente impressi ad Alberto Bona ci sono le due ore trascorse al timone nella mattina dell’arrivo. “Abbiamo dovuto davvero tenere duro. In dieci minuti, però, tutte le difficoltà affrontate prima sono semplicemente svanite. Eravamo felicissimi”.

Alle spalle delle prime due barche, DMG Mori Global One ha difeso la terza posizione dalla rimonta di Team Malizia. L’IMOCA giapponese ha concluso in 8 giorni, 1 minuto e 40 secondi, con un ritardo di 22 minuti e 29 secondi dal vincitore. Team Malizia ha tagliato il traguardo esattamente cinque minuti più tardi, chiudendo al quarto posto. Le prime quattro barche sono quindi arrivate nell’arco di appena 27 minuti e 29 secondi, dopo quasi otto giorni di navigazione.

Per Paul Meilhat il successo nella The Ocean Race Atlantic segue quello ottenuto nel 2025 con la stessa barca, allora denominata Biotherm, nella The Ocean Race Europe. “La barca non appartiene all’ultima generazione”, ha osservato il velista francese. “È veloce, ma abbiamo vissuto momenti difficili perché non è altrettanto efficace nelle onde grandi. Sappiamo però che con vento medio-leggero e mare piatto è davvero molto veloce. Molte regate finiscono proprio in queste condizioni. Siamo un buon team con questa barca, e questo si vede”.

La The Ocean Race Atlantic ha introdotto per la prima volta in una regata dell’organizzazione l’obbligo di una composizione paritaria degli equipaggi: su ogni barca erano presenti due donne e due uomini, oltre all’onboard reporter. La flotta ha inoltre contribuito alla raccolta di dati destinati alla ricerca scientifica sull’oceano. Clapcich, unica skipper donna tra i sei team al via, ha rivolto un pensiero anche al pubblico italiano: “Grazie a tutti i tifosi in Italia che ci hanno seguito. Per me è un grandissimo onore rappresentare sia l’Italia sia gli Stati Uniti”.

La The Ocean Race Atlantic era la terza prova della stagione 2026 per il Team Francesca Clapcich Powered by 11th Hour Racing, dopo la 1000 Race e la Vendée Arctique-Les Sables d’Olonne, entrambe disputate da Clapcich in solitario. Anche l’ultimo impegno dell’anno sarà senza equipaggio: la Route du Rhum-Destination Guadeloupe, con partenza da Saint-Malo il 1° novembre.

Giuliano Luzzatto

©PressMare - riproduzione riservata

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