Genova, foto archivio PressMare
Genova e nautica professionale: 663 milioni di impatto economico, ma calano le permanenze degli yacht
La nautica professionale genovese continua a generare valore, ma non può permettersi di restare ferma. È questa, in sintesi, la fotografia emersa dalla sesta edizione dello studio sull’impatto socio-economico del comparto, realizzato da TEHA Group per Genova for Yachting e presentato a Genova nel corso di un incontro che ha riunito imprese, istituzioni e rappresentanti del cluster. I numeri confermano la solidità del sistema: nel 2025 l’impatto economico totale della nautica professionale sul territorio ligure è stato stimato in 663 milioni di euro, con un contributo al PIL regionale pari a 234 milioni e un impatto occupazionale di 3.240 addetti equivalenti a tempo pieno. Un risultato in crescita rispetto al 2024, nonostante una riduzione complessiva delle permanenze degli yacht pari all’8%.

Il dato va letto con attenzione. La crescita economica non deriva da un aumento delle presenze, ma dalla maggiore capacità delle aziende del cluster di generare valore per ogni giornata di permanenza. Il Total Equivalent Economic Impact, indicatore utilizzato dallo studio, stima per uno yacht tra 36 e 50 metri un impatto giornaliero di 9.852 euro, mentre per unità oltre i 90 metri il valore sale a 88.269 euro al giorno. Qui si apre il punto critico. Nel 2025 le aziende associate hanno gestito oltre 1.800 toccate, circa 71.000 giorni di permanenza e 12.400 membri di equipaggio transitati sul territorio; tuttavia, rispetto agli anni precedenti, il calo riguarda quasi tutte le fasce dimensionali, con l’eccezione degli yacht tra 75 e 89 metri. La dinamica è particolarmente rilevante perché il valore si sta spostando verso le unità di maggiori dimensioni: gli yacht oltre i 50 metri generavano il 46% dell’impatto economico nel 2017, mentre nel 2025 sono arrivati al 59,5%.

Genova resta quindi un polo ad alto valore aggiunto, ma deve misurarsi con competitor che corrono più velocemente. Il benchmarking presentato da TEHA evidenzia che, fatto 100 il traffico yacht del 2022, nel 2025 la Regione del Sud francese è salita a 118,9, Barcellona a 129,8, mentre Genova si è fermata a 101,1. Da qui il messaggio emerso con forza dal convegno: la qualità delle competenze non basta più, se non viene accompagnata da una maggiore capacità di accoglienza, da procedure più snelle e da una pianificazione coerente degli spazi portuali.
Il tema è stato posto in apertura da Giovanni Costaguta, presidente di Genova for Yachting, che ha richiamato la necessità di trasformare il dialogo con le istituzioni in azioni concrete. Secondo l’associazione, il mercato si muove rapidamente e gli yacht, per loro natura, possono scegliere altri porti se trovano condizioni operative più semplici o più competitive. La questione riguarda infrastrutture, accessibilità, sicurezza percepita, procedure amministrative e gestione degli ingressi in porto per imprese, equipaggi e fornitori. In un mercato internazionale dove la reputazione di una destinazione si costruisce anche sulla facilità operativa, ogni rallentamento può tradursi in giornate perse, commesse mancate e minore presenza sul territorio.

Uno dei temi più urgenti riguarda i visti per gli equipaggi. Costaguta ha segnalato come la questione stia già generando effetti sulle decisioni delle imbarcazioni per la prossima stagione. Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Matteo Paroli, ha annunciato la convocazione di un incontro il 18 maggio con i soggetti competenti, compresa la Polizia di frontiera, per arrivare a un chiarimento applicativo. Il tema degli spazi resta però centrale. Paroli ha evidenziato la necessità di separare in modo più razionale le attività della grande nautica da quelle della carpenteria navale e delle riparazioni su navi commerciali, oggi spesso contigue in un assetto che penalizza entrambi i comparti. La prospettiva del nuovo piano regolatore portuale è quella di ordinare le funzioni, ridurre le interferenze operative e consentire a ciascun settore di crescere in modo autonomo.
Il completamento della nuova diga foranea potrà aprire margini per una razionalizzazione verso mare, ma il presidente dell’Autorità portuale ha precisato che ogni intervento dovrà misurarsi con costi e disponibilità finanziarie. Non si tratta quindi di un’espansione senza limiti, ma di una riorganizzazione funzionale, capace di migliorare logistica, qualità degli spazi e rapporto con la città.
Anche il vicesindaco di Genova, Stefano Terrile, ha indicato nella trasformazione dell’area delle riparazioni navali e nelle interferenze legate al tunnel subportuale un’occasione per ripensare il rapporto tra porto e waterfront. Il tema non è soltanto urbanistico: riguarda la possibilità di far convivere sviluppo industriale, accessibilità urbana e nuove funzioni collegate alla filiera del mare.

La formazione è l’altro asse strategico. Genova for Yachting ha ricordato le iniziative avviate per attrarre giovani e nuove competenze, tra cui il Career Day del 30 marzo, organizzato con Regione Liguria, Università di Genova e altre realtà del settore, e il portale Yachting Job, pensato per mettere in contatto imprese e candidati. Il problema non è la mancanza di know-how, ma il ricambio generazionale: le professionalità esistono, ma vanno trasferite e aggiornate.
Su questo punto sono intervenute anche le istituzioni. La Camera di Commercio ha richiamato il ruolo dell’Accademia della Marina Mercantile come possibile regia per la formazione, mentre la Regione Liguria ha ricordato il progetto Formare, finalizzato a costruire percorsi più coerenti con la domanda delle imprese. Il dato occupazionale dello studio conferma la rilevanza del tema: la nautica professionale sostiene migliaia di posti di lavoro e attiva una filiera articolata, fatta di cantieri, marine, agenzie, artigiani, fornitori tecnici e servizi.
Il confronto con altre attività portuali rafforza questa lettura. Secondo lo studio, la nautica professionale genera un impatto economico diretto per metro quadrato di specchio acqueo superiore del 60% rispetto al settore crocieristico: 400 euro contro 250. Un dato che non contrappone necessariamente i comparti, ma evidenzia la densità economica della filiera yachting e la sua capacità di attivare valore industriale sul territorio. Il benchmarking internazionale mostra inoltre che Barcellona e Riviera-Provenza hanno costruito piattaforme pubblico-private strutturate, capaci di coordinare imprese, istituzioni, università e centri di ricerca. In Spagna il Barcelona Clúster Nàutic lavora su competitività, innovazione e internazionalizzazione; in Francia il Riviera Yachting Network svolge una funzione analoga, collegando imprese e attori istituzionali della filiera.
Sono modelli diversi da Genova, ma indicano una direzione: la nautica professionale non può più essere gestita come sommatoria di singole eccellenze. Richiede governance, investimenti, tempi rapidi e una visione condivisa tra porto, città, imprese e istituzioni. Il messaggio finale del convegno è quindi netto. Genova dispone ancora di competenze riconosciute, imprese capaci di investire e un ecosistema tecnico di alto livello. Ma in un Mediterraneo sempre più competitivo, dove Francia e Spagna accelerano su infrastrutture, semplificazione e coordinamento pubblico-privato, la qualità da sola non basta.
La nautica professionale genovese continua a crescere per valore, ma perde giornate di permanenza. È il segnale di un comparto forte, non di un comparto debole; proprio per questo, però, la fase attuale richiede decisioni. Perché gli yacht hanno motori, e il mercato internazionale non aspetta.
Susann Reppe
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