Zar Imagine 115, il maxi RIB che sfuma il confine tra gommone e barca
Zar Imagine 115, il maxi RIB che sfuma il confine tra gommone e barca
Quando si ha a che fare con uno Zar di Fomenti si è sempre davanti a qualcosa di realmente alternativo a ciò che offre il resto del mercato. Per filosofia e approccio generale, qualsiasi prodotto che esce dal cantiere di Motta Visconti, compreso il più recente Imagine 115, è qualcosa che si pone in quello spazio tra i gommoni e le barche rigide. Un battello che prende gli aspetti positivi delle due categorie e li unisce in una creatura diversa da tutto ciò che offre il reso del mercato.
Questo secondo modello della linea Imagine, l'alto di gamma dell'offerta Zar Fomenti, arriva dopo l'imponente Imagine 130 e del fratello maggiore mantiene l'impostazione da maxi rib in un formato leggermente più compatto.

O meglio, che sia più compatto si evince più a leggere le misure sulla scheda tecnica, perché a viverlo in acqua si percepisce un'abbondanza di spazi che su un gommone (e per di più natante) non ci si aspetterebbe. La prua in vetroresina, tipica delle barche Formenti, consente di avere una superficie della coperta anteriore molto più estesa rispetto alle tradizionali imbarcazioni pneumatiche. Così, in tre, quattro adulti si riesce a conversare sdraiati sul prendisole di prua, o in due a stare comodamente con la schiena appoggiata sull'imbottito con poggiatesta che risale lungo la caduta prodiera della tuga. Non a caso sono proprio quattro i portalattine che sono stati inseriti sul capo di banda per servire le persone che scelgono di sfruttare quest'area.

La versione provata sul Lago Maggiore è quella con parabrezza e hard top che si continuano un un'unica struttura senza soluzione di continuità.
Qui il talentuoso Carlos Vidal che ha disegnato tutta l'opera morta dell'Immagine 115 ha svolto un'ottimo lavoro per mantenere proporzioni piacevoli alla vista con una struttura che deve svolgere più compiti e spesso con esigenze contrastanti. Deve proteggere dal sole e dagli elementi una parte del pozzetto e la plancia di guida, deve lasciare altezza utile a chi si muove in coperta, non deve togliere troppa luce ai prendisole di poppa e deve essere il più possibile leggera alla vista per mantenere il profilo armonico di un battello che anche all'interno riesce a fare stare in piedi anche persone alte oltre il metro e 85. Giocando con montanti molto sottili, alternanza tra parti piene e in vetro, come i due deflettori a lato della plancia, la giunzione inox che stacca visivamente e le potenze laterali, la cui metà inferiore è trasparente, e la parte superiore del top il risultato è stato raggiunto egregiamente.

Inoltre, quando si guarda il riflesso che si genera sulla parte inferiore della copertura si riesce a valutare egregiamente sia la qualità della costruzione (anche in navigazione l'hard top non vibra) sia quella della finitura a specchio: si potrebbe usare come toilette per il trucco (o per la barba, fa lo stesso).
Certo, lo Zar Imagine 115 in versione Open ha un aspetto decisamente più sportivo. Infatti per chi desidera i vantaggi di un Formenti in termini di abitabilità e navigabilità (come vedremo dopo) può optare per questo allestimento. La cosa che colpisce vedendo questa imbarcazione di prua è come si sia riusciti a guadagnare spazio in coperta rispetto alla larghezza della carena, una soluzione che oltre a essere più abitabile e a dare dei passavanti dove ci si sposta con agio, ha anche il vantaggio di mantenere molto più asciutta la coperta

A poppa, i sun pad sono due con poggiaschiena mobile, a seconda che si voglia privilegiare la funzione prendisole o quella di seduta per i due tavolini in pozzetto. Sotto i cuscini, quattro vasche per stivare accessori dall'uso veloce, mentre alzando elettricamente tutta la parte in vetroresina, si rivela un enorme gavone, quasi un vero e proprio lazzaretto interno. Qui si sposano due aspetti: da una parte la tipica caratteristica Formenti di avere lo specchio di poppa a filo dei coni pneumatici a vantaggio anche qui dello spazio e del volume a bordo. L'altra è la capacità di Carlos Vidal di trovare spazi utili per creare stipetti, recessi e vani per mettere via ciò che ci si vuole portare dietro.

