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Attrezzatura Windsurf, come orientarsi nella scelta della vela

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Vela Goya Nexus Pro
Vela Goya Nexus Pro

E’ iniziato da qualche settimana il nuovo anno, siamo in pieno inverno e tutti i produttori di tavole e vele hanno ormai pubblicato i nuovi cataloghi 2020, ricchi di novità in campo di materiali, grafiche e design. 
Ma come orientarsi in questa giungla, per chi vuole finalmente acquistare la sua prima attrezzatura Windsurf?
Cercheremo di indicare quali differenti tipologie di vele esistono sul mercato e le logiche costruttive che le caratterizzano, allo scopo di dare al neofita alcuni elementi utili per decidere quale sia il miglior compromesso; certo perché di questo che si parla. 
Non esiste infatti una regola assoluta quando si sceglie una vela, bensì la necessità di trovare un equilibrio tra le proprie capacità, lo spot dove in genere si pratica e il range di vento e mare che si vuole navigare, considerando che non è indispensabile disporre di un gioco di vele completo per ogni condizione. 

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Oggi si trovano sul mercato dei prodotti eccezionali, difficilmente sfruttabili al meglio dal windsurfer medio, a maggior ragione da un neofita che si approccia all’acquisto di un nuovo prodotto.  L’acquirente dovrà valutare principalmente tre elementi, per orientare meglio la scelta: la resistenza, la manovrabilità e lo scopo per cui verrà utilizzata la vela.
Prima di vedere da vicino come il costruttore decide di sviluppare il proprio prodotto, andiamo a capire come la vela interagisce con l’azione del vento, questo ci tornerà utile per comprendere le scelte costruttive.
Il vento può essere considerato come un insieme di particelle d’aria che si muovono nella stessa direzione, le particelle che seguono lo stesso percorso compongono la cosiddetta vena fluida, rappresentabile graficamente mediante una serie di linee (filetti fluidi), parallele fra loro.
I filetti fluidi lontani dalla vela si muovono in linea retta, quelli che incontrano la vela nel loro percorso sono “costretti” a passare da uno dei due lati, l’intradosso e l’estradosso.
Si ha quindi una spinta sopravvento, (il lato da cui proviene il vento), ma anche una depressione, una “mancanza d’aria”, sottovento, (il lato opposto).
Questa è principalmente la ragione per cui molti sono soliti dire che si veleggia con la balumina, il bordo di uscita del vento dalla vela, perché grazie alla capacità di regolarla adeguatamente, si determina il distacco non traumatico dei filetti e il miglior scivolamento possibile del flusso di aria sulla vela, che dal lato sottovento genererà una depressione in grado di “aspirare” la vela e generare portanza.

Schema di distacco del flusso di aria, VA (vento apparente), α (angolo di attacco del vento)
Schema di distacco del flusso di aria, VA (vento apparente), α (angolo di attacco del vento)

Veniamo ora alla nostra vela, di fatto è una lastra curva, in quanto è cucita in modo tale da assumere una convessità detta grasso, più o meno pronunciata quando viene gonfiata dal vento.
La sua forma, unita alla viscosità dell’aria impone alle particelle di aria che lambiscono il lato di sopravvento, una velocità minore di quelle che scorrono sul lato di sottovento, i filetti sottovento saranno quindi più veloci di quelli sopravvento.
Per una legge fisica (teorema di Bernoulli) l’aumento della velocità dell’aria produce una diminuzione di pressione, che genera la portanza della vela.
Questo effetto ha un suo limite nello stallo, infatti se la convessità della vela o l’angolazione rispetto alla direzione del vento (angolo di incidenza) sono eccessive rispetto alla velocità del vento, i filetti fluidi non riescono a seguire il profilo della vela e si distaccano da essa. 
Allargando maggiormente l’angolo di attacco del profilo, rispetto alla direzione di flusso, a un certo punto il flusso sulla superficie sottovento si stacca dalla vela e si genera lo stallo: la vela continua a ricevere aria sul lato sopravento, ma perde circa due terzi della sua efficienza, mettendo in difficoltà il surfista. Ovviamente la stessa cosa avviene nelle vele quando sono troppo cazzate rispetto al vento apparente o quando siamo con la prua al vento.

Vela Severne Blade
Vela Severne Blade

Tornando quindi alla nostra vela da Windsurf potremo ora capire quanto sia importante la sua forma e come viene regolata per determinare il suo “grasso” e dove esso si posiziona sulla vela.
Oltre a questo però, sarà importante anche il numero di stecche, che ne determinano la rigidità, il modo in cui andremo ad utilizzare il caricabasso o cazzeremo la scotta nell’angolo di bugna, senza dimenticare la forma della balumina, che dovrà garantire un’uscita dei filetti fluidi tale da minimizzare il distacco traumatico da essa, che genererebbe delle turbolenze sulla vela, facendone perdere efficacia e controllo.
Per capire quindi le diverse logiche costruttive ci può venire in soccorso il ritorno sulle nostre spiagge delle coloratissime e divertenti, ma quanto mai basiche, vele del tipo Windsurfer, che a un occhio non esperto potrebbero sembrare antiquate, ma che invece svolgono ottimamente il loro scopo, tanto da volersi candidare alle prossime olimpiadi di Parigi 2024, con una loro specifica classe.

Vela Windsurfer
Vela Windsurfer

La forma di queste vele è talmente diversa da quelle cui siamo abituati a vedere oggi sulle spiagge, da non capire perché i costruttori investano così tante risorse e tecnologia nel disegnare una vela complessa, se poi invece questo apparentemente “semplice triangolo” è in grado di generare così tanto divertimento.
La risposta sta nello scopo per cui la vela è stata disegnata: in questo specifico caso, la vela è armata su una tavola con deriva basculante, quindi la vela deve generare molto spinta e non è necessario che sia molto manovrabile dato che in questa disciplina non si eseguono manovre acrobatiche. Altro elemento che salta all’occhio è l’angolo di penna molto appuntito, lo scopo è di ridurre la tendenza al ribaltamento che per velature importanti, come questa, può essere fastidioso. 
Queste ragioni dimostrano perché il nostro amico neofita, al quale ci rivolgevamo all’ inizio dell’articolo, debba innanzitutto farsi la domanda: cosa ho bisogno che la vela mi aiuti a fare e quale scopo deve raggiungere? 

I costruttori hanno risposto a questa domanda creando vele: Freestyle, Freeride, Wave, Slalom, Beginner e vele per tavole Foil; andando a unire diversi  materiali in monofilm o carbonio, differenziando il numero delle stecche, disegnando diversi angoli di penna e linee irregolari della balumina e infine andando a distinguere i diversi ferzi, con diversi materiali a seconda dell’area della vela a cui sono dedicati, e andando ad aggiungere diversi attacchi dell’angolo di bugna al fine di differenziare la portanza della vela.
Tutto questo sarà oggetto del prossimo articolo dove si evidenzieranno le differenze delle singole categoria di vela, cercando di aiutare a capire, chi si approccia per la prima volta all’acquisto di una vela da Windsurf, cosa è giusto considerare prima di acquistare l’oggetto tanto desiderato.

Qui trovi la seconda parte dell'articolo

Marco Cristofari

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