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Regioni al Governo: al più presto il punto sulla Bolkestein

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La spiaggia di Pescara, fonte Wikipedia
La spiaggia di Pescara, fonte Wikipedia

Regioni al Governo: al più presto il punto sulla Bolkestein

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La Conferenza delle Regioni nell’incontro con lo Stato del 26 ottobre scorso ha chiesto al Governo, con un Ordine del giorno, di essere informata sull’evoluzione degli incontri intercorsi finora con la Commissione Europea in merito alla definitiva applicazione della Direttiva dei Servizi (approvata il 12/12/2006, detta anche Bolkestein). Norma già in vigore in Europa ma spostata per l’Italia, com’è noto, con varie vicissitudini, al 2020, con conseguenti notevoli incertezze operative per gli imprenditori di settore, ma specialmente per quelli che svolgono servizi sul demanio, attività che comprendono anche la balneazione, la portualità turistica, circoli e club. Con l’occasione, si chiede inoltre l’avvio di un confronto in merito al più presto.

Non è questo certo un bel segnale per tutti coloro che sono interessati a questa nuova normativa senza appello, per costi, durata e alternanza. Il Governo, stretto nell’angolo, vorrebbe decidere in favore dei soliti concessionari, che hanno alle spalle un forte appoggio di lobby, perché dal punto di vista economico condiziona ogni tipo di investimento nel balneare, nella portualità turistica, ma anche la sopravvivenza di migliaia di associazioni, club e servizi nautici e marittimi di ogni genere che hanno la necessità di operare in quell’ambiente.

Non crediamo che l’attuale Governo, pur volendolo, possa fare marcia indietro. Ha chiesto all’Europa di ritardare l’applicazione della normativa e sono state emanate nel tempo leggi nazionali e comunitarie in proposito. Inoltre, ha in ballo problemi economici e politici più gravi e vitali, specialmente dal punto di vista elettorale. L’intervento andava svolto, a suo tempo, sulla Commissione Europea, prima che approvasse la Direttiva. Alle nuove normative andavano posti dei paletti considerato che i governi erano autorizzati a farlo. Ma nessuno l’ha fatto. Su questo problema, ancora una volta abbiamo la prova di quanto sia lontana la politica, dalla realtà della vita italiana. A maggio del 2006 entrò in carica il Governo Prodi, prima c’era stato il II Governo Berlusconi. Quindi, sinistra e destra complici nel pensare ad altro, non hanno valutato appieno le conseguenze di servizi liberi passare di mano come le merci. Prima del 2006 qualcuno avrà gioito che ai concessionari balneari, fortemente appoggiati da destra, fossero tolti privilegi antichi. Ora che il 2020 è vicino, però è proprio la sinistra a subirne il danno politico, perché la realtà della balneazione italiana è diversa da quella europea e di altri importanti paesi mediterranei, e in questo momento va augurata ogni fortuna agli imprenditori.

L.P.

 

A seguire il documento integrale.

 

La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome

Considerato

- che in data 12 dicembre 2006 è stata adottata la Direttiva 2006/123/CE (c.d. Direttiva Servizi);

- che l’art. 1, comma 18, del D.L. n. 194 del 2009, convertito in Legge n. 25 del 2010, prevedeun’intesa “forte” per determinare i criteri e le modalità di affidamento delle concessioni demaniali, nel più ampio procedimento di revisione del quadro normativo di riferimento;

- che l’art. 11 della Legge n. 217 del 2012 (c.d. Legge Comunitaria 2010) delegava il Governoad adottare in materia di concessioni demaniali marittime un decreto legislativo di revisione e riordino della materia, previa intesa “debole” da sancire in Conferenza Unificata, ma il termine di delega è scaduto;

- che il citato art. 1, comma 18, della Legge 26 febbraio 2010 n. 25, ha abrogato il diritto diinsistenza di cui all’art. 37, comma 2, secondo periodo, cod. nav., causa di una procedura di infrazione comunitaria n. 2008/4908 a carico dell’Italia, ed al tempo stesso ha previsto il termine di proroga al 31 dicembre 2015 (termine disatteso) concordato con la Commissione Europea per consentire allo Stato italiano di procedere alla riforma normativa di settore;

- che il termine di cui sopra è stato protratto al 31 dicembre 2020, in forza del combinatodisposto dell’art. 34 duodecies della Legge n. 221 del 2012 (Decreto Crescita) e dell’art. 1, comma 547, della Legge n. 228 del 2012 (Legge Stabilità 2013), ma la novella normativa non è mai stata notificata alla Commissione Europea;

- che a seguito di due ricorsi depositati presso i TAR Lombardia e Sardegna, è stata investitadella questione la Corte di Giustizia europea che il 14 luglio c.a. con propria sentenza ha affermato la necessità delle procedure di selezione tra i potenziali candidati anche per l’assegnazione delle conces-sioni demaniali;

- che l’art. 24, comma 3 septies, della Legge 7 agosto 2016, n. 160, di conversione del D.L. 24giugno 2016, n. 113, ha disposto che “nelle more della revisione e del riordino della materia in confor-mità ai principi di derivazione europea, per garantire certezza alle situazioni giuridiche in atto e assi-curare l'interesse pubblico all'ordinata gestione del demanio senza soluzione di continuità, conservano validità i rapporti già instaurati e pendenti in base all'articolo 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25”.

Atteso

- che le Commissioni regionali del Turismo e Industria Alberghiera e del Demanio hanno dasempre prestato la massima attenzione alle questioni afferenti il demanio, assumendo un atteggiamento propositivo nei confronti del Governo attraverso l’adozione - da ultimo - del documento approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome nella seduta del 25 marzo 2015 (Prot. 15/22/CR09/C5);

- che negli scorsi mesi durante alcune riunioni il Ministro degli Affari Regionali, On. Costa, ha presentato alle Regioni e alle Associazioni di Categoria le linee guida afferenti la revisione e il riordino della normativa relativa alle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo.

Rilevato

- che a tutt’oggi si è in attesa della formalizzazione delle predette linee guida in una vera e propria delega al Governo affinché lo stesso Governo - di intesa con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome - adotti uno o più Decreti di riordino della materia.

Chiede al Governo

che ragguagli il Sistema delle Regioni sull’evoluzione degli incontri con la Commissione Europea in merito all’applicazione della Direttiva Bolkestein e che avvii in tempi rapidi un confronto con le Regioni e gli altri livelli istituzionali sui contenuti dei provvedimenti normativi da adottarsi con le intese richieste affinché si dia certezza ad un comparto produttivo fondamentale per l’economia del Paese, che versa ormai da troppo tempo in uno stato di incertezza.

 

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