Azimut Yachts ad Avigliana: metodo industriale, integrazione verticale e identità di prodotto

Azimut Yachts ad Avigliana: metodo industriale, integrazione verticale e identità di prodotto

Azimut Yachts ad Avigliana: metodo industriale, integrazione verticale e identità di prodotto. Intervista ad Andrea Antichi (Parte 1)

Editoriale

23/03/2026 - 17:06

A metà febbraio 2026 torniamo a visitare il quartier generale e principale stabilimento produttivo di Azimut Yachts ad Avigliana, nell'hinterland di Torino. L'aria è fresca e secca, il cielo terso, le montagne innevate all'orizzonte nitidissime. Eppure, in questo contesto così lontano dal mare – circa 150 chilometri da Savona, dove vengono varati gli yacht costruiti qui – nascono imbarcazioni che navigano in tutto il mondo.

La produzione interessa diverse “collezioni”: Magellano, Fly, Seadeck, ma all'occorrenza anche Verve e Atlantis. Una dozzina di anni fa i modelli più grandi prodotti qui erano intorno ai 21 metri, qualche settimana fa è uscito il primo Seadeck 9, che sfiora i 26 metri.

L'ingresso del quartier generale Azimut Yachts ad Avigliana, ph. by Rasmus Hjortshøj

Questo è stato reso possibile grazie a una serie di interventi che hanno trasformato la struttura. I 50 milioni di euro stanziati per il quadriennio 2024-2027 sono serviti non solo a rendere Avigliana più bella e accogliente – lo studio AMDL CIRCLE di Michele De Lucchi ha firmato la ristrutturazione dell'edificio principale e la realizzazione di un nuovo padiglione multifunzionale – ma anche ad alcuni upgrade tecnici cruciali: nuovo hangar per la verniciatura, nuovi magazzini verticali intelligenti dove stoccare dai motori alle minuterie. Interventi che contribuiscono a fare di questo cantiere ai piedi delle montagne un vero unicum.

A dirigere questa e le altre strutture produttive di Azimut Yachts – i cantieri di Viareggio e Fano – nove mesi fa è stato chiamato un nuovo General Manager: Andrea Antichi. Ingegnere, classe 1979, Antichi ha costruito il proprio percorso professionale prima con una breve esperienza in Piaggio, poi interamente in Ferrari: entrato nel 2006 come ingegnere tecnologo di processo, ha ricoperto incarichi via via più ampi fino a diventare responsabile dell'intera catena operativa che trasforma un disegno in un'auto pronta per essere venduta. Un percorso maturato dove prodotto, prestazione e metodo industriale convivono ad altissima intensità.

L'Ing. Andrea Antichi, General Manager Azimut Yachts

PressMare - La prima domanda che facciamo all’Ing. Antichi è quasi obbligata: qual è la differenza principale che è riuscito a cogliere in questi primi mesi di lavoro, fra la yacht industry e il mondo automotive?

Andrea Antichi - Interpreto questo nuovo ruolo con grande senso di responsabilità. Ritengo che quello della nautica sia un mondo complesso e, allo stesso tempo, profondamente affascinante. La complessità non è soltanto tecnica: è anche umana, culturale, identitaria. Non si tratta semplicemente di un sistema industriale con molte variabili da governare; entrano in gioco dinamiche che rendono il prodotto qualcosa di più di un oggetto, qualcosa che si avvicina a un’opera che combina arte, tecnologia e tradizione.

Per comprendere davvero questo settore serve tempo, e probabilmente non lo si comprende mai fino in fondo. Occorrono rispetto, umiltà e consapevolezza. Quando si entra in un mondo del genere con l’idea di applicare in modo rigido modelli industriali tradizionali, si rischia di compromettere equilibri delicatissimi.

Avigliana, il padiglione multifunzionale firmato dallo studio AMDL CIRCLE di Michele De Lucchi, ph. by Rasmus Hjortshøj

PM – Quali, invece, i punti di contatto fra i due settori?

AA - Ho vissuto dinamiche simili nel mondo delle vetture speciali, che non sono semplici automobili, ma oggetti d’arte intrisi di tecnologia. Anche lì ho visto errori commessi da chi, provenendo da sistemi industriali molto strutturati, tendeva a giudicare come inefficienza ciò che in realtà era parte integrante del valore del prodotto. Intervenendo senza comprenderne la natura, si finiva per alterare l’identità stessa dell’oggetto.