Trovarli tutti è quasi un gioco di caccia al tesoro, perché è riuscito a sistemarli anche dove non te lo aspetti (ma poi scopri che è esattamente là che lo avresti messo anche te). Tra idue prendisole loro il camminamento che porta verso la plancia che unita al bracket di supporto dei motori regala una vera spiaggetta. L'ampiezza del calpestio è in buona parte dovuta ai due fuoribordo Mercury (nel modello in prova due Verado V10 da 425 cavalli) che possono essere installati a solo pochissimi centimetri l'uno dall'altro. L'altra cosa che mi ha positivamente colpito è ancora una volta la solidità della costruzione: quando ci si cammina sopra, o quando ci si arriva saltando dalla banchina, sembra di essere in coperta e non su un'appendice esterna.

Per salire a bordo, comunque si può sfruttare al pedata in vetroresina e teak sintetico posizionata sopra il galleggiante pneumatico che, ricordiamolo, sugli Zar svolge sempre la sua funzione di riserva di galleggiamento non perdendo mai il contatto con l'acqua anche in navigazione.
L'arredo centrale ha il doppio utilizzo.
Come mobile cucina nella parte posteriore, con piastra a induzione e lavabo che quando non utilizzati rimangono nascosti sotto il piano di lavoro con altri due stipetti che affiancano il frigorifero.
Come doppia postazione di guida nella metà anteriore. Torniamo su questa parte parlando della prova di navigazione.

Davanti alla seduta del copilota, c'è il tambuccio che porta agli interni. Dove si è giocato un altro piccolo miracolo dello spazio.
In un battello che ha uno scafo di soli 9,99 metri, ribadisco che è un natante, la lunghezza fuori tutto di 11,50 metri si raggiunge tramite parti non strutturali (anche se incredibilmente ben assemblate, cfr. la plancetta di poppa) non solo si trovano due vere cabine, ma anche un locale bagno con vano doccia separato che per altezze, volumi e praticità potrebbe non limitarsi a essere il bagno di un weekender. Devo essere sincero, quando vado a dormire non amo sentirmi una busta che entra nella buca delle lettere e questo mi porta ad avere poca passione per le cabine ricavate sotto il pozzetto, tuttavia in questo caso il risultato mi ha colpito ben oltre le mie aspettative:
L'accesso alla zona notte avviene ribaltando di lato la bella scala in inox e legno che porta sottocoperta (operazione facile e immediata). È vero si entra piegandosi, ma in modo naturale.

E devo dire che per l'ampiezza delle cuccette e per la possibilità di avere altezza, luce e aria dall'oblò sotto la seduta di guida, se fosse la mia barca, probabilmente per passare la notte sceglierei questa cabina poppiera, lasciando quella anteriore più come zona di servizio giornaliero. Per la luce naturale si può contare sulle due lunghe finestrature sulla tuga, sull'oblò rettangolare a filo del calpestio del passavanti e sul passauomo che si libera quando si toglie la copertura imbottita del prendisole di prua.
E arriviamo alla prova in acqua.
Prima di entrare nello specifico un accenno all plancia che svolge egregiamente il suo compito di ospitare due grandi display da 16 pollici Garmin, la manetta elettronica a doppia leva e il joystick Mercury, il controllo degli interceptor Zipwake, del bowtruster e delle luci al led. Inoltre c'è ancora e posto per una pulsantiera fisica con i principali comandi rimandati e ulteriore spazio per una bussola fisica.

