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Officina Italiana Design: arte in testa e design nelle mani #2

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Il team di Officina Italiana Design
Il team di Officina Italiana Design

Riprendiamo l'intervista a Mauro Micheli e Sergio Beretta, di Officina Italiana Design, dopo la prima parte pubblicata ieri. Uno studio che deve la sua fama allo yacht design, un ambito nel quale l'equilibrio fra arte, intesa come creatività, come contributo personale al concetto di bello, e design, cioè utilità, funzione, è molto complesso perché deve far fronte alle innumerevoli necessità che implicano l'andar per mare, il vivere a bordo, imprescindibili per una barca. Il loro compito è apparentemente ancora più complesso in quanto dal loro lavoro, ormai da oltre 20 anni, scaturiscono le barche che appartengono a marchi di rango assoluto del made in Italy nautico e internazionale, Riva in primis. Eppure sembrano non subirne il peso, riuscendo a creare forme che hanno la capacità di legare la storia del brand con la loro interpretazione ed evoluzione del concetto di bello, che non è però mai fine a sé stesso per i citati riferimenti di funzionalità, ergonomia, affordance... ma anche alla vendibilità che il mercato impone.

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Pressmare - Com’è il vostro rapporto col Gruppo Ferretti, oggi detentore del marchio Riva?

Mauro Micheli - Ci sono stati anni duri, altri molto stimolanti. Norberto Ferretti, dopo l’acquisizione di Riva, ha lasciato molto fare al designer, capiva il design; ha rilevato il marchio in un momento difficile, era il 2000, e l’ha fatto ripartire. L’Aquariva, barca di estremo successo e che doveva sostituire lo storico Aquarama, è stata disegnata proprio anche grazie al suo stimolo: Ferretti fu il primo a capire che aveva un design destinato a diventare un’icona. Oggettivamente, adesso, con l’Avvocato Alberto Galassi, AD del Gruppo dal maggio 2014, Riva ha ripreso un ulteriore, straordinario impulso: è una persona molto intelligente, lucida e sensibile, con un grande senso estetico. È un grande appassionato Riva e giustamente sta spingendo molto il marchio perché sa benissimo che brand di questa forza, di tale importanza non ce ne sono molti al mondo.

Sergio Beretta -  Galassi stesso è un cliente storico di questo brand e anche nel momento in cui da cliente è diventato Amministratore Delegato, ha capito subito le potenzialità incredibili di questo marchio. Non è un caso che sia nata la 500 Fiat Riva sulla quale ci è stato chiesto di intervenire.

Pressmare - Cosa vuol dire disegnare un Riva: una responsabilità, una sfida, il coronamento di un sogno?

Mauro Micheli -  Niente di tutto ciò. Disegnare Riva non è nato come un’ambizione o un challenge; e se si pensa alla responsabilità si viene schiacciati dal peso del marchio. Bisogna in qualche modo metabolizzare il marchio e la sua storia per poi dimenticarsene: la vera sfida è creare anche qualcosa al passo coi tempi, contemporaneo, sempre nel solco della tradizione Riva, che si custodisce dentro. È diventata una passione ma è cresciuta lentamente. Bene o male disegno Riva da quasi 30 anni: è il mio mondo, fa parte di me.

Pressmare - Quali sono le linee guida attraverso le quali sviluppate un nuovo progetto?

Mauro Micheli - Quelle dettate dal marketing, quando una barca ha degli input che derivano da questo dipartimento. Quelle dell’istinto, quando non ci sono dei binari da seguire. Ma anche se è il marketing che ci detta paletti, cerchiamo sempre di pulire la forma. Per noi una barca non deve essere mai volgare, deve avere linee morbide, essenziali ma non necessariamente minimaliste; deve essere understatement e avere un certo appeal. Sono barche che potremmo definire un po’ Ying e un po’ Yang. Dalle linee dolci ma anche decise e determinate.

Sergio Beretta - Spesso, anche i non addetti ai lavori, ci dicono che il valore del nostro lavoro non si riesce a capire dov’è immediatamente, ma in qualche modo subito si percepisce una sensazione particolare di qualità e stile, che colpisce e che rende la barca diversa dalle altre...

Pressmare - Quali sono i ruoli di ciascuno nel creare una nuova barca?

Sergio Beretta - Ciascuno di noi ha il proprio ruolo: io seguo più la fase manageriale, i contatti e l’amministrazione, l’organizzazione dello studio ed il rapporto con lo staff. Mauro è la mente creativa e coordina il team di nove designer che lavora con noi. Ma Mauro mi chiede sempre un piccolo feedback soprattutto sulle imbarcazioni più piccole, dove anch’io ho una mia esperienza. Io sono molto pignolo e in questo senso faccio sempre una lista di cosa da mettere o da omettere sulle barche. Mauro ne tiene spesso conto. Sul Rivamare c’è persino la raccolta differenziata dei rifiuti, un particolare suggerito da me.

Mauro Micheli - Ovviamente è completamente rivestito di mogano lucido: una pazzia, ma è un particolare fa la differenza!

Pressmare - Anche a livello professionale, sono poche le coppie che riescono a stare insieme per 22 anni: qual è il segreto?

Mauro Micheli - Non ci sono segreti. Ciascuno di noi ha la sua competenza specifica, ambiti operativi diversi. Abbiamo imparato a rispettarci e a mantenere ciascuno autonomia di decisione nei nostri diversi compiti. Io sono più creativo, mentre Sergio è più pragmatico.

Pressmare - Il tempo è una delle sfide più interessanti e difficili per un designer: come si fa a disegnare una linea senza tempo come quella dei Riva?

Mauro Micheli - Il design di una barca è vincente quando è attuale, quando non passa di moda. Solo così sarà sempre vendibile. Se consideriamo 16 anni di produzione Aquariva Super e 14 di Rivarama Super, Domino Super 8, che sono tutte barche ancora in produzione, emerge come il segreto stia nella semplicità. La nostra qualità è fare linee semplici e la semplicità ripaga sempre, senza per questo cadere nel minimalismo.

Sergio Beretta - Ci siamo formati su una bella base di classicità come quella dei Riva, che ha fatto sempre barche che superano la linea del tempo e ciò, probabilmente, ci ha aiutati ad avere un certo tipo di risultati. La storia della nautica, invece, è piena di esempi di modelli di successo che si sono bruciati molto velocemente.

Pressmare - E invece cosa significa per voi innovare? Per innovare serve ricorrere per forza alla tecnologia?

Mauro Micheli - L’aspetto tecnologico è importante: è la conseguenza della ricerca. Ma spesso innovare è anche un’evoluzione delle linee a livello estetico che può anche non coinvolgere l’aspetto tecnologico. Un altro fattore importante per l’innovazione è considerare nuovi materiali; determinante è lavorare anche con un cantiere incline alla ricerca e pronto a investire in questo campo. Design e sperimentazione vanno di pari passo.

 

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