In Azimut ho ritrovato affinità importanti, con una maggiore destrutturazione rispetto all’automotive, ma con la stessa necessità di capire quali “fili” possono essere razionalizzati e quali invece non devono essere assolutamente toccati. Se si interviene sui secondi, si rischia di compromettere l’identità del prodotto e dell’azienda.

PM – Il sistema nautico industriale, dunque, non potrà mai fare a meno della componente artigianale…

AA - Artigianato e industria saranno sempre anime co-presenti. L’artigianato rappresenta il vero lusso in questo settore. L’industria deve intervenire dove non vi è un vantaggio competitivo nel mantenere una modalità inefficiente, ma non deve comprimere la componente del saper fare che costituisce l’essenza del prodotto.

Azimut Yachts, Avigliana: il nuovo hangar per la verniciatura

PM - Come si governa una catena del valore così articolata, senza comprimere quella componente artigianale di cui mi ha parlato?

AA - Tutto parte dal prodotto. Oggi partecipo alle riunioni di sviluppo con grande attenzione e ascolto, perché esprimere un giudizio maturo su un prodotto come uno yacht richiede tempo. Anche nel mondo delle vetture fuori serie sono stati necessari anni per maturare una visione completa. Qui la complessità è diversa, ma altrettanto articolata.

La capacità culturale di gestire il “grigio” – cioè le zone non rigidamente codificate – è fondamentale. In un sistema industriale standardizzato ogni nodo del processo ripete esattamente ciò che è stato definito. Qui non è così. Esiste un contributo creativo continuo dell’operatore, che genera complessità ma anche valore.

Molte competenze non sono scritte nei cicli produttivi: sono patrimonio delle persone, frutto di generazioni. Questo sapere va preservato.

PM – Visitando il sito produttivo di Avigliana abbiamo potuto toccare con mano la sua diversità rispetto ad altri cantieri, dove molte delle attività, a partire dalla realizzazione di scafo e coperta, vengono esternalizzate presso fornitori. Qui, invece, avviene esattamente il contrario, il cantiere è un modello di forte integrazione verticale dove tutto o quasi viene fatto in casa, in primis le stampate. Perché?

AA - La scelta non è solo organizzativa. È innanzi tutto fatta per garantire i massimi standard qualitativi al prodotto ma è anche tecnica. La carena, ad esempio, per gli Azimut è un elemento fortemente identitario perché sulle carene abbiamo sempre fatto ricerca e siamo riusciti a creare linee d’acqua innovative...

La carena Dual Mode introdotta con la gamma Magellano di Azimut Yachts

PM - Parla delle carene tipo la Dual Mode introdotta con il Magellano?

AA - Parlo delle carene ad alta efficienza sulle quali il cantiere ha investito molto affinché divenissero un elemento distintivo, studiate per ridurre i consumi, le emissioni di CO2, garantendo il piacere della navigazione, le performance, la sicurezza. Parlo della Dual Mode, della D2P con bulbo wave piercer che abbiamo introdotto sui modelli più grandi. La qualità della vetroresina, la precisione degli stampi, il controllo del lay-up, incidono sull’efficienza degli scafi, sulle loro qualità marine, sul comportamento delle barche quando vengono utilizzate in crociera. Vogliamo avere un controllo totale su tutto ciò, per offrire all’armatore degli scafi con una “marinità” superiore.

PM - È però innegabile, lo dice la media delle ore motore annue che fanno registrare molte barche, che chi acquista uno yacht tenda a navigare sempre meno, spesso lo stretto necessario per allontanarsi dal marina e andare a fare il bagno nella rada più vicina…

AA - Anche se una parte della clientela utilizza l’imbarcazione per uscite brevi, giornaliere o nel weekend, l’idea di poter affrontare mare impegnativo con la propria barca, di ottenere performance superiori dal proprio Azimut, permettendo all’armatore di arrivare ovunque, divertendosi e in piena sicurezza, resta un attributo strutturale del brand. È un po’ come accade in Ferrari. Molti dei clienti non sfruttano mai il limite della vettura che possiedono, però nella loro scelta di acquisto comprano la possibilità di farlo. Dentro c’è il senso del prodotto.

Azimut Yachts Magellano 60

La seconda parte dell’intervista sarà pubblicata domani su PressMare e approfondirà i temi della strategia di mercato, del design to cost, della flessibilità produttiva del plant di Avigliana, dell’ibridizzazione del Seadeck 9 e della digitalizzazione dell’ecosistema industriale. Da non perdere!

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