Certo, data la dimensione e il posizionamento verticale dei display, la plancia sviluppa in altezza, e questo può limitare un po' la vista della prua a chi è meno di 1,75 metri di altezza, ma sedendosi sulle poltroncine di guida si torna ad avere una vista perfetta fino al musone.
Per quanto riguarda le doti di navigazione, entra in scena il lavoro che ha svolto l'altro progettista coinvolto, Sasha Vlad, al suo debutto con Zar. L'abile designer di origine sudafricana, fondatore dello studio V2Design e appassionato di carene veloci, ha regalato a questo Imagine 115 una carena estremamente studiata che consente di efficientare al massimo la navigazione.
Non ci dimentichiamo che gli Zar hanno la caratteristica di essere estremamente ben costruiti, resistenti e sicuri. Quanto si traduce in estrema longevità (e valore di rivendita dell'usato) oltre alla conservazione dell'aspetto, con la normale cura che si riserva a una barca, uno Zar rimane visivamente nuovo per anni.

Ovviamente tanta qualità di porta dietro un peso leggermente superiore rispetto a un gommone di pari lunghezza ed è per questo che ai progettisti che collaborano con il cantiere di Motta Visconti è chiesto di ottimizzare al massimo le linee d'acqua. Qui Vlad ha progettato una carena che sfrutta tutte le soluzioni progettuali per rendere ideale il rapporto tra consumi (e quindi autonomia) e prestazioni.
L'opera viva ha due step dal profilo curvo, e non lineare come per esempio sull'Imagine 130, e nella parte superiore e tre spray rail che si proseguono nei pattini di sostentamento laterali.
Le condizioni in cui si è svolta la prova sono quelle tipiche del lago estivo con acqua piatta e poco vento.

Per prestazioni e consumi rimando alla tabella allegata.
Quello che c'è da notare è che con due Mercury da 425 cavalli l'uno (non la motorizzazione massima che arriva fino a 1000 cavalli totali) si ha un battello che non è un dragster (per carità, non vuole esserlo), ma naviga con velocità di punta che sforano i 50 nodi. La velocità di crociera ideale, quella che ottimizza nodi e autonomia è intorno alle 26 miglia all'ora con un regime dei motori di 4500 giri al minuto, e affondando ancora un po' la manetta e assestandosi a 5000 rpm si naviga a 33 nodi con un ottimo range di circa 180 miglia di autonomia.
Tradotto in termini geografici significa che in condizioni ideali di può navigare da Riva di Traiano a Ponza in poco più di due ore e mezza e tornare indietro senza dover riempire nuovamente il serbatoio. Cercando di tagliare le onde della barca appoggio (un eccellente Zar 85) e di chi si trovava a passare in zona per capire come reagisce l'Imagine 115 a condizioni un po' più impegnative, si è avuta la solita impressione che forniscono gli Zar: barche che sanno come navigare. Stabili, affidabili e capaci di trasmettere sicurezza e tranquillità a chi è a bordo anche quando si vira stretti fino a dare allo scafo quella inclinazione che si reputa più tipica di una barca a vela che procede di bolina con vento fresco.
Insomma una carena, e una barca, pensati per farti godere i tuoi giorni in mare.
Walter Adrian

SPECIFICHE TECNICHE
Lunghezza f.t. / LOA 11,54 m / 38” - Larghezza f.t. / BOA 3,76 m / 12’4” - Diametro tubolari 65 cm / 26” - Compartimenti tubolari 3 - Portata persone n. 16 (Cat.C) – 12 (Cat.B) - Peso a secco: 5200 kg - Potenza min 2×350 hp - Potenza consigliata 2×425 hp (motorizzazione della prova) - Potenza massima 2×500 hp - Certificazione Cat. B / C - Serbatoio benzina 800 L / 211 US Gals (circa) - Serbatoio acque 220 L / 58 US Gals (circa)
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