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Tacoli: vorrei Nautica Italiana e UCINA unite nel confronto col Governo

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Lamberto Tacoli Presidente NAUTICA ITALIANA
Lamberto Tacoli Presidente NAUTICA ITALIANA

Inizia oggi, 1 settembre 2018, l’anno nautico 2019 ma soprattutto a giorni partirà la stagione dei saloni nautici europei. Cannes, Genova e Monaco ci faranno non solo vedere tutte le novità di prodotto che la cantieristica proporrà al mercato, ma ci offriranno subito il polso di ciò che il 2019 potrà dare in termini di business all’intero comparto produttivo.

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Alla vigilia di un momento così cruciale per la yachting industry, Roberto Franzoni ha incontrato a Viareggio Lamberto Tacoli, presidente di Nautica Italiana, associazione nautica sotto la cui egida sono riuniti alcuni dei più prestigiosi marchi del Made in Italy. Diversi i temi toccati nella chiacchierata che riportiamo di seguito.

 

Conversazione con Lamberto Tacoli, presidente di Nautica Italiana

Roberto Franzoni - Presidente Tacoli, lei ha recentemente scritto una lettera a Giuseppe Conte, presidente del Consiglio (pubblicata da PressMare il 30 luglio u.s.) Che cosa voleva dirgli?

Lamberto Tacoli - Io credo che di nautica non si dovrebbe parlare solo in certi momenti, quando conviene, ma quando serve. In questo momento il tema dei dazi va affrontato, certo non solo per la nautica, ma anche per la nautica. Sarò a Roma il 3 settembre per affrontare questi temi. Per noi produttori di imbarcazioni, ma anche per gli accessoristi, gli Usa sono il primo mercato al mondo. Dovevamo affrontare il tema. Mi auguro che almeno un decimo di questa lettera sia arrivata sul tavolo di un uomo che non avrà certo una vita facile, ma che sappia che esiste questo settore, un punto di attenzione.

RF - Che risposte si aspetta da questa compagine politica che esprime attenzioni e orientamenti diversi dal mondo a cui si riferisce la nautica?

LT - Mi sono dato una missione: conoscerli. Mi dicono che Salvini appare in un modo, ma di persona è molto diverso. È un comunicatore che arriva alla pancia della gente, ma in altri contesti è differente. I nostri ministeri di riferimento sono Finanze, Infrastrutture e Trasporti, e Sviluppo Economico. Cercheremo di avvicinare i ministri e spiegarci. Anche perché facilmente non li troveremo così preparati e a conoscenza del nostro mondo. È nostro dovere renderli edotti di un settore che è un’eccellenza italiana trasversale.

RF - Il settore nautico ha ripreso abbastanza bene?

LT - Discretamente. Ha perso quelle irrazionalità che avevano caratterizzato i primi anni 2000.

RF - Che programma ha stilato per il suo secondo mandato?

LT - Di portare avanti le azioni verso il governo insieme a UCINA. La nautica dovrebbe avere una voce unica. Sarebbe sbagliato arrivare a questi tavoli in modo, disordinato e disorganizzato, poiché gli interessi sono comuni. Ci possono essere due associazioni, si può anche andare separati, ma con le stesse linee guida, con le stesse proposte, con unità d’intenti.

RF - C’è un dialogo aperto con gli organi direttivi di UCINA?

LT - La mia rielezione è avvenuta a luglio e non c’è stato ancora il tempo di confrontarci. So che le strutture si parlano, all’interno delle due compagini ci sono persone che sono convinte che insieme è meglio. Toglierei tutti personalismi da queste tematiche, mettendo al centro il settore.

RF - Ci sono obiettivi a breve?

LT - Il contratto di lavoro ad esempio, di cui si parla da tantissimo tempo. Il codice, che è stato approvato, me che richiede ancora delle messe a punto.

RF - C’è anche il tema del registro telematico, che ancora non è attivo…

LT - Ero giovane quando in UCINA se ne incominciò a parlare. È un tema che dobbiamo risolvere al più presto insieme. Non sono tematiche d’interesse di una parte. Sono interesse di tutti. Dobbiamo fare un’agenda di tre o quattro punti condivisi.

RF - Pensa che le associazioni possano riunirsi?

LT Penso che sia un percorso fondamentale. È una prospettiva in cui credo. Ne ho parlato al nostro interno e pubblicamente. Certo non ci si unisce senza parlarsi. Il cammino va fatto a tappe, ma credo che riusciremo a riparlare di quel segmento confindustriale che è la Confindustria del Mare, che riunisca tutti i settori e le relative associazioni che operano ai vari livelli sul mare. Io sono per le specializzazioni e per i settori, che affrontino ciascuno il loro specifico. Come potrei io parlare di accessori meglio di un accessorista?

RF - Siete rimasti soddisfatti della seconda edizione del Versilia Yachting Rendez-Vous?

LT - La prima edizione era in realtà la zero. Questo seconda la numero uno. Sempre il 3 settembre sarò a cena con Fabrizio Curci, amministratore delegato di Fiera Milano. Loro ci credono ed è positivo che una struttura come Fiera Milano investa nel nostro settore. Non se ne parla, non lo si scrive, ma è un fatto importante. Per una limitazione infrastrutturale il VYR non potrà mai diventare un grande salone. Dovrà agire sulla qualità, piuttosto che sulla quantità, in un periodo dell’anno dove non c’è niente, se non Palma di Maiorca, a cui non deve essere vicino di data.

RF - Lei è favorevole alla presenza di più saloni?

LT - Alla compresenza. Non uno al posto di un altro. Io sono cresciuto all’interno del Salone di Genova. Con la crisi ha subito la sinusoide del mercato e le relative difficoltà, e oggi è in netta ripresa. Non capisco perché in Francia ci possano esser quattro saloni e in Italia no. Proprio noi che siamo i secondi produttori di nautica del mondo. Mi hanno detto che lo scorso anno il Nauticsud è andato abbastanza bene. In un paese lungo e bagnato da tre mari come il nostro ci stanno tutti e occorre soprattutto metterli a sistema.

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