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Al timone del Mylius 60CK, la prova in mare seconda parte

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Sensazioni da racer puro a bordo del Mylius 60CK  ph.Carlo Borlenghi©
Sensazioni da racer puro a bordo del Mylius 60CK. ph.Carlo Borlenghi©

Interni bianconero a contrasto dal sapore quasi spaziale, tanto confortevoli quanto stilisticamente puliti. Al timone le sensazioni sono da racer puro con prestazioni paragonabili a quelle di un TP52.

di Giuliano Luzzatto

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Entra nel vivo la nostra prova del Mylius 60CK, delle cui caratteristiche abbiamo dato ampia descrizione, qui la prima parte della prova in mare, avvenuta a Punta Ala in occasione delle prima uscita in assoluto della barca.

Gli interni
Da sempre gli yacht Mylius si contraddistinguono per la personalità degli interni, improntati a un design moderno e pulito. In questo 60CK il cantiere ha raggiunto un livello di eccellenza, con grande equilibrio estetico tra il bianco dominante a contrasto con il nero del carbonio a vista. Dalla scaletta in carbonio, un manufatto bellissimo, si accede a una dinette ampia e luminosa, nella quale spicca per il suo design il tavolo, anch’esso in carbonio, contornato lungo la murata sinistra e la paratia, da un divano a L, simmetrico a quello a tre posti sulla murata interna di dritta.

Sottocoperta spicca il design del tavolo in carbonio  ph.C.Borlenghi©
Sottocoperta spicca il design del tavolo in carbonio. In primo piano la wet box diventa anche una seduta elegante. ph.C.Borlenghi©


L’attento studio dei livelli e delle disposizioni interne ha permesso di contenere gli ingombri del sistema di canting-keel interamente sotto al pagliolo, così come anche la scassa del canard foil è posizionata in modo da non interferire con gli spazi vivibili. Di particolare interesse è la soluzione trovata per la “wet box” della canting-keel, necessariamente ispezionabile e comunque un ingombro inevitabile a centro barca: è stata coperta con un sedile imbottito a scorrimento, diventando così una ulteriore seduta al tavolo.
Il layout propone a prua un’ampia cabina armatoriale con bagno, due cabine ospiti con bagno a poppa, la cabina marinaio all’estrema prua. A proposito di bagni, sono degni di nota sia in termini di maggior leggerezza che di estetica i sanitari in carbonio a vista, uno dei tanti dettagli che abbiamo apprezzato.

La zona carteggio con la seduta in carbonio, leggera ed ergonomica ph. Carlo Borlenghi©
La zona carteggio con la seduta in carbonio, leggera ed ergonomica. ph. Carlo Borlenghi©

La cucina e il tavolo carteggio sono rispettivamente sulla sinistra e sulla destra della scala di accesso, a poppavia della dinette. Il tavolo da carteggio, dotato della classica anta sollevabile a compasso sotto la quale riporre documenti, matite e piccoli strumenti prevede su di essa un alloggiamento specifico per il tablet del navigatore, che può quindi operare agevolmente sia sotto coperta che in pozzetto.

La seduta del carteggio, anch’essa in carbonio, è confortevole e avvolgente, sostenuta da uno stelo che richiama la forma dei supporti del tavolo. La sala macchine risulta facilmente accessibile lateralmente, dalla zona carteggio. A poppa trovano spazio due cabine gemelle con bagno, organizzate con due letti singoli trasformabili in matrimoniali più un’eventuale terza cuccetta a murata, ideale per un figlio piccolo. Sono previsti in ogni cabina armadi sospesi in tessuto per gli effetti personali e spazi per lo stivaggio degli indumenti e delle attrezzature da navigazione.

La cabina armatoriale in versione crociera, la paratia di separazione dalla calavele è stagna.
La cabina armatoriale in versione crociera, la paratia di separazione dalla calavele è stagna. ph.C. Borlenghi©

In versione regata la cabina armatoriale è vuota e collegata con la calavele
In versione regata la cabina armatoriale è vuota e collegata con la calavele. ph. Carlo Borlenghi©
 

Tra i tanti dettagli interni che ci hanno colpito citiamo il portello a tenuta stagna della paratia di prua, tra la calavele/cabina equipaggio e l’armatoriale; le splendide rifiniture della cabina armatoriale, tra cui le mensole rivestite in pelle Ultraleather utilizzata per la selleria di auto quali Porsche e Lamborghini, facilmente asportabili per la configurazione racing; il boccaporto di prua con i bordi stondati per favorire l’ammainata del gennaker sottocoperta e la possibilità di attrezzare la barca, grazie a un attento studio delle geometrie dei rinvii, con un retriver rapido la cui ruota di avvolgimento trova posto a poppa, nel garage del tender, asservita alle cime attraverso un oblò ricavato sul fondo della cabina di sinistra.

Il layout degli interni del Mylius 60CK
Il layout degli interni del Mylius 60CK

La prova in mare
Finalmente si mollano gli ormeggi, usciamo accompagnati da una parte dell’equipaggio che porterà la barca in regata – al completo saranno 14 elementi - tra cui spicca il veterano dell’America’s Cup Alberto Fantini, che tutti ricordano a prua del Moro di Venezia. Il vento nel golfo di Follonica è sui 9-10 nodi, toccherà punte di 11.5 senza onda, condizioni ideali per una prima uscita senza correre rischi ma sufficienti perché la barca possa esprimere il suo potenziale.

Rispetto al 60 a chiglia fissa, i volumi di carena sono stati totalmente ripensati in funzione delle maggiori velocità e i minori angoli di sbandamento previsti in progetto: la nuova carena è dunque caratterizzata da volumi di prua più pieni, sezioni centrali più svasate per incrementare la stabilità di forma, uscite di poppa estremamente piatte, riduzione dell’immersione del corpo canoa e da un rocker meno accentuato. Con la costruzione interamente in carbonio e la riduzione del peso in zavorra a soli 5180 chili, resa possibile dalla chiglia basculante di 40° per lato con un pescaggio di 3.5 metri, i valori del dislocamento sono stati contenuti sotto le 15 tonnellate in configurazione regata. Le forme di carena sono state disegnate in modo che al lasco, in condizioni di planata, il Mylius 60CK tenga la prua alta, come uno skiff, aiutato in questo anche dalla portanza prodotta dall’inclinazione di 1,5° - il tilt – della lama di deriva una volta basculata sopravvento. Sul piano della sicurezza, si è comunque pensato molto agli effetti di un’ingavonata ad alta velocità: per evacuare l’acqua sono previste tre pompe di sentina elettriche, da 360 litri al minuto a prua, da 180 l/min in dinette e da 120 l/min a poppa cui si aggiunge la pompa manuale. La barca è inoltre dotata di una crash box sulla ruota di prua: in caso di urto con un oggetto semigalleggiante è previsto anche di perdere questa parte sacrificale in sandwich di schiuma senza alcun problema per la struttura e la galleggiabilità dell’imbarcazione.

Il Mylius 60CK di bolina.  ph.Carlo Borlenghi©
Il Mylius 60CK di bolina. I suoi volumi di carena sono studiati in funzione del raddrizzamento prodotto dalla canting keel. ph.Carlo Borlenghi©

Si issa la randa, si arma il fiocco 3 e la barca prende subito vita. Fatte le regolazioni necessarie e verificato che fosse tutto a posto, il comandante mi passa il timone in bolina. La barca è intuitiva, facile da portare, divertente, con reazioni sincere, immediate senza essere mai scorbutiche, la si sente perfettamente sotto controllo e la sensazione al timone è di estrema piacevolezza di conduzione. Abbiamo facilmente raggiunto una velocità di 8.5 nodi stringendo il vento apparente a 30° e non appena si poggia, anche di poco, la barca reagisce facendo prontamente salire il log. Il canard a prua, indispensabile per contrastare lo scarroccio quando la chiglia è basculata, era in posizione neutra, ma prevedibilmente orientandolo al vento le prestazioni di bolina possono ulteriormente migliorare. Con la canting keel azionata la barca mantiene uno sbandamento di 16° che le permette di prendere tutta la sua lunghezza al galleggiamento. Arriva il momento di virare, come si comporterà una barca con la canting-keel? In passato ho avuto l’opportunità di fare qualche bordo sui Volvo Open 70 e 65, so bene che occorre una perfetta sincronia tra timoniere e chi aziona il meccanismo della chiglia. Avendo la fortuna di avere accanto un randista con tanta esperienza sui Cookson 50, Leonardo Chiarugi, la virata avviene “da sola” con una morbidezza sorprendente. Il Mylius 60CK manovra come un 40 piedi.

Al timone del Mylius 60CK nel corso della nostra prova a Punta Ala ph. C.Borlenghi©
Al timone del Mylius 60CK nel corso della nostra prova a Punta Ala. ph. C.Borlenghi©

Passiamo al lasco, purtroppo con l’aria in calo a 6 -7 nodi sufficienti comunque a darci un’idea della potenza che può esprimere questa barca. Scendendo con un angolo al vento reale di 140°, il Mylius 60CK ha sostanzialmente fatto la stessa velocità del vento. A 7 nodi di log la barca è stabile ma sempre reattiva, consente di poggiare immediatamente non appena arriva un po’ più di pressione, così come risponde subito nei cali di vento quando si orza. Pur essendoci poca pressione sulle vele, la sensazione alla ruota era quella di sentire bene il timone, forse quasi troppo considerata l’aria leggera, lasciando il dubbio che all’aumentare della velocità la conduzione possa risultare un po’ faticosa. In ogni caso questo “sentire bene il timone” aiuta a strambare con estrema fluidità e senza perdere velocità anche in condizioni di poca aria; vien da sé che ai meriti della barca vanno ad aggiungersi quelli della movimentazione in sincrono della chiglia basculante e di un equipaggio che esegue le manovre alla perfezione.

La chiglia basculante prevede una “quick release” che la lascia immediatamente cadere a piombo per gravità, si tratta di una opzione necessaria in caso di avaria del sistema idraulico ma utile anche per velocizzare alcune manovre in regata. Naturalmente, anche il resto dell’idraulica di bordo ha un back up manuale. Tornando all’andatura al lasco, abbiamo anche apprezzato la pulizia della scia a poppa, senza vortici e resistenze indotte, ma ci è rimasta la voglia di adrenalina per una lunga planata con 20 nodi d’aria, quella situazione di “champagne sailing” per la quale il Mylius 60CK è nato.
@gluzzatto

Il Mylius 60CK esprime tutta la sua potenza al lasco stretto  ph.Carlo Borlenghi©
Il Mylius 60CK esprime tutta la sua potenza al lasco stretto. ph.Carlo Borlenghi©